Nel Medioevo onde di 50 metri sollevarono il lago d’Iseo

LO STUDIO. I terremoti del 1117 e del 1222 innescarono enormi tsunami nella zona nel delta dell’Oglio: li ha ricostruiti un team di ricerca internazionale da una «carota» estratta dai fondali.

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Lago d’Iseo

Il lago d’Iseo non è immune agli tsunami causati da terremoti o frane subacquee. Tanto che nel Medioevo due cedimenti verificatisi lungo il fondale al delta dell’Oglio, all’altezza di Costa Volpino e Lovere, causarono onde anomale fino a cinquanta metri di altezza, che colpirono le coste fino a Sarnico e Iseo (qui l’acqua arrivò a un’altezza compresa tra i 3 e i 5 metri), come testimoniato anche da un passaggio di un manoscritto del XII secolo conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, riferito al terremoto del 1117: «Anche i laghi si ingrossarono a tal punto che pochissimi tra gli abitanti dei villaggi vicini sfuggirono a questo pericolo. Molti castelli e fortezze crollarono miseramente con la morte dei loro abitanti».

È un’importante pagina di storia geologica del Sebino quella che viene ricostruita nello studio pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica internazionale «Nature Communications», al quale hanno lavorato ricercatori di Scienze della Terra, Matematica applicata e Storia appartenenti a Università e istituzioni francesi, svizzere, inglesi e degli Emirati Arabi Uniti, oltre che italiane. Tra loro il geologo Andrea Piccin, dirigente presso la struttura Territorio e Protezione civile di Regione Lombardia e coordinatore del progetto Carg (Cartografia Geologica e geotematica) per la Lombardia.

La ricerca

«Questo studio è solo l’ultima puntata di una serie di approfondimenti sulla storia geologica del lago d’Iseo – spiega Piccin –, avviati da Regione Lombardia nell’ambito del progetto nazionale di cartografia geologica Carg». Il lavoro per il cosiddetto «foglio Iseo» è stato avviato nel 2002 con l’obiettivo di mappare in 3d i fondali del Sebino e gli strati di sedimenti che stanno al di sotto dell’acqua.

«Prima è stato attivato un rilievo batimetrico del fondale, poi si è passati al rilievo sismico, per avere una sorta di radiografia della struttura dei sedimenti e individuare il profilo della valle originale – prosegue –. Non ci siamo riusciti del tutto, perché c’è un “pacco” di almeno 400 metri di spessore». Nonostante il rilievo del 2002 si sia fermato ai primi 100 metri di profondità, il Sebino è stato uno dei primi in Italia ad avere una cartografia geologica sommersa. Gli studi sono poi proseguiti tra il 2005 e il 2006, tramite il progetto internazionale «DecLakes», che ha ricostruito la storia climatica dell’Europa continentale degli ultimi 20mila anni, studiando i sedimenti dei laghi (e i gusci dei piccoli organismi) ai margini della catena alpina. E per l’Italia è stato scelto ancora l’Iseo: «Erano stati effettuati dei carotaggi tra Monte Isola e Sale Marasino, dove il fondale è profondo circa 80 metri. È emerso che alcuni strati (le cosiddette varve), invece di essere millimetrici com’è tipico in condizioni normali, risultavano più alti (una ventina di centimetri il più spesso) e omogenei, tipico prodotto di una sismite, cioè di una deposizione istantanea dovuta a uno scuotimento sismico».

La datazione

Datati con il metodo del Carbonio-14, è emerso che risalivano al periodo tra l’anno Mille o al secolo dopo. Immediatamente il pensiero è andato ai terremoti del 1117 e del 1222, definiti «di Verona e di Brescia, entrambi con effetti distruttivi». Nel 2008 e nel 2010 sono stati effettuati altri carotaggi, ma è nel 2018 che alcuni ricercatori, in particolare dalla Savoia, hanno deciso di portare avanti ulteriori studi spostandosi nella parte più profonda del fondale, tra Tavernola e Monte Isola.

Il carotaggio

«Sono stati eseguiti nuovi rilievi con strumenti più potenti – spiega ancora –. Abbiamo mappato due grossi strati di sedimenti che avevano caratteristiche di omogeneità dal punto di vista sismico e che, per questo, hanno attirato subito la nostra attenzione». Da qui l’organizzazione di un carotaggio profondo: per alcune settimane i ricercatori hanno lavorato su una piattaforma ormeggiata di fronte a Tavernola, dove il fondale raggiunge i 200 metri di profondità. «Siamo riusciti ad avere una carota di 18 metri, che attraversava i due strati omogenei». Datati anche questi al Carbonio-14, è stato possibile correlarli ai due eventi sismici del 1117 e del 1222. «Nel primo caso, tramite le correnti di torbida, si sono depositati sul fondale del lago 60 milioni di metri cubi di sedimento. Nel secondo 12 milioni. Si tratta di colate molto veloci e distribuite, che poi si depositano su ampi areali in poche ore o giorni. E ricostruendo la geometria di questi corpi si è capito che arrivavano dal delta dell’Oglio, che entrato nel lago passa dai 20 metri di profondità a circa 200, con un pendio irregolare che si assesta man mano vi si depositano sedimenti».

Con i devastanti terremoti del 1117 e del 1222 una parte di questi sedimenti, testimonianza dell’attività agricola prima dei Camuni e poi degli insediamenti di epoche successive in Valle Camonica, sono collassati: «Le frane subacquee hanno creato movimento d’acqua, come nel caso degli tsunami marini – conclude Piccin –. Con i due sismi medievali il grosso dell’onda, a livello di intensità e altezza (nel primo caso fino a cinquanta metri, ndr), ha colpito la parte alta del lago, scemando verso sud. Ma anche sul basso lago è arrivata tra i 3 e i 5 metri di altezza. È quanto ci dicono i modelli matematici elaborati nello studio, che ha ricostruito una pagina di storia sia climatica che geologica di evoluzione del bacino».

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