Feste di nozze vietate: fermi in 12.000. «Linee guida ora per riaprire a giugno»

Centinaia di coppie in attesa di poter fare il ricevimento, alcuni, già sposati, rimandano la festa all’anniversario. Il settore in ginocchio. Fusini: «Importante non vincolare la ripresa ai colori delle regioni».

Fermi. In attesa. Ma mettere in pausa il proprio progetto di vita a due non è così semplice e indolore. Eppure in questo anno e oltre di pandemia, sono molte le doppie di promessi sposi che hanno dovuto rivedere i loro piani. Anche ora che il calendario segnerebbe il mese d’eccellenza per i matrimoni, invece stop. Non si può. Le nozze in chiesa o la cerimonia con rito civile ci mancherebbe, quelle non si fermano, ma scordatevi i ricevimenti con parenti e amici: qui ancora vale il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 2 marzo, che recita all’articolo 16 comma 2: «Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose».

E se da una parte ci sono anche nella Bergamasca centinaia di coppie in attesa di una svolta che consenta di poter organizzare il proprio ricevimento senza troppe restrizioni, dall’altra circa 1.200 imprese tra ristoratori, fioristi, fotografi, organizzatori di viaggi e wedding planner – qualcosa come 12 mila persone solo nella nostra provincia – sono ferme. Professionisti che nel 2020 hanno quasi azzerato i loro introiti: le stime parlano di una perdita tra l’85% e il 95%. «Tutto il settore è fermo da ottobre – ricorda Rachele Grimaldi di Almenno San Bartolomeo, professione destination wedding planner ovvero organizzatrice di matrimoni per coppie che dall’estero decidono di sposarsi in Italia –. Il presidente Draghi settimana scorsa ha dichiarato di sapere che ci sono ricevimenti illegali e ha chiesto di pazientare, perché un ricevimento è un assembramento, è fatto di abbracci e di convivialità e non si può pretendere di mettere tutti in linea, distanziati, verrebbe snaturato l’evento in sé. Certo è una situazione difficile, servono delle linee guida per riaprire, speriamo che a giugno si possa fare».

Confida in «una data certa da cui non si possa più tornare indietro» il direttore di Ascom Bergamo, Oscar Fusini. «Il tema vero – spiega – è che non è pensabile che la riapertura all’organizzazione di matrimoni e feste si possa impostare sui colori, perché non si possono programmare. Si può pensare eventualmente di fissare delle linee guide diverse a seconda del grado dell’andamento epidemiologico, ma la festa la si deve far fare, ricordiamo che un matrimonio non si organizza in 15 giorni».

Linee guida: è fresca di stampa la nuova Prassi di riferimento Uni di cui si è fatta artefice l’associazione italiana wedding planner: linee guida alle quali i consulenti delle nozze certificati devono attenersi nell’organizzazione e lo svolgimento di eventi e matrimoni per la prevenzione e il contenimento dei rischi da contagio di Covid 19 e sue varianti. Tavoli distanziati, mascherine, temperatura all’ingresso, la nomina di un Covid manager e altri accorgimenti per ripartire, si spera a giugno. Grimaldi traccia un quadro finora a tinte fosche: «Siamo riusciti a lavorare solamente da fine giugno 2020 ai primi di ottobre. In questo periodo c’è tanta confusione – aggiunge la titolare di Yvaine Eventi –, sia da parte nostra perché non riceviamo risposte dal governo, ma anche tra i promessi sposi che non capiscono cosa si può e non si può fare. Tanti l’anno scorso hanno annullato il ricevimento: lo faranno magari nell’anniversario dei cinque anni di matrimonio, già celebrato ma tra pochi intimi».

E chi ora aspetta di sposarsi, come le quattro coppie che sta ora seguendo l’agenzia di Grimaldi, ha magari alle spalle già un tentativo, saltato «perché non volevano scendere a compromessi sugli orari, il coprifuoco, le limitazioni sul numero di invitati. Si aspetta, ma non è facile tenere duro, alcuni sono stanchi, è come avere un sogno e non riuscire a raggiungerlo. E gli invitati: quanti di loro, nella situazione attuale, se la sentono di andare a un matrimonio? Penso che la soluzione più giusta sia prevedere i tamponi per tutti». C’è poi la questione – non secondaria – dei soldi: «Al momento tutti gli acconti sono stati salvati – spiega la wedding planner –, inoltre esiste un’assicurazione fatta apposta per gli sposi, per il rimborso delle spese qualora il matrimonio dovesse saltare per il Covid, anche se uno dei due sposi si scoprisse positivo».

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