Si è spenta il 25 Aprile ad Aviatico la bimba testimone dell’orrore nazifascista
IL LUTTO. Clara Mosca è morta sabato, nella casa di Ama dove aprì la porta ai soldati che cercavano i bambini ebrei nascosti, e salvati, dai suoi genitori e fratelli.
Era solo una bambina quando i soldati bussarono alla porta di casa e le puntarono contro un mitra. Un’immagine che non l’ha mai abbandonata. Clara Mosca si è spenta a 89 anni, sabato proprio nel giorno della Festa della Liberazione: una ricorrenza che amava celebrare e di cui aveva conosciuto il vero significato, diventando fino una delle più preziose memorie storiche di Ama di Aviatico. Assieme al fratello Guerino, era una delle ultime testimoni dei rastrellamenti compiuti nel borgo durante la Seconda guerra mondiale, quando fascisti e nazisti cercavano cittadini di religione ebraica nascosti grazie alla rete silenziosa degli abitanti.
Ospitarono una famiglia ebrea
La sua famiglia fu protagonista diretta di una straordinaria opera di salvezza. Nella casa di via Ama, in cui Clara era cresciuta con il fratello Guerino e gli altri cinque fratelli e sorelle, tra il 1943 e il 1945 i Mosca accolsero e protessero una delle cinque famiglie ebree rifugiate nel borgo, i Lascar. Padre, madre e due figli, ma in tutto furono 17 persone - tra adulti e bambini - che trovarono riparo tra quelle montagne grazie a un’intera comunità che scelse di
Tenne per se per molti anni i suoi ricordi, affidati poi alla poetessa Aurora Cantini
rischiare. Ogni gesto poteva essere fatale: eppure il paese si trasformò in un rifugio discreto e organizzato. Il parroco insegnava i riti cristiani per aiutare i profughi a confondersi tra gli abitanti, mentre gli abitanti facevano di tutto per non destare sospetti.
Il padre Basilio aprì le porte di casa, mentre i figli contribuirono in modi diversi: la sorella maggiore, che lavorava in Comune, si occupava dei documenti falsi, mentre Guerino insegnava ai ragazzi piccoli lavori quotidiani per mimetizzarsi. Clara, bambina, osservava e lavorava. Quel giorno stava pulendo le cicorie quando arrivarono i fascisti: le armi puntate, la paura, la richiesta di condurli dal padre convinti che nascondesse qualcuno, ma senza prove. Alla fine, tutti si salvarono.
Il ringraziamento dopo la fine della guerra
Dopo la guerra arrivarono lettere di ringraziamento, poi distrutte per garantire l’anonimato e la sicurezza di chi aveva aiutato. Così quella vicenda rimase a lungo custodita solo nella memoria, fino a quando è riemersa grazie all’incontro con Aurora Cantini che l’ha raccolta nel libro «Un rifugio vicino al cielo», edito nel 2020. Una storia che ha restituito volti e nomi a quelle famiglie - i Lascar, i Carubà e gli Iachia - e ha acceso i riflettori su una pagina esemplare di solidarietà.
Il fratello don Marino fu il protagonista della salvezza del borgo di Ganda
Clara è rimasta per tutta la vita ad Ama, profondamente legata alla sua comunità. «È stata, insieme al fratello Guerino la memoria storica del borgo di Ama» è il ricordo del sindaco Mattia Carrara. «Ha gestito la trattoria Tre Corone, locale fondato nel 1885, quando ancora era ufficio di posta e centralino telefonico. Ha sempre curato il decoro della chiesa ed era fedelissima al ministero della lettura al quale non rinunciava, scendendo a piedi dalla propria abitazione nonostante la fatica della salita. Personalmente la ricordo come una persona gentile, radicata nella comunità e disponibile quando necessario a soccorrere chiunque avesse bisogno anche con piccoli ma preziosi esempi di carità cristiana, come le iniezioni o il supporto materiale o morale». Una donna minuta, «una bambolina»: così la ricorda l’autrice del libro, con cui lei e Guarino avevano stretto un legame indissolubile.
Fino agli ultimi anni vestiva con colori pastello, cerchietto tra i capelli, un’eleganza delicata quasi a voler recuperare quell’infanzia interrotta troppo presto.
«Nella sua cucina, sempre ordinata, spiccava la fotografia del fratello don Marino Mosca, che si inginocchiò davanti al comandante fascista Aldo Resmini evitando che il paese di Ganda venisse distrutto: era il suo eroe», ricorda Cantini.
Non amava raccontarsi, Clara. Per anni aveva liquidato quei ricordi con semplicità: «A chi vuoi che interessino», diceva. Eppure oggi la sua storia - che nel 2023 era stata raccontata anche dalla Rai quando dopo 80 aveva incontrato Sergio Iachia, uno dei bambini ebrei - resta come testimonianza viva di un tempo in cui il coraggio non faceva rumore, ma salvava vite.
I funerali saranno celebrati lunedì 27 aprile alle 15, partendo dall’abitazione di via Ama 58 per la chiesa parrocchiale della frazione. La veglia di preghiera è prevista per domenica 26 aprile alle 18.30.
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