ConGiulia, 1.400 studenti al concorso sulla felicità
LA PREMIAZIONE. Edizione record per l’appuntamento letterario e artistico. Dai ragazzi riflessioni profonde. Il papà: concretizzato il sogno di mia figlia.
Lettura 2 min.Un’edizione di record e grandi sorprese quella di quest’anno, l’undicesima, per il concorso artistico-letterario promosso da ConGiulia, l’associazione costituita dai genitori e dagli amici di Giulia Gabrieli, la ragazza mancata nel 2011 a 14 anni per malattia e proclamata Serva di Dio, insieme a Il sorriso di Gaia e con il patrocinio di Comune di Bergamo e Asst Papa Giovanni XXIII.
La premiazione, condotta da Mattia Dognini e Chiara Finazzi, ha visto celebrare i vincitori di ognuna delle categorie (scuola primaria e secondaria di primo grado in ospedale, scuola in carcere, scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado, università) e, per ognuna, un podio dedicato a ogni tipologia di elaborato (testo letterario, arti grafiche, performance). Molti anche gli ex aequo a dimostrare l’altissimo livello delle opere in gara quest’anno, sul tema «Per me la felicità…».
Al termine dell’evento, trasmesso in streaming con la regia di Massimo Gandossi per permettere a classi e studenti partecipanti di assistere in collegamento dalle proprie aule, anche un premio assoluto, conquistato dalla 4ª Atg dell’Istituto Zenale e Butinone di Treviglio con il cortometraggio «La giusta luce», celebrato dalla giuria per «originalità, cura dei particolari e profondità dei contenuti, elementi che rendono il video un vero e proprio cortometraggio d’autore». Tutti gli elaborati in gara saranno visibili sul sito di ConGiulia.
Oltre 1.400 studenti coinvolti da 63 scuole da tutta Italia, per un totale di 337 elaborati. Sorprendente, per la giuria, anche la qualità media: «Ci siamo resi conto che proporre un tema così ambizioso non è stata, come temevamo, un’idea azzardata. Niente banalità, piuttosto riflessioni individuali o collettive profonde, controcorrente e creative»
Ospite d’eccezione per la premiazione delle due categorie relative alla scuola in ospedale la dottoressa Claudia Pellegrinelli, oncologa del «Papa Giovanni», mentre ha ricevuto di persona il primo premio nella categoria testo letterario per la scuola secondaria di primo grado Isabel Caroppa, della scuola First campus, vincitrice con la poesia «Fata felicità».
Altissima l’adesione da tutta Italia
A lasciare di stucco l’organizzazione i numeri delle adesioni: oltre 1.400 studenti coinvolti da 63 scuole da tutta Italia, per un totale di 337 elaborati. Sorprendente, per la giuria, anche la qualità media: «Ci siamo resi conto che proporre un tema così ambizioso non è stata, come temevamo, un’idea azzardata – spiega Daniela Spoldi, coordinatrice del concorso –. Niente banalità, niente frasette da Baci Perugina, ma piuttosto riflessioni individuali o collettive profonde, controcorrente e creative». Interessante in particolare, per la coordinatrice, un dato: nonostante i social siano il «luogo» più frequentato dai giovani – si parla di una media tra le tre e le sei ore al giorno –, nessuno dei partecipanti si è ispirato a quel mondo per rappresentare la propria idea di felicità, se non per prenderne criticamente le distanze. «Una rivincita delle relazioni interpersonali» quella che emerge per Spoldi dagli elaborati, che rappresentano anche un «manifesto generazionale sulla felicità», offerto da un campione significativo di studenti di ogni ordine e grado.
Gli studenti e le classi in gara andavano infatti dalla scuola dell’infanzia all’università, comprendendo anche due scuole in ospedale, la primaria del Papa Giovanni e la secondaria di primo grado del San Gerardo di Monza, e la scuola in carcere del Cpia di Bergamo. A questi l’affettuoso saluto di Antonio Gabrieli, padre di Giulia e presidente dell’associazione, che ha ringraziato anche «le persone che in questi anni hanno concretizzato il sogno di Giulia, dando ascolto e voce ai giovani». «Una domanda all’apparenza banale – ha commentato l’assessore ai Servizi educativi e scolastici, Marzia Marchesi –, ma che ci mette in discussione e ci ricorda che la felicità non è un dato, ma si cela proprio nella sua ricerca: quando siamo in cammino per cercare la felicità la stiamo già vivendo».
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