Diocesi:«Un santuario di carità»  Fondo per famiglie e  imprese

Diocesi:«Un santuario di carità»
Fondo per famiglie e imprese

Don Carminati, vicario per gli affari economici, spiega il senso della costituzione del fondo a favore delle famiglie e delle piccole imprese: «Partecipiamo alle difficoltà che la nostra comunità sta vivendo»

«Quando si verifica un evento così terribile come la pandemia che ha colpito le nostre comunità, spesso si è reagito costruendo un santuario. L’invito del nostro vescovo Francesco Beschi è stato quello di edificare un santuario di carità, non un ex voto di pietra» dice don Mario Eugenio Carminati, vicario per gli affari economici della Diocesi, spiegando il senso della costituzione del fondo «Ricominciamo Insieme» che risponde proprio al desiderio di un santuario che sostenga quanti si trovano in difficoltà, travolti dall’emergenza sanitaria.

«La scelta di costituire un fondo – aggiunge don Carminati – è espressione della Diocesi che legge la situazione, stando dentro la storia. La Chiesa, come comunità di uomini, vive dentro le vicende umane. Non intende né estraniarsi né comportarsi come magnate che elargisce denaro, ma partecipa con la comunità alle difficoltà che viviamo insieme».

Il fondo è frutto di un impegno «non esente – sottolinea don Carminati – dalla fatica della partecipazione. Con Caritas c’è anche la Chiesa universale con 1,1 milioni di euro stanziati dalla Cei. L’investimento è grosso e richiede un sacrificio, ma di fronte a questa situazione si vuole offrire ristoro alle anime e rinfrancare chi si trova in difficoltà ad affrontare una nuova condizione di povertà».

Il nuovo progetto prevede in particolare contributi destinati a famiglie e piccole imprese per poter ricominciare e ripartire con fiducia dopo la pandemia. Per le famiglie significa un aiuto economico per le principali voci che gravano sul bilancio familiare, dall’affitto della casa e delle spese ad essa collegate (mutuo, energia elettrica, gas, acqua, alimentazione), alla scuola (retta, mensa, libri, sussidi vari, supporto per sostegno psicologico o sostegno di recupero scolastico), servizi di assistenza e cura di anziani, malati, persone sole, disabili, badanti, colf, agli anziani accuditi in casa (garantire che non manchi, là dove necessario, la presenza di personale che assista e curi la vita ordinaria dell’anziano), agli anziani ospiti in Rsa (intervento «una tantum» per gli enti gestori delle Rsa a garanzia degli operatori socio-sanitari perché non perdano il posto di lavoro), fino alle attività estive (opportunità a tutti i ragazzi e adolescenti di prendere parte alle attività estive proposte dalle parrocchie in supporto alle famiglie). Altra attenzione riguarda il sostegno al lavoro con credito a favore di piccole-medie attività artigianali e commerciali.

«Non si tratta di elargire carità – continua don Carminati – ma di condividere con la gente una condizione di povertà. La Chiesa non è fuori, è invece solidale. E si rivolge in particolare a sostenere famiglie e piccole attività. Potrebbe sembrare una scelta settoriale, ma ci rivolgiamo a chi sta subendo più pesantemente le conseguenze della pandemia. Lo sguardo è ampio, perché nella famiglia vediamo le diverse generazioni. I bisogni riguardano infatti fasce d’età differenti». Nelle famiglie c’è necessità di sostenere l’educazione con contributi per le rette scolastiche o l’acquisto del materiale. Ma per figli adolescenti o giovani i costi da sostenere toccano le attività estive. Ed ancora il nucleo può vedere la presenza di anziani che hanno necessità di accudimento e cura. «Nella famiglia le esigenze possono essere davvero tante e diverse».

Il fondo può contare su una somma assegnata di 5 milioni di euro: oltre un milione da Cei, un milione dalla Diocesi, uno da Caritas diocesana, uno da Diakonia, si sta raggiungendo il milione con le mensilità che i sacerdoti stanno mettendo a disposizione, oltre alle offerte che si possono continuare a versare a Ubi Banca-Filiale di Bergamo di Borgo Palazzo. Iban IT81L0 311111104000000002724,causale «Ricominciamo insieme». Intesa Sanpaolo ha contribuito con altri 5 milioni di euro


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