Agnelli sbranati in Val Sedornia. «Potrebbe essere stato un lupo»

Gandellino Una decina di ovini assaliti da un canide all’Alpe Fontanamora. Il predatore ripreso da una fototrappola. La Regione: ma non c’è certezza.

«La predazione c’è stata, e potrebbe essere ricondotta a quella di un lupo, ma non abbiamo la certezza». Così Elisabetta Rossi, referente per Regione Lombardia del progetto Life WolfAlps Eu, sull’episodio accaduto il 15 luglio in Val Sedornia, all’Alpe Fontanamora, in territorio di Gandellino. Una decina di agnelli trovati sbranati nella notte, da un canide. Quanto accaduto è passato di parola tra un allevatore e l’altro, facendo crescere la preoccupazione. A riferirlo Michele Corti, docente di zootecnia montana all’Università di Milano, che ha sentito il pastore Aldo Pasini di Gromo, a cui era affidato il gregge: «È stato svegliato da un rumore di campanelli di pecore. Presa una torcia è andato subito a vedere. Sul terreno, a distanza di 20 metri l’una dall’altra, le carcasse degli agnelli. Presentavano i classici segni al collo lasciati dai canini del predatore: un lavoro rapido, “pulito” e preciso».

Il sopralluogo

Sul posto sono quindi arrivati la Polizia provinciale e il veterinario Ats. «Il sopralluogo è stato effettuato dagli agenti provinciali e il verbale del veterinario Ats riporta che non è stato possibile prelevare i campioni biologici (tamponi) utili a risalire alla specie responsabile della predazione. Nei giorni successivi le fototrappole installate dalla Polizia provinciale hanno immortalato un canide che potrebbe essere un “lupo”, probabilmente un esemplare giovane in dispersione», spiegano dalla Polizia provinciale. «Gli agenti lavorano con spirito di servizio e nell’interesse del territorio anche attraverso la formazione continua e in sinergia con Regione e il servizio veterinario», dichiara il comandante provinciale Flavio Lucio Rossio. All’alpeggio era presente anche un volontario del Progetto Pasturs. Progetto che prevede la presenza di giovani volontari insieme agli allevatori, per aiutarli ad adottare misure di protezione delle greggi. Michele Corti da anni si batte per limitare la presenza del lupo (molto diffuso in Piemonte, Trentino e Toscana, meno in Lombardia), ritenuto pericoloso per l’attività zootecnica. Dall’altro parte c’è, invece, un progetto europeo («Life WoolfAlps Eu») che mira alla sua reintroduzione: secondo l’ultimo monitoraggio pubblicato a maggio «nelle regioni alpine italiane si stimano 946 lupi (con un livello di credibilità tra 822 e 1.099), distribuiti su una superficie pari al 37% del territorio delle regioni alpine».

Tre esemplari in Val del Viso

«Nella Lombardia - spiega ancora Rossi - è presente da tempo un branco di tre esemplari in Val del Viso, in zona Valtellina –. È possibile che un lupo si sia staccato e abbia poi predato in zona. Era successo un anno e mezzo fa, per esempio, nel Lecchese. Ma qui si tratta di una zona dove non si era mai registrata in passato la presenza del lupo. Peraltro è la prima volta che una predazione avviene in un alpeggio coinvolto nel progetto Pasturs. La prevenzione, se fatta bene, come illustriamo spesso agli allevatori, funziona». Tra le predazioni maggiori sulle Orobie negli ultimi anni da parte di lupi, vi fu quella accertata nel 2017 a Foppolo: qui vennero sbranate una trentina di pecore.

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