Mercoledì 02 Ottobre 2013

Contesa da Treviglio e Caravaggio
la «gatta» rapita finisce al museo

Ricordate la «Secchia rapita»? Il poema di Alessandro Tassoni narra la storia del conflitto fra Bologna e Modena (1325) conclusosi con il furto da parte di assetati modenesi di una secchia di legno, trafugata da un pozzo come trofeo di guerra.

Qualcosa di simile - una sorta di «secchia rapita» in «salsa bergamasca» - è accaduto nella Bassa Bergamasca nello stesso periodo. A contendersi non un mastello di legno, bensì una pietra, trevigliesi e caravaggini. Una battaglia conclusasi con la vittoria dei primi.

La pietra in questione è un gatèl, un bassorilievo che fungeva da cippo o termine di confine. Il termine dialettale è stato italianizzato in «gatta», così che tutti pensano che il quadrupede scolpito nella pietra sia uno strano felino, mentre in realtà si tratta di un cavallo.

La «gatta» delimitava appunto i limiti tra Treviglio e Caravaggio e fu a lungo oggetto di diatriba tra le due città , da quando fu rinvenuta in una zona di confine tra i due paesi nel 1392 in via Caravaggio sulla strada statale 11, denominata negli statuti del 1392 via Caravagli. Persino San Bernardino da Siena dovette intervenire per placare gli animi dei contendenti predicando la pace. Diciamo subito che oggi la «gatta», murata per secoli in un vicolo a Treviglio, è conservata nel museo civico, mentre sulla facciata del palazzo antistante la Basilica, in piazza Manara, è esposta una copia.

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m.sanfilippo

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