Entro il 2026 primi test al reattore per la fusione disegnato da un italiano

Entro fine 2026 al via i primi test per l’ impianto di fusione in scala che simula il Sole , lo Stellarator in fase di sviluppo a Grenoble da Renassaince, la startup co-fondata dal fisico italiano Francesco Volpe e che ha sede anche in Italia, a Pisa. I test del piccolo prototipo s erviranno a verificare la funzionalità dell’innovativa architettura dei superconduttori che dovranno guidare e mantenere la fusione del plasma.

“Stiamo procedendo per passi, e in questi mesi avremo delle tappe molto importanti – ha detto all’ANSA Sam Guilaumé, Ceo di Renaissance Fusion – che ci porteranno verso l’obiettivo che ci siamo prefissi, ossia arrivare nel 2035 a realizzare il nostro primo impianto di fusione in grado di produrre energia a livello commerciale ”. Un progetto ambizioso nato dalle idee dell’italiano Volpe che puntano a superare alcuni dei maggiori ostacoli incontrati finora per realizzare impianti capaci di generare energia replicando le reazioni che avvengono nelle stelle, la fusione dei nuclei atomici. Ostacoli tecnologici dovuti principalmente ai costi e la scarsa disponibilità dei materiali superconduttori – ossia magneti capaci di mantenere sospeso nei reattori il plasma nel quale si generano temperature enormi – e i materiali per proteggere la struttura stessa dalle radiazioni dei neutroni emessi dalla fusione.

“Per risolvere il primo problema abbiamo deciso di sviluppare un nuovo metodo di produzione dei superconduttori , su fogli larghi 1 metro e lunghi centinaia di metri”, ha precisato Diego Cammarano, direttore generale di Renaissance Fusion Italia. Un’innovativa tecnica di produzione che prenderà il via già a partire da metà 2026 e che sarà presto industrializzata . Fogli superconduttori che possono esser ‘incisi’ così che le cariche elettriche che vi scorrono potranno generare campi magnetici disegnati su misura per sospendere il plasma nel reattore.

Proprio questi strani disegni saranno al centro di importanti test previsti entro fine anno: “saremo la prima azienda a testare la funzionalità di un impianto di questo tipo”, ha aggiunto Ruben Fair, responsabile dei magneti e della criogenica. Una tipologia di reattore detta Stellarator e che Renassaince punta a innovare anche con l’ uso di metalli liquidi , in particolare alcuni sali di litio . Materiali che avranno lo scopo di raccogliere e trasportare il calore prodotto dalla fusione del plasma e allo stesso tempo schermare dall’interno le pareti del reattore assorbendo le radiazioni prodotte.

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