Ricostruita l’enigmatica origine dei buchi neri più grandi dell’universo

I buchi neri più grandi dell’universo, ossia i buchi meri supermassicci che hanno una massa milioni di volte quella del nostro Sole , si formerebbero dalla fusione di ammassi stellari , ossia gruppi di stelle molto vicine tra loro. A dirlo è lo studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy e coordinato dall’italiano Fabio Antonini dell’Università di Cardiff, in Galles. La ricerca si basa sulle analisi dei dati sulle onde gravitazionali ottenuti dall'osservatorio americano Ligo e da quello europeo Virgo .

"L' astronomia delle onde gravitazionali ora fa molto di più che semplicemente contare le fusioni di buchi neri", ha detto Antonini. “Sta iniziando a mostrarci come i buchi neri crescono , dove crescono , e cosa possono dirci riguardo alla vita e la morte delle stelle più grandi” . Da decenni si cerca di capire i meccanismi che portano alla formazione dei buchi neri, in particolare comprendere perché esistano due tipologie ben distinte di buchi neri , la prima con masse relativamente piccole , di poche volte quella del Sole, la seconda invece nettamente più grande da centinaia a milioni di volte più grande . Nel mezzo c’è infatti una sorta di vuoto.

Mentre l ’origine dei buchi neri più piccol i sembra essere ben compresa , dovuta al collasso gravitazionale di stelle arrivate al loro ciclo finale , per i buchi neri più grandi ci sono ancora molti dubbi . I dati aggiornati ottenuti in questi anni da Virgo e Ego stanno ora aiutando a definire meglio le caratteristiche di questi giganti cosmici: la loro velocità di rotazione sarebbe elevata e con orientamenti casuali . Dati che, secondo gli autori, fanno ipotizzare che i buchi neri più grandi siano il prodotto finale della fusione di ammassi stellari, ossia gruppi di stelle molto vicine tra loro.

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