Caro Felice, ti scrivo. Mito di tutta l’infanzia e campione di una vita

LA LETTERA. Dal notaio Roberto Romoli, presidente dell’Ordine Notarile della provincia di Pisa. Gimondi, morto nel 2019, il 29 settembre avrebbe compiuto 84 anni. Pubblichiamo una lettera che abbiamo ricevuto dal notaio Roberto Romoli, presidente dell’Ordine Notarile della provincia di Pisa. «Felice Gimondi era un mito della mia infanzia», scrive. Gimondi, morto nel 2019, il 29 settembre avrebbe compiuto 84 anni.

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La lettera a Gimondi

Caro Felice, fra pochi giorni avresti compiuto ottantaquattro anni. Mi sarebbe piaciuto molto festeggiare con te questa ricorrenza, ma purtroppo ciò non è possibile; né, peraltro, ciò è mai avvenuto, perché noi non ci siamo mai conosciuti personalmente, sebbene tu mi abbia accompagnato in tre bellissime fasi della mia vita: l’infanzia, l’adolescenza, e la prima giovinezza.

Da bambino, sportivamente parlando, in casa mia il ciclismo era seguito, peraltro senza particolare trasporto, soltanto dal mio babbo. Ero un po’ incuriosito quando, nell’estate del 1965, vedevo il mio babbo sintonizzarsi sul canale della radio che tutti i giorni trasmetteva le fasi finali della tappa del «Tour de France». Eravamo in vacanza ad Ischia, avevamo preso in locazione una casa per tutto il mese di luglio, niente TV, soltanto la radio ci informava degli eventi del mondo esterno. Altri tempi. Ti dicevo del mio babbo, che tutti i pomeriggi seguiva per radio le fasi finali delle tappe del Tour, e mi diceva che c’era un giovane italiano che primeggiava, e che forse ce l’avrebbe fatta a vincere questa importante corsa a tappe. Fu per spirito di solidarietà con il mio babbo che cominciai a seguirti ed a sperare in una tua vittoria finale. Così fu, e me ne rallegrai.

A pochi passi da casa

Ma il vero amore sportivo per te scoppiò nella primavera del 1966, allorché, in una settimana, vincesti la Parigi–Roubaix e la Parigi–Bruxelles, corse che riuscii a seguire anche in TV, per quel poco che all’epoca veniva trasmesso; mi entusiasmasti, e fu allora che diventai un tuo tifoso sfegatato. Talmente sfegatato che nel maggio del 1967, quando il Giro d’Italia transitò per Pistoia, la mia città natale, a cento metri da casa mia, mi recai ai bordi della strada per assistere al passaggio della corsa portando orgogliosamente un cartello artigianale che io stesso – bambino di dieci anni – mi ero fabbricato con le mie manine, e sul quale avevo scritto a caratteri cubitali: «W GIMONDI». Grande fu la mia gioia per la vittoria finale di quel Giro, ed ero convinto che tu avresti bissato il successo al Tour. Purtroppo in Francia andò come andò, ed io ci rimasi malissimo….

Però l’anno dopo, nel 1968, che soddisfazione per la vittoria alla «Vuelta»! Primo italiano a fare il «Grande Slam», Giro, Tour e Vuelta! In quinta elementare eravamo un bel gruppetto di tuoi tifosi, e non ti dico come gonfiavamo il petto con i nostri compagni di classe tifosi di Motta o di Adorni!

L’arrivo del Cannibale

Poi arrivò lui, Merckx, il Cannibale, e la storia cambiò un po’ per tutti. Tanti, tantissimi secondi posti, compreso il Mondiale di Mendrisio nel 1971… Quanto mi stava sulle scatole quello là… Però sentivo che prima o poi la storia sarebbe cambiata. Ed infatti cambiò davvero. Il primo segnale si ebbe al Tour del 1972, un meraviglioso secondo posto (sempre dietro a lui, ovvio), ma l’ultima tappa a cronometro gli andasti molto vicino… Vai, ci siamo quasi, dissi fra me e me. Ed infatti, l’anno successivo, era il 1973, al Giro, tappa a cronometro di Forte dei Marmi... zac, lo superasti nettamente. Evvai, ora sì che ci siamo davvero!

Il Mondiale di Barcellona

Fu il preludio del Mondiale di Barcellona, 2 settembre 1973. Ultimo giro, quartetto in fuga, tu, due belgi (di cui uno sempre lui, e ti pareva...), ed Ocana: già vedevo i fantasmi di Mendrisio, ti confesso che ci credevo poco. E invece, Dio mio che volata! Campione del Mondo!! Ed io a mezzo metro dal video, ancora in bianco e nero, che inizio a saltare e ad urlare a squarciagola, impazzito di gioia! Ed i miei genitori che accorrono preoccupatissimi per le mie urla… «Che è successo»? «Ha vinto Gimondi! Ha vinto Gimondi!», dico io, abbracciando forte entrambi... E mio padre che guarda mia madre e che le dice fra il «sollevato», l’«incredulo» e il «divertito»: «Questo è pazzo, questo è pazzo…».

E come posso dimenticare quel Giro del 1976, io ormai diciannovenne, maturità liceale in vista, e la mia ragazzina del tempo che il sabato mattina, quando c’è l’ultima e decisiva tappa a cronometro, mi chiede di andare al mare. «Ma stai scherzando? Io devo vedere il mio Gimondi che si gioca la vittoria finale del Giro; vai, al mare vacci tu» (mutuando con piccola variante la celeberrima canzone di Paolo Conte «Bartali», tanto siamo in tema...). E molti altri episodi che qui non sto a dirti...

Eh sì, Felice, tu sei stato davvero una parte di me. Tanto che dopo il 1978, anno in cui tu desti l’addio alle corse, mi sono pressoché totalmente disinteressato di ciclismo, e non ho più avuto preferenze per alcun corridore.

L’ultima corsa

Ah, il 1978, facevo l’Università. Ecco che ricompare lui, il Cannibale, ma questa volta è adorabile. Ottobre 1978, la tua ultima gara, mi sembra il Giro dell’Emilia. I giornalisti vanno da Merckx: «Eddy, un giudizio su Gimondi, uno dei tuoi avversari, che oggi pone fine alla sua carriera». Il belga si conferma un fuoriclasse straordinario, e risponde così: «Nossignori, Gimondi non è stato uno dei miei avversari, Gimondi è stato il mio avversario; oltretutto, ad inizio ed a fine carriera è andato più forte di me». Chapeau grandissimo Eddy, e scusami se qualche volta ti ho sportivamente odiato.

Caro Felice, è stato bello averti al mio fianco dalla scuola elementare sino all’Università. Quel maledetto 16 agosto 2019 ero in Norvegia, in prossimità di Capo Nord, ed il messaggio che ricevetti sul telefonino da Luciano, un mio amico di infanzia, anche lui tuo tifoso, mi fece più male di un pugno nello stomaco. Ciao Felice, tanti auguri di buon compleanno, ovunque tu sia. Non potrò mai dimenticarti, ti voglio bene, ti abbraccio forte!

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