(Foto di Colleoni)
ALZANO. L’irruzione nella notte da una finestra aperta, il pestaggio del proprietario e la paura di svegliare le due bambine: la ricostruzione della rapina all’agriturismo «Cà Fenile».
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Alzano
Nessuno tra i clienti che dormivano nelle camere della cascina ha sentito nulla. E, per fortuna, nemmeno le due figliolette di Massimo Rizzi, 47 anni, e Daniela Zambonelli, che hanno continuato il loro sonno. Trambusto, però, deve essercene stato nella notte tra domenica e lunedì all’agriturismo Cà Fenile, elegante cascina del 1700 recentemente ristrutturata sulla stradina che porta nella località Brumano, una zona isolata sopra Alzano. Perché, per farsi consegnare denaro e orologi, i tre banditi presentatisi col volto travisato da passamontagna e a mani nude non hanno esitato a malmenare il 47enne. Finito in ospedale e dimesso con trenta giorni di prognosi.
Sono da poco passate le due della notte, quando i tre banditi lasciano l’auto sulla strada stretta tra i boschi della collina. Scavalcano la recinzione e approfittano di una finestra rimasta aperta per introdursi nell’abitazione della famiglia Rizzi, situata nello stesso stabile dell’agriturismo. Massimo e Daniela ci sono venuti a vivere negli ultimi anni, dopo la nascita delle figlie e dopo che, nel 2016, hanno cominciato a ristrutturare la vecchia cascina e a sistemare i 6 ettari di terreno che la circondano, ricavandone un posto suggestivo e per questo motivo molto richiesto dai turisti stranieri. Le sue 4 suite nel maggio scorso sono state teatro anche del reality «Turisti per case» in onda su Real Time.
Massimo è figlio di Fulvio, titolare della Elettrica Rizzi spa di Gorle, grossa azienda specializzata in impianti di messa a terra e reti smaltimento acque. I rapinatori sanno probabilmente di andare a colpo sicuro. Sono mascherati, fanno irruzione, cercano la cassaforte. Svegliano la coppia per sapere dove è. Massimo ha un carattere forte e determinato, tenta di reagire. Ma viene presto sopraffatto. I banditi sono disarmati, ma sono in tre e piuttosto corpulenti. La moglie Daniela è spaventatissima. Nella stanza accanto dormono le figlie piccole, il timore è che possano svegliarsi e trovarsi in un incubo che le traumatizzerebbe. I rapinatori, accento dell’Est europeo, intimano a Massimo Rizzi di rivelare dove è il forziere. «Non c’è, non l’abbiamo», replica lui. È la verità, ma i tre sospettano sia una dissimulazione per sviarli. E così continuano a picchiarlo per convincerlo a rivelare il nascondiglio. Il 47enne cerca di difendersi, non urla per non svegliare le sue piccole.
Dura parecchi minuti, lui cerca di resistere, poi è costretto con la violenza a rivelare dove sono denaro e orologi preziosi. I tre arraffano il bottino, che si aggira sui 50mila euro, e si dileguano nel buio. Sono le 3,09 quando al 118 giunge la chiamata, fatta dallo stesso 47enne. Arrivano l’ambulanza e i carabinieri della Compagnia di Bergamo. Che ora, coordinati dalla pm Carlotta de Luca, stanno visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza comunali e di Cà Fenile. L’auto dei rapinatori la si vede fuggire in direzione Bergamo. «È un episodio violento e angosciante anche perché in casa c’erano le figliolette. Alla famiglia di Massimo Rizzi va la vicinanza mia e dell’amministrazione comunale», dichiara il sindaco di Alzano Camillo Bertocchi.
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