Regole prevedibili anche per il tumore più aggressivo del cervello
Anche i tumori del cervello più aggressivi seguono regole prevedibili e non si sviluppano in modo caotico e casuale, come si riteneva finora. La scoperta è pubblicata in due studi sulla rivista Nature, condotti da Wellcome Sanger Institute, l'European Molecular Biology Laboratory (Embl), German Cancer Research Center (Dkfz) e iCancer Research UK Cambridge. Insieme hanno ottenuto la mappa di oltre un milione di cellule del glioblastoma , il più comune e letale dei tumori maligni cerebrali. Sono cellule molto diverse tra loro e passano dinamicamente da uno stato all'altro , con una plasticità che consente di eludere i farmaci . Ma adesso la mappa fa emergere che si organizzano secondo uno schema coerente e prevedibile .
Il primo studio, guidato da Omer Bayraktar del Wellcome Sanger Institute, ha esaminato Dna, marcatori epigenetici (una sorta di interruttori molecolari dei geni che ne regolano l'espressione) e Rna dei tumori di 12 pazienti, creando il più ampio atlante molecolare del glioblastoma. Denominato Gbm-Space , è accessibile a tutti . Per interpretare i dati, i ricercatori hanno collaborato con il team di Oliver Stegle presso l'Embl di Heidelberg e il Dkfz che ha sviluppato scDORI , un metodo di apprendimento profondo (deep learning) dell'intelligenza artificiale che ha individuato le regole che orientano le cellule verso un determinato stato . "E' emerso che le cellule del glioblastoma seguono percorsi specifici, stereotipati e prevedibili nel passaggio da uno stato cellulare all'altro. Inoltre - dice Stegle - i diversi stati cellulari occupano specifiche posizioni all'interno del tumore". Il dato è stato confermato anche su organoidi , strutture cellulari coltivate in laboratorio utilizzando le cellule dei pazienti e utilizzate come modello della malattia.
Infine i ricercatori si sono concentrati sulle reti di regolazione genica , vale a dire l'insieme di regole e fattori molecolari che determinano quali geni vengano espressi, in quali cellule e in quale momento. Ciò ha permesso d'individuare dei meccanismi di salvaguardia che impediscono alle cellule di evolvere verso altre configurazioni. "Si tratta di un aspetto di particolare rilievo - conclude Moritz Mall, del Dkfz - poiché potrebbero rappresentare futuri bersagli per interventi genetici o farmacologici nell'ambito delle terapie antitumorali. Nei modelli murini , infatti, i tumori modificati hanno già portato a una maggiore sopravvivenza rispetto al gruppo di controllo".
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