Alzano, il racconto: «Io, picchiato dai rapinatori. Ora vogliamo lasciare l'Italia»

IL CASO. Massimo Rizzi, costole rotte e lividi, racconta la paura e la violenza subita nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 luglio. I carabinieri sulle tracce della banda.

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«Sono stato svegliato da tre sagome nere che hanno cominciato a prendermi a pugni. Hanno cominciato a chiedere dove fossero i soldi e la cassaforte. All’inizio ho provato a reagire, ma poi ho cercato solo di subire senza urlare, sperando finisse il prima possibile: avevo paura per le mie donne».

«Penso che andremo via dall’Italia»

Massimo Rizzi, imprenditore di 47 anni titolare dell’agriturismo «Ca’ Fenile» in località Brumano, ad Alzano Lombardo, racconta la paura e la violenza subita nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 luglio, quando è rimasto vittima, insieme alla famiglia, di una rapina a mano armata che – si percepisce – lo ha segnato nel profondo: «Questa situazione ci sta disfando», rivela, anche con il tono di voce e lo sguardo, un occhio gonfio e livido dietro le lenti da sole. Lunedì 6 luglio, la moglie Daniela Zambonelli e le tre figlie (un altro figlio si trova invece negli Stati Uniti) sono andati a dormire in un bed and breakfast. E così hanno fatto anche martedì 7. «Mia moglie non vuole più star qui, dobbiamo trovare una soluzione diversa. Ora aspettiamo che passi questa paura, ma penso che non staremo più qui, che andremo via dall’Italia». Dopo il terrore, l’amarezza: «Abbiamo lavorato tanto e fatto sacrifici per far lavorare e star bene gli altri: siamo qui da dieci anni e l’attività è aperta da cinque. Finora non era mai successo nulla, tanto che ho sempre lasciato l’auto aperta con le chiavi all’interno. Ma purtroppo questa gente è incontrollabile: puntavano ai soldi e agli oggetti di valore. Non ci sentiamo più sicuri».

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«Calci e pugni, non respiravo»

E il pensiero torna alla notte della rapina. «Eravamo rincasati da poco, la domenica sera anche noi usciamo a mangiare qualcosa. Mi ero addormentato sul divano con le finestre aperte: sono stato svegliato da tre sagome nere. Anche mia moglie e la mia figlia più grande si sono svegliate e sono state subito bloccate». Su di loro i tre banditi, con il volto coperto dai passamontagna, non hanno usato violenza. Ma sono volati insulti e minacce, coltelli alla mano: «Non gli vedevi un centimetro di pelle, solo gli occhi. Avevano coltelli e pistola dietro la schiena. Mi hanno preso a calci e pugni con una tale violenza e cattiveria che, in certi momenti, non riuscivo a respirare. Fortunatamente le bambine piccole, di 3 e 6 anni, erano in camera con la porta chiusa, non hanno sentito nulla e non si sono svegliate». Dopo essersi protetto e aver cercato di difendersi, Rizzi ha dovuto cedere: «A forza di pugni e calci mi hanno rotto alcune costole, ma l’importante era che non facessero male alle mie donne. Allora ho detto loro di prendere i soldi dell’incasso del week end, invece insistevano per averne altri».

Bottino da 50mila euro

Quando i tre malviventi hanno minacciato di andare in camera a svegliare le altre due figliolette, Rizzi ha rivelato dove erano nascosti i risparmi: «Ho detto di prendere quello che c’era dietro l’armadio», un gruzzolo accantonato «in dieci anni di lavoro, quelli che tieni in caso di bisogno. Invece hanno spaccato tutto». E si sono dileguati con un bottino da circa 50mila euro, tra denaro e orologi.

Liberati da un ospite

Dopo circa un’ora, sembrata interminabile, le tre vittime sono state chiuse in bagno. «Mentre scappavano, hanno strappato il server delle telecamere – racconta ancora il 47enne –. Ho dovuto sfondare la finestra e buttarla giù dal balcone per fare baccano: un ospite svedese ci ha sentito ed è salito a liberarci, poi abbiamo chiamato carabinieri e ambulanza». Portato in Pronto soccorso, l’imprenditore è stato dimesso con trenta giorni di prognosi. La notizia della violenta rapina si è subito diffusa e in molti in questi giorni stanno facendo sentire la loro vicinanza alla famiglia: «Non pensavo di trovare questa solidarietà, sono in molti a starci vicino o a scriverci».

Le indagini dei carabinieri

Nel frattempo proseguono le indagini dei carabinieri della Compagnia di Bergamo, che stanno vagliando le telecamere della zona per rintracciare la banda di rapinatori. Non è escluso, infatti, che siano più di tre: «Si parlavano con le radioline in una lingua dell’Est, o forse qualcuno era della zona del Maghreb, ma poco cambia. C’è da aver paura a stare a casa: pensavo che in un posto così non capitasse nulla, e invece».

Ciò che sembra certo, è che i banditi abbiano agito in modo organizzato, forse dopo aver studiato il luogo e aver «tenuto d’occhio» il 47enne. Anche perché l’agriturismo è in mezzo al bosco e la strada di accesso carrabile è solo una. Poi c’è il bosco.

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