Pagafone, la contrada cancellata: «La frana portò via case e ricordi»

L’ANNIVERSARIO. Il 9 novembre di 50 anni fa la frazione di Fuipiano Imagna fu travolta da un’enorme massa di terra, un fronte di 500 metri. L’ex consigliere: «Ancora oggi visibili i resti». Da allora il monitoraggio. Un maxi presepe riprodurrà ciò che non c’è più.

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Fuipiano Imagna

Cinquant’anni fa – era il 9 novembre 1976 – un’enorme frana distrusse la contrada Pagafone di Fuipiano Valle Imagna. Fortunatamente non fece vittime ma provocò danni agli edifici e si portò via diversi animali. Sei le famiglie colpite, per 12 persone, che abitavano nella contrada. La frana raggiunse anche una piccola chiesa millenaria e un mulino.

Dall’altopiano chiamato Paer una massa di detriti, per un fronte di 500 metri, scivolò spazzando via case di pietra con tetti in piöde, strade e boschi , un tratto di strada della contrada. Per alcuni giorni i detriti continuarono a cadere nella valle sottostante.

« Nei giorni precedenti le famiglie della contrada udirono scricchiolii e notarono qualche crepa nei muri nelle abitazioni e stalle – ricorda Egidio Invernizzi, che a quell’epoca era consigliere comunale, (con sindaco Pietro Pretalli)–. Così, 12 ore prima, erano state fatte sgomberare le case in pericolo. Si salvarono 12 persone, qualche animale e alcuni oggetti personali recuperati velocemente.

Stalle e animali investiti dalla frana

La frana portò via quasi tutto: bovini, animali da cortile e tutto quello che si trovava nelle abitazioni. Per tutte le persone furono trovate delle sistemazioni. Per almeno quattro giorni il materiale continuò a franare fino ad arrivare nella valle Androli, riempiendo di detriti anche diverse sorgenti e un corso d’acqua affluente dell’Imagna. A Pagafone arrivarono autorità e soccorritori operativo per far fronte all’emergenza. I resti della contrada sono rimasti, nel paese e nel cuore della gente: ancora oggi è possibile vedere quello che resta della strada e delle case, a molti metri di distanza dalla loro sede originaria, anche se in cinquant’anni la grande ferita è stata rimarginata in parte dalla piante e dal verde».

I lavori di consolidamento del fronte franoso

Terminato e assestato il movimento franoso, si realizzarono lavori di consolidamento con gabbioni e venne rifatta la strada che porta a Fuipiano.

Da allora la frana non ha dato più problemi. Dal 2003 è stato installato anche un monitoraggio. Il terreno viene costantemente monitorato tramite un satellite e appositi strumenti: inclinometrici per rilevare i movimenti in profondità, fessurimetri per gli spostamenti della roccia e piezometrici in direzione della frana, quindi una stazione meteo registra la quantità di acqua caduta.

A Brumano sono stati posizionati in direzione della frana due strumenti di rilevazione topografica, per segnalare eventuali spostamenti. Per ora la frana non si muove se non di pochi centimetri. Il monitoraggio viene effettuato dall’Arpa che opera per conto della Regione e ha stipulato un protocollo d’intesa con la Comunità montana Valle Imagna.

«Era il 9 novembre del 1976 e la contrada di Pagafone, a Fuipiano Valle Imagna, fu letteralmente cancellata –afferma il sindaco Luigi Elena –. Le persone che vi abitavano riuscirono a salvarsi, evacuando le proprie case dopo aver notato movimenti sospetti del fronte nei giorni precedenti. Quella di Pagafone viene ricordata ancora oggi in Valle Imagna come una tragedia senza precedenti. Ha lasciato un segno indelebile a chi perse l’abitazione, al paese di Fuipiano e a tutta la Valle: dimenticare vuol dire perdere un pezzo della storia di tutti. Domenica 6 dicembre verrà inaugurata una composizione presepistica che riproduce la contrada di Pagafone realizzata dall’artista Fulvio Pizzagalli di Locatello, in collaborazione con la Pro loco di Fuipiano».

Un’installazione per ricordare

Pagafone rivivrà così nel presepe del cinquantenario con una scenografia tra memoria e devozione: «La ricostruzione porterà i visitatori alla scoperta di un angolo della Valle Imagna sconosciuto soprattutto ai più giovani, colpito dalla frana. – spiega Pizzagalli –. Per questa speciale ricorrenza sarà possibile visitare il presepio al museo etnografico. Si tratta di una scenografia che da tempo speravo di realizzare – aggiunge l’autore – affinché tutta la comunità potesse rivivere la nascita del Bambin Gesù, in una cornice del tutto particolare».

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