Addio a Domenico, «il ciclista». Una vita spesa per gli altri

IL LUTTO. Locatelli, 73 anni, di Sant’Omobono Terme per decenni è andato a lavorare in bicicletta all’ospedale di Bergamo. Sulla due ruote fino a San Pietroburgo.

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Lo chiamavano «il ciclista», ma il soprannome raccontava molto più di una passione. In sella alla sua inseparabile bicicletta, Domenico Locatelli per decenni ha attraversato la Valle Imagna per raggiungere il lavoro al «Papa Giovanni XXIII» di Bergamo, ha portato assistenza direttamente nelle case e ha affrontato viaggi straordinari.

Due ruote diventate il simbolo di una vita interamente spesa per gli altri, sorretta da una fede profonda e da un instancabile spirito di volontariato che ha lasciato un segno indelebile nelle comunità di Corna Imagna e Sant’Omobono Terme.

Chi era Domenico Locatelli

Aveva 73 anni ed era originario di Brancilione. Dal 1978 fino alla pensione nel 2018, ogni mattina partiva da casa diretto all’ospedale di Bergamo (all’epoca i Riuniti) dove lavorava come tecnico di citologia nel reparto di Anatomia patologica. Quaranta chilometri al giorno, tra andata e ritorno, con il sole o con la pioggia, che lo avevano reso un personaggio familiare nei corridoi dell’ospedale. Tutti lo conoscevano e lo apprezzavano non solo per la professionalità, ma soprattutto per la disponibilità, l’umanità e lo spirito di servizio che hanno contraddistinto tutta la sua esistenza. La sua dedizione non si fermava alle corsie. In anni in cui le Case di comunità e l’assistente domiciliare erano ancora lontane dall’essere una realtà, Locatelli si rendeva disponibile per raggiungere le abitazioni degli anziani e delle persone più fragili, effettuando prelievi direttamente a domicilio.

Ma in sella alla due ruote aveva anche trascorso le vacanze e firmato imprese sportive, come un pellegrinaggio a Santiago di Compostela. Nel 1994 era stato il promotore della storica impresa ciclistica da Rota Imagna a San Pietroburgo, quando insieme ad altri otto compagni aveva percorso migliaia di chilometri in quindici giorni per celebrare il 250° anniversario della nascita dell’architetto Giacomo Quarenghi. Un’avventura rimasta nella memoria della Valle Imagna, raccontata anche in un opuscolo ricco di aneddoti e ricordata venticinque anni dopo durante una rimpatriata al Santuario della Cornabusa. Lo stesso dinamismo lo metteva al servizio della comunità. Era l’anima della tradizionale festa di Sant’Antonio Abate a Branciglione, catechista e direttore del coro a Locatello e volontario della Croce Rossa a Sant’Omobono.

Buono, gentile, ma anche profondamente carismatico, non aveva mai bisogno di imporsi. Negli ultimi anni la malattia lo aveva costretto sulla sedia a rotelle, ma «non si è mai lamentato, ha affrontato tutto con una forza e una dignità straordinarie», ha ricordato la figlia Alessia: una dei tre figli, assieme a Valentina e Francesco, nati dal matrimonio con la moglie Gloria. Amici, conoscenti, ex colleghi: in tantissimi si sono stretti alla famiglia. «Mio padre ha toccato tante vite – continua Alessia – si è speso per tutti, ma ci ha guadagnato ancora di più». Al cordoglio si è unito il sindaco di Sant’Omobono Terme, Ivo Manzoni, per cui «Domenico era una bravissima persona che ha fatto tanto per gli altri». Il funerale verrà celebrato lunedì, alle 14.30, nella chiesa parrocchiale.

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