Castione, giovani al bivacco con birre e spesa: «Uso improprio, non è una villeggiatura»

IL CASO. Al «Città di Clusone», la denuncia del gestore della Baita Cassinelli: «Poco rispetto, per loro un’avventura social. Serve intervenire per evitare rischi». Il Cai: «Struttura vandalizzata».

Lettura 2 min.

Castione

Arrivano a oltre duemila metri con le birre nello zaino, le borse della spesa in mano e il cellulare pronto a filmare. Piantano le tende attorno al bivacco per passare la notte in quota e al mattino scendere. Per qualcuno è l’avventura da raccontare sui social. Per chi vive la montagna ogni giorno, invece, è un segnale d’allarme. «È un miracolo che nulla di grave sia già successo». Claudio Trentani, gestore della Baita Cassinelli, affida a una lunga lettera la sua preoccupazione per quello che sta accadendo in Presolana, attorno al Bivacco Città di Clusone, di proprietà del Cai (struttura che nasce per l’uso invernale).

«Succede tutto l’anno»

Non è una polemica contro chi frequenta la montagna, precisa il rifugista. È una questione di consapevolezza. «Da più di nove anni sono costretto a osservare l’aumento esponenziale dei frequentatori», scrive. E soprattutto denuncia quella che definisce «l’inopportuna fruizione del Bivacco Città di Clusone per fini di pura villeggiatura» da parte di persone che «poco sanno delle più basilari regole del vivere la montagna». I numeri raccontati nella lettera danno la misura del fenomeno. «Soprattutto dopo il 2020 la frequentazione ha raggiunto livelli impressionanti», fino a «quindici persone all’interno del bivacco e decine di tende all’intorno». Ragazzi che «partono carichi di borse della spesa, di birre, per vivere la loro avventura social» e che, secondo Trentani, spesso non hanno idea delle condizioni che possono trovare in quota. «Succede tutto l’arco dell’anno», sottolinea il gestore, anche in inverno.

«Amare questa montagna ferita sta anche nel sottrarla all’umiliazione»

Il problema, sostiene il rifugista, non resta confinato al Città di Clusone. La Baita Cassinelli è diventata «vaso di espansione del bivacco»: nei fine settimana il rifugio si trova a gestire chi non ha trovato posto in quota e scende al buio, «alla luce dei telefonini», senza sapere dove ripararsi. Nella lettera si parla di persone «spesso minorenni», «frequentemente alterati, arroganti e casinisti». Trentani punta l’attenzione sui rischi, perché «dei ragazzi vanno a “far casino” a duemila metri senza nessuna consapevolezza né controllo, ignari di ciò che li circonda». C’è anche un problema sanitario: «Il rifugio scarica i reflui in due vasche a dispersione sovrapposte, mentre lì tutto viene lasciato dove viene fatto». Da qui la richiesta di intervenire e «riprendere il governo di quel luogo e rendergli la dignità che gli spetta». Un compito che Trentani considera anche educativo: «Amare una montagna non è soltanto calpestarne la cima o le pendici», scrive. A volte significa «capire quando fare un passo indietro». E oggi, conclude, «amare questa montagna ferita sta anche nel sottrarla all’umiliazione».

«Anche vandalismi»

Gli episodi segnalati dal rifugista non sono nuovi al Cai di Clusone: «In questi giorni – fa sapere il vicepresidente Claudio Ranza – stiamo ricevendo continue segnalazioni, nonché fotografie che dimostrano gli atti di vandalismo e l’uso improprio che è stato fatto della struttura in legno che si trova poco al di sotto della cappella Savina, sul versante meridionale della Presolana alla quota di 2,050 metri».

Dal post Covid in poi anche il Cai baradello ha esortato più volte (sui social e sui siti di montagna) a un uso corretto del bivacco, «nel rispetto e nell’osservanza delle norme di buon uso, stampate anche all’interno». Per altro lo scorso inverno è stato realizzato «un grosso intervento di manutenzione», ricorda Ranza, «ma anche dopo questi lavori non sono mancate azioni di vandalismo che ci hanno fatto arrabbiare, anche in considerazione del fatto che il tempo e le energie che vi dedichiamo sono tutte frutto del volontariato di tante persone». In un caso la porta era stata trovata divelta e la neve, entrando, aveva contribuito a far danni. Ma l’ultimo episodio è dei giorni scorsi: «Sono comparse scritte sulle travi interne, alcune incise nel legno», conclude con amarezza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA