Nembro ai tempi del Covid: nel sito web «Cantami» le memorie della comunità

SOCIALE. Il progetto promosso da un pool di studiosi e narratori- volontari, vuole ricostruire i ricordi e le voci di chi è scomparso per coltivare nuovi legami. Il riferimento online è già disponibile si cercano altre storie.

Un sito web per raccogliere le storie dei cittadini come memorie di una comunità. Il 13 gennaio a Nembro, nella Biblioteca Centro cultura «Tullio Carrara» gremita, si è tenuta la presentazione del progetto «Cantami», volto al recupero delle memorie personali e collettive dei nembresi attraverso interviste e testimonianze. Sono intervenuti la dottoressa Lice Ghilardi, ideatrice del progetto, il professor Paolo Barcella, formatore del gruppo di volontari impegnati nelle interviste, e i volontari-intervistatori e narratori e don Sergio Gamberoni.

Oltre la pandemia

L’idea del progetto nasce durante la prima ondata di Covid-19, dalla condivisione, tra alcuni nembresi, di solitudini, lutti e malattia. Dal dolore delle perdite è scaturita la consapevolezza della ricchezza dei legami in un tessuto comunitario, che non si esaurisce nel ricordo della pandemia, ma è e sarà in continua evoluzione. Il Covid ha creato un «gap» generazionale, perché il virus si è accanito in modo particolare sui più anziani. L’intenzione è di non perdere le loro storie: da qui la raccolta di memorie delle loro vite da parte di familiari e conoscenti. Racconti, ritratti fotografici e altri documenti da cui chiunque può scoprire qualcosa di sé leggendo le storie di altri. Ognuno potrà contribuire, narrando anche d’altro (dalle disabilità alle malattie).

Il senso di comunità

Sul sito cantami.it (già attivo) la voce «storie» si biforca nelle sezioni «storie di famiglia» e «storie di comunità» e in quest’ultima sono riportati i traumi pandemici delle realtà del territorio (il centro diurno dei disabili e l’Asst Bergamo Est). Promotori del progetto sono Lice Ghilardi, Serena Rondi della San Vincenzo De Paoli, Raffaella Mezzetti del Cpa di Nembro e Barbara Teruzzi dell’Oratorio. In seguito sono state coinvolte l’amministrazione comunale (sia la precedente che la presente) e la Biblioteca. A moderare era Giulia Donzelli, che coordina il progetto. Sara Bergamelli, assessora alla Cultura, ha detto che «in continuità con l’amministrazione precedente, vogliamo far percepire ogni giorno il senso di comunità, perché nessuno si senta solo. I ricordi di chi ci ha lasciati non devono anch’essi soffocare» e ha invitato a fare il passaparola per diffondere il progetto. Serena Rondi, nembrese e presidente provinciale della San Vincenzo di Bergamo, associazione che ha dato «forma e futuro al progetto», ha sottolineato che «la collaborazione nasce dall’affinità tra l’obiettivo del progetto e quello dell’associazione: vincere le fragilità, coltivando i legami sociali col dialogo».

«I nodi non sciolti»

A raccogliere le testimonianze dei familiari delle vittime, sono stati i volontari. Un assaggio della loro formazione è stato dato da due relatori d’eccezione. Ghilardi, professoressa in neuroscienze alla City university di New York, ha spiegato il funzionamento scientifico della memoria. Il professor Barcella, docente in storia contemporanea all’Università di Bergamo, ha evidenziato che «dobbiamo aiutare noi stessi a superare i nodi che non abbiamo sciolto». Il titolo, che si rifà al primo verso dell’Iliade, richiama la prima lezione di Ghilardi da studentessa del professor Tullio Carrara, personaggio molto amato dai nembresi e «collante» della comunità. «Il Covid mi ha portato via marito e cognati» ha raccontato una signora tra gli intervistati. «Quando mi hanno chiesto l’aneddoto che ho più a cuore su mio marito, ho risposto: il suo sguardo prima di un lungo viaggio». Le informazioni per partecipare all’iniziativa sono sul sito cantami.it

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