De Roon saluta l’Atalanta: «Dieci anni in una favola, Bergamo per sempre casa mia. Mai pensato potesse finire così» - Video
LA LETTERA. «Cambio squadra perché sono rimasto fuori dal progetto, ma ho ancora tanto da dare e voglio chiudere la carriera giocando».
Lettura 2 min.Con un lungo video pubblicato sui suoi canali social, Marten de Roon ha salutato l’Atalanta e i suoi tifosi.
La lettera di de Roon
«Cari atalantini, mai - nemmeno per un istante - avrei pensato che potesse finire in questo modo. È difficile? Sì, lo è. Anche per voi, che mi avete sostenuto dal primo all’ultimo giorno. Voi che mi avete dato amore, affetto, emozione, unità e senso d’appartenenza, che porterò sempre con me. Perché non è qualcosa che cambia da un giorno all’altro, ma è dentro di me, inciso dentro di me. Per sempre mi definirò un bergamasco olandese: a Bergamo ho costruito una vita, ho vissuto i miei anni più belli insieme a voi, Bergamo sarà sempre casa mia».
«Voglio ringraziarvi per il vostro sostegno incondizionato, allo stadio e anche fuori. Nelle feste, nelle foto, per il rispetto nelle conversazioni, nelle chiacchierate settimanali fuori da Zingonia. Sono stati dieci anni indimenticabili, dieci anni di momenti geniali e fantastici, con ricordi che porterò con me per il resto della mia vita. Ringrazio di cuore tutte le persone di questo club, di questa famiglia. Tutte le persone che lavorano dietro le quinte, che non si vedono, ma sono tanto importanti. Ringrazio anche tutti i miei compagni, che con me hanno vissuto tante belle ed epiche battaglie in campo».
Dieci anni di ricordi
«Ricordo ancora quella prima partita allo stadio, con il Cittadella. Quelle vecchie curve, così piene di voce e di vita. La tribuna Creberg. Il ricordo del primo incontro con il presidente: appassionato, emotivo, pieno di entusiasmo. Il ricordo della Festa della Dea e di quel bacio: sapete tutti di chi sto parlando. Mi ricordo della nascita della mia seconda figlia, nel 2015, appena arrivato a Bergamo. Una città che dal quel momento è diventata ancor più parte di me».
«Mi ricordo del periodo terribile e doloroso che poco dopo ha colpito Bergamo e quanto questa città abbia sofferto. E soprattutto di come Bergamo, insieme all’Atalanta, è riuscita a rialzarsi unita. Città, club, risultati, appartenenza».
«E naturalmente ricordo quella serata magica, la notte magica a Dublino, qualcosa di indimenticabile. Qualcosa che un tempo sembrava impensabile, alzare il primo trofeo europeo. E forse ancora più indimenticabile è stata la festa in città, indescrivibile. Le sensazioni, le emozioni, la gente, la città. Tantissimi ricordi».
«Sono rimasto fuori dal progetto»
«Ho accettato un cambio di società perché voglio chiudere la carriera giocando. Sento che ho ancora tanto da dare ad alto livello e purtroppo sono rimasto fuori dal nuovo progetto dell’Atalanta. E poi ho scelto chi mi ha cambiato la vita calcistica».
«Soprattutto voglio ringraziarvi perché mi avete permesso di vivere dieci anni dentro una favola. Una favola nella quale ho avuto il privilegio di essere uno dei protagonisti. E se dopo questi dieci anni c’è una cosa che posso dire senza alcun dubbio, è che ho cercato di rispettare ogni giorno lo slogan scritto nel collo della maglia: la maglia sudata sempre. Un motto che identifica il senso del sacrificio e del lavoro del popolo bergamasco e di me come uomo».
«Un giorno tornerò»
«Ho rappresentato ciò che questo club significa. Ho cercato di portare fuori dal campo i valori dell’Atalanta. Di dimostrare affetto per il club, per la città e soprattutto per voi. Ho cercato di essere un esempio, per i miei compagni, per i tifosi, per tutti quei bambini che giocano a calcio e sognano. Per le mie figlie. Mai cercando di essere qualcun altro, ma cercando di essere sempre me stesso. Bergamo resterà sempre parte della mia vita. Un giorno tornerò, grazie».
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