Giovedì 01 Agosto 2013

Dove Federico II sconfisse la Lega
oggi riaffiora la città degli enigmi

di Paolo Aresi
Non molti sanno che qui, sul confine della pianura bergamasca, si combatté una delle più grandi e terribili battaglie del medioevo, che qui, a Cortenuova, l'imperatore Federico II affermò il suo potere contro la Lega Lombarda. E non sono tanti i bergamaschi che sanno che la nostra città non si schierò con la Lega Lombarda, ma con l'imperatore.
Adesso il sole splende, dalla terra sale la polvere, gli archeologi sono al lavoro. In questo lembo di pianura, fra Cortenuova e Romano di Lombardia, passerà una nuova strada, la tangenziale est di Romano, in mezzo ai campi. Sotto il primo strato di terra sono emerse delle tombe medievali. Al di sotto delle sepolture sono stati rintracciati i resti di costruzioni, di abitazioni. Sta venendo alla luce un'ampia area abitata, i perimetri dei muri appaiono sparsi per una lunghezza di circa trecento metri.
Gli interventi sono affidati alla cooperativa Archeosistemi e responsabile dei lavori è Glenda Passera. Il coordinamento è a cura della Sovrintendenza ai beni archeologici della Lombardia, in particolare di Maria Fortunati, funzionario responsabile per l'età romana e medievale: «Ancora non facciamo ipotesi, gli scavi sono in corso. Ma questa è un'area speciale, qui gli uomini si sono insediati già durante l'età del bronzo. Per quanto riguarda gli ultimi scavi, possiamo rintracciare tre periodi: il tardoantico, l'altomedioevo e il medioevo più tardo. Si trattava in buona parte di abitazioni, abbiamo individuato diversi resti di focolari».

Un insediamento scomparso in maniera enigmatica. Spiega Riccardo Caproni, studioso di storia locale, ispettore onorario della Sovrintendenza: «Questo centro abitato era ancora attivo verso il Mille. Lo testimonia il ritrovamento di una monetina con l'effigie dell'imperatore Ottone III». L'abitato si sviluppa attorno a una fortificazione, a una «motta», una specie di terrapieno che si ergeva per qualche metro al di sopra della pianura ed era protetto da muri. La motta è visibile ancora oggi, vi si trova una bella abitazione ricavata da una vecchia cascina. Ci sono rigagnoli d'acqua attorno alla motta. Anticamente, proprio davanti a questo terrapieno fortificato, scorreva il fiume Serio, oggi chiamato «Serio morto»: un lembo di campagna compreso fra la motta e un filare di alberi che forse era l'altra sponda, a 150 metri di distanza. Non si sa quando e in seguito a quali eventi il fiume abbandonò il suo antico letto per spostarsi verso est. Ma ancora nel XIX secolo il Serio morto in certi mesi si colmava di acqua. La presenza del fiume e del terrapieno difensivo ? il «Dignone» ? rendeva questo luogo abbastanza sicuro. Continua Caproni: «Nel corso degli ultimi duemila anni, il Serio ha cambiato alveo in diversi punti, lasciando alcuni rami morti. Queste modificazioni avevano dei riflessi anche sui luoghi abitati dall'uomo, sulla viabilità. Non sappiamo se la modifica del corso del Serio abbia a che fare con la scomparsa del paese che sta tornando alla luce. La presenza del Dignone fortificato e delle epigrafi rinvenute in questo luogo attorno al XIX secolo fanno pensare a una presenza dall'età romana fino all'età degli Ottoni».

Si pensa che qui attorno siano state scavate le fosse comuni per i morti della terribile battaglia, ma ancora si tratta soltanto di ipotesi. Ricorda Caproni: «Dove si trovino queste fosse comuni ancora non è chiaro, ma si ritiene che siano in questa zona. Quella battaglia fu terribile, si affrontarono due eserciti mastondontici per l'epoca, quindici-ventimila armati per parte». Era il 27 novembre del 1237, un giorno freddo e nebbioso. Federico II aveva posto sotto assedio la fortezza di Montichiari, i cui resti ancora oggi si ammirano passando in autostrada. Era una fortezza grande, possente, posta sulla collina. Resistette all'esercito imperiale per due settimane. Spiega Caproni: «Il suo sacrificio non fu però vano: le truppe imperiali furono impegnate consentendo ai milanesi e ai loro alleati di organizzare l'esercito per accorrere in aiuto di Brescia».

Nelle truppe guelfe, nemiche dell'imperatore, erano confluiti cremaschi, novaresi, lodigiani, vercellesi, alessandrini e piacentini, concentrati a Milano. L'esercito milanese si pose in marcia per salvare Brescia, passò l'Adda a Cassano. I bergamaschi erano invece alleati dell'imperatore, gli mandarono duecento cavalieri. L'imperatore era accampato a Pontevico. Le cronache parlano di giornate fredde, di pioggia insistente. Federico decise una falsa ritirata verso Cremona, l'esercito milanese abboccò, i suoi comandanti pensarono che Federico avrebbe svernato a Cremona e che tutto fosse rinviato. L'esercito bresciano ritornò in città, gli alleati ripiegarono verso Milano e a Cortenuova si accamparono per passare la notte. I bergamaschi vigilavano dal castello di Cividate: riuscirono ad avvisare l'imperatore della sosta dei milanesi. Federico lanciò l'attacco, mandò avanti gli arcieri saraceni seguiti dai cavalieri che piombarono improvvisamente sull'ignara fanteria nemica intenta a erigere le tende per la notte. Scrisse Pier delle Vigne in una lettera: «Gli avamposti di entrambi gli schieramenti, entrando a contatto qua e là scontrandosi violentemente incitati dal suono delle trombe di guerra, sui campi di Cortenuova diedero inizio a una terribile battaglia... la sorpresa fu tale che lo sbigottimento si tramutò in terrore».

Scrisse lo stesso Federico II: «Ed ora esulti il capo del Romano Impero e per la vittoria di tanto principe si rallegri il mondo intero. Arrossisca di vergogna l'illegale lega dei Lombardi, sia scompigliata la follia del ribelle, e i popoli nemici siano presi da terrore per una così micidiale strage».
Paolo Aresi

a.ceresoli

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