A Tangeri, imparando a mettersi a servizio
IL VIAGGIO. L’esperienza di Clara ed Elisa, studentesse universitarie, con Young Caritas Bergamo.
Lettura 1 min.A Tangeri hanno imparato che mettersi a servizio può significare anche fare un passo indietro. Clara Ubbiali, 22 anni, di Mozzo, studentessa di Scienze politiche, ed Elisa Porrini, 23 anni, di Bergamo, laureata in un corso interfacoltà tra Lingue e Scienze politiche e oggi studentessa di Scienze dell’educazione, sono due delle tre ragazze partite la scorsa estate per il Marocco con «Sogliaggi», la proposta di Young Caritas Bergamo che accompagna i giovani fra i 18 e i 30 anni in zone di confine.
A contatto con la marginalità
La missione vera e propria è stata preceduta da un percorso di preparazione durato alcuni mesi. Fra fine giugno e inizio luglio hanno vissuto a Tangeri, ospitate dalle Suore Adoratrici e incontrando alcune realtà impegnate con persone che vivono situazioni di forte marginalità. Un volto della città distante da quello più conosciuto dal turismo. «Mi ha colpito la doppia velocità di Tangeri - racconta Porrini -. C’è una parte estremamente moderna, con gli hotel anche di lusso, e accanto una situazione di estrema povertà».
Uno spazio protetto
Tra le persone incontrate ci sono soprattutto bambini e adolescenti che vivono in strada. Una parte importante dell’esperienza si è svolta nell’ambito del progetto «El Faro», che offre a questi minori un luogo diurno dove trovare pasti, attività educative e uno spazio protetto; per alcuni esiste anche la possibilità di intraprendere un percorso più strutturato verso la formazione e l’autonomia. Le giovani erano partite immaginando di proporre giochi e attività. Una volta arrivate hanno però capito che il loro contributo doveva prendere un’altra forma. «Abbiamo preferito stare dietro le quinte - spiega Ubbiali -: preparare i pasti, pulire gli spazi, stare con i ragazzi quando erano loro ad avere voglia di interagire con noi. A volte volevano semplicemente riposare in pace». Anche la barriera linguistica rendeva più difficile costruire una relazione. Per Porrini la parola chiave è stata allora «flessibilità»: accettare che quanto immaginato prima della partenza potesse cambiare una volta incontrata la realtà e mettersi a disposizione di chi lì lavora e vive ogni giorno.
Una scelta diventata forse la lezione più importante del viaggio. «Un’attività - sottolinea Ubbiali - può essere piacevole, ma se non si inserisce nei percorsi e nel contesto locali è meglio chiedersi se sia davvero utile». Per entrambe l’esperienza è stata significativa, forte. «Mi ritrovo spesso a pensare a quei ragazzi per strada», rivela Porrini. Per entrambe è stata utile per conoscersi meglio, interrogarsi sui valori, i propri limiti e anche sul futuro. «La consiglio - conclude Ubbiali - perché ci ha permesso di scoprire aspetti che non avrei considerato. È stata impattante, sicuramente. Ma alla nostra età questo aiuta anche a capire cosa si vuole fare ed essere nella vita».
© RIPRODUZIONE RISERVATA