Il «Tabiòt» per cultura e socialità: dai giovani uno spazio aperto a Bonate Sopra
VOLONTARIATO. L’installazione al Parco del Dordo realizzata da «Paesaggi Prossimi», collettivo informale nato un anno fa. «Gli ambienti agricoli e naturali sono patrimoni da valorizzare».
Lettura 2 min.Martelli, seghe, travi recuperate da vecchi cantieri, ragazzi e ragazze chini sui disegni di progetto, fra chiacchiere e impegno, sorrisi e concentrazione. È questa la scena che accoglieva chi, nei giorni scorsi, arrivava al Parco Aldo Moro di Bonate Sopra, dove una decina di giovani provenienti da Bergamo, dalla provincia ma non solo, stavano costruendo un «Tabiòt». La struttura, una volta completata e montata al vicino Parco del Dordo, è diventata uno spazio aperto per incontri, laboratori, spettacoli. Un’installazione temporanea trasformata in un epicentro di attività culturali e occasioni di socialità. Dietro quel cantiere c’è Paesaggi Prossimi, collettivo informale nato poco più di un anno fa dall’iniziativa di Matteo Togni, 28 anni, Filippo Gelfi, 27 anni, e Francesca Maggioni, 28 anni, tutti di Ponte San Pietro.
Una riflessione sul territorio
Architettura, paesaggio, design e progettazione sono gli ambiti nei quali i tre fondatori si sono formati e oggi lavorano. È proprio da quelle competenze che è nata una riflessione sul territorio in cui vivono, l’Isola Bergamasca, scelta come punto di partenza per un ragionamento che potrebbe valere per molte aree della Pianura Padana: «Negli ultimi decenni - spiegano - il paesaggio è stato profondamente trasformato dall’espansione urbana. Eppure proprio gli ambienti agricoli e naturali rappresentano la qualità di questi luoghi. Non sono vuoti da riempire o spazi anonimi ma patrimoni ambientali, produttivi e culturali da conoscere e valorizzare». Per trasformare questa riflessione in un’esperienza concreta è nato, in collaborazione con la cooperativa sociale Aeris, il progetto del «Tabiòt», vincitore del bando Youth Bank 2025 di Fondazione della Comunità Bergamasca e dedicato al benessere delle comunità e agli spazi di aggregazione. La proposta è stata presentata poi ai Comuni del territorio e Bonate Sopra ha raccolto la sfida, mettendo a disposizione gli spazi e accompagnando un’iniziativa.
Il laboratorio, tenutosi dal 20 al 24 luglio, è iniziato con due passeggiate dedicate alla scoperta del centro storico e del paesaggio di Bonate Sopra. Dopo queste, il lavoro è entrato nel vivo: diciotto giovani tra i 18 e i 30 anni, selezionati attraverso una call pubblica, sono stati suddivisi in gruppi impegnati nella carpenteria, nella copertura e nei diversi elementi della struttura. Il percorso è stato realizzato con Wunder e So.no. Società Nomade, che hanno curato la progettazione partecipata e il workshop di autocostruzione. «Lavorare insieme - raccontano Togni, Gelfi e Maggioni - è prima di tutto un’occasione per conoscersi, confrontarsi e creare relazioni. La struttura è importante, ma lo è altrettanto il processo che nasce attorno alla sua realizzazione». Il nome richiama i «tabiòt» che punteggiano la campagna bergamasca: ricoveri rurali utilizzati dagli agricoltori per custodire gli attrezzi o trovare riparo durante il lavoro nei campi. Quella realizzata a Bonate Sopra è una reinterpretazione contemporanea di quell’architettura, con un pennacchio sulla cima a richiamare l’attenzione. Costruita quasi interamente con materiali di recupero - travi provenienti da un cantiere, archi di serre dismesse, raggi di biciclette e pietre raccolte lungo il Brembo - sarà una struttura aperta, pensata come una sorta di «casetta» ma anche come un grande tavolo conviviale capace di adattarsi a usi diversi: laboratori, incontri, concerti, attività per bambini e «talk» dedicati al paesaggio.
Un luogo vissuto dalla comunità
Dopo l’inaugurazione di sabato 25 luglio, preceduta da un corteo per le vie del paese e seguita da un «dj set», la struttura ha abbracciato subito la sua missione: domenica 26 si è tenuta una narrazione con suoni dal vivo per bambini e famiglie. E da settembre prenderà il via un calendario di appuntamenti che accompagnerà il progetto fino a ottobre: «L’obiettivo - concludono - è che il Tabiòt diventi un luogo vissuto dalla comunità e che, una volta conclusa l’esperienza a Bonate, possa essere ricostruito ogni estate in un paesaggio diverso».
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