Primo ok ai vaccini che si auto-amplificano

Il Giappone fa da apripista all'approvazione di una nuova generazione di vaccini dal meccanismo d'azione completamente nuovo, che potrebbe diventare un'arma contro molte malattie, compresi i tumori, e che richiede dosaggi più bassi, quindi con minori effetti collaterali. La particolarità dei nuovi vaccini è nella capacità di auto-replicarsi e per questo sono indicati con la sigla 'sa-mRna', dall'inglese 'self-amplifying mRna'. La loro portata è rivoluzionaria, osserva la rivista Nature sul suo sito.

Allo studio da circa 20 anni, la tecnologia sulla quale si basano è arrivata adesso in una fase matura, che in poco tempo ha portato a decine di sperimentazioni in corso. E' un nuovo passo in avanti nell'evoluzione dei vaccini, che arriva a poco tempo da quelli a Rna messaggero, che sono stati decisivi nella lotta contro la pandemia di Covid-19. Entrambi si basano sulla molecola di Rna messaggero, il braccio destro del Dna che trasferisce l'informazione contenuta nel genoma alle strutture delle cellule addette alla produzione delle proteine. Tuttavia sarebbe un errore considerarli parenti: per il loro particolare meccanismo d'azione, i vaccini sa-mRna "sono profondamente diversi da quelli a mRna", osserva sul sito di Nature Anna Blakney, bioingegnere dell'Università canadese della British Columbia. E' per questo che, rispetto ai primi, richiedono dosi molto più piccole, pari a un sesto.

La differenza fondamentale è nel meccanismo di funzionamento: i vaccini a mRna sfruttano le strutture che si trovano nelle cellule, dando loro le informazioni necessarie per produrre gli anticorpi specifici contro un particolare virus; i vaccini sa-mRNA non compiono questo passaggio perché hanno geni che permettono loro di auto-replicarsi, ossia di produrre direttamente gli anticorpi nelle cellule in modo autonomo e in quantità maggiore.

In Giappone l'uso del primo vaccino di questo tipo, indicato con la sigla Arct-154, è stato approvato come richiamo contro il Covid-19 negli adulti, sulla base dei risultati di alcune sperimentazioni cliniche, la più recente delle quali è stata condotta in Vietnam su 16mila persone e su uno studio di fase 3 sull'utilizzo come richiamo nella vaccinazione anti Covid-19. I primi dati sul vaccino, messo a punto dall'azienda californiana Arcturus Therapeutics e dall'australiana Csl, sono in via di pubblicazione su una rivista scientifica internazionale e attualmente online sulla piattaforma MedRxiv. Le aziende, si legge sul sito di Nature, puntano ora all'approvazione in Europa per il prossimo anno.

Nel caso di questo vaccino, il bersaglio è la proteina Spike utilizzata dal virus SarsCoV2 per invadere le cellule e il gene che, come una fotocopiatrice, permette alla molecola di mRna di auto-replicarsi e produrre l'arma per combatterla è stato estratto dal virus responsabile dell'encefalite equina venezuelana. Del virus è stato utilizzato solo questo componente, prelevato in modo da garantire la sicurezza nella somministrazione del vaccino sull'uomo.

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