Lunedì 04 Novembre 2013

Demolita o venduta? È un giallo
Ma la Fiascona non zampilla più

di Emanuele Roncalli

È un caso per «Chi l'ha visto» o «Linea Gialla». Ma stavolta non si tratta di bimbi scomparsi, inghiottiti dal nulla, o di adulti di cui si sono perse le tracce. Fortunatamente, non ci sono genitori in lacrime, fidanzate in apprensione, che attendono il ritorno a casa di un loro caro. Per chi ha però a cuore non solo gli affetti familiari, ma anche i monumenti, la storia, il patrimonio culturale della città – candidata peraltro a capitale 2019 –, il caso di cui parliamo in questa pagina non può non scuotere, suscitare interesse o almeno un pizzico di curiosità.

La cronaca di questi giorni ci ha consegnato episodi inquietanti: pezzi d'arte svaniti nel nulla, quadri trafugati e venduti a ignari collezionisti che hanno poi deciso di restituirli. Emblematico il caso delle opere – una cinquantina – incredibilmente sparite dal monastero di Astino. Qui però non si tratta di vestire i panni del detective, né di accusare alcuno di essere un ladro o un furfante. A noi interessa invece sapere il destino di una bella opera di arredo urbano – in poche parole di una fontana – datata XVI secolo, autentica testimonianza artistica e non solo risalente ai primi decenni del Cinquecento.

Oggetto della nostra indagine è la Fiascona, sparita dal cuore pulsante della vita quotidiana di Bergamo. Una fontana dalle forme sinuose, panciuta come un fiasco, assai apprezzata dai bergamaschi nei secoli passati. È inutile – in questo caso – sfogliare le pagine di storia locale custodite in polverose biblioteche, non si troverebbe alcunché se non qualche labile indizio. La storia della Fiascona è in ogni caso intrigante e tutta da raccontare. Per conoscere il suo passato – fatto di traslochi, nuove collocazioni e demolizioni – è necessario tornare al Cinquecento.

Forse non tutti sanno che il vecchio ospedale di San Marco si trovava dove oggi si erge il Palazzo della Libertà e si estendeva dietro la chiesa di San Marco (ribattezzata Santa Rita). Il Consiglio dei deputati dell'Ospedale nel 1535 ne approvò l'ampliamento, posizionandolo in una zona equidistante fra i borghi di Pignolo e di San Leonardo. Proprio qui, in mezzo al grande cortile, che si trovava la Fiascona. Con l'abbattimento del vecchio Ospedale, la fontana dovette traslocare in piazza Fontana (o della Fontana), l'attuale largo Rezzara, in fondo a via XX Settembre.

Distribuiva l'acqua agli abitanti di Borgo San Leonardo ed era alimentata dalla sorgente di Sant'Erasmo, poi, causa siccità, venne alimentata da una derivazione della roggia Curna. «È stata lì per più di tre secoli – ha scritto Renato Ravanelli –, quasi simbolo ideale di un borgo, come il San Leonardo, nel quale le osterie di certo un tempo non difettavano.

Qualche nome? I Tre Gobbi, la più famosa e l'unica sopravvissuta fino ai nostri giorni (c'è la lapide che ricorda Donizetti fra i clienti); le osterie del Bacco, del Borlazò, del Fondech, della Micheletta, dell'Ofelì, dell'Asperti, della Zagna, delle Due Ganasse. Ci stava proprio bene, sembrava fatta apposta, la Fiascona fra tutte quelle osterie». Anche se da lì non zampillava vino. Ma quella piazza non fu purtroppo la destinazione finale della fontana.

Lì resistette sino alla fine dell'Ottocento (1887), quando dovette lasciare spazio ai binari dei primi tram a cavalli. In sostanza la Fiascona era d'intralcio alle vetture trainate dai cavalli che transitavano lungo la contrada di Prato (via XX Settembre). In realtà fu dapprima chiusa agli inizi del 1882 perché, da analisi effettuate dall'Ufficio di sanità nel 1881, risultò che l'acqua era inquinata e, poi, con decreto del 26 settembre 1883 fu rimossa dal Comune.

Molti ritennero invece che il vero motivo fosse da ricercare nel passaggio della linea tranviaria. Per la gente abituata ad ascoltare lo zampillìo della Fiascona, quella «dipartita» fu uno smacco. Sotto gli austriaci, la fontana fu portavoce del malcontento popolare. La gente vi issava cartelli con satire e sberleffi, incitando il popolo a ribellarsi contro i dominatori, come quel Romeo Rosa che nel 1848, pose in cima alla Fiascona il berretto frigio, un copricapo rosso, icona rivoluzionaria, che fece irritare gli austriaci. Ma una volta tolta, dove è finita la fontana? Fu sicuramente smontata e portata nei magazzini comunali, ma durante la rimozione venne rotta nella parte centrale. Non fu in ogni caso fatta a pezzi, ma da quel magazzino un ben giorno sparì.

Dove è finita dunque? Una risposta la diede il compianto assessore Aldo Ghisleni che nell'aprile del 1998 durante una seduta della seconda Commissione consiliare affermò: «La fontana appartiene a un privato, che l'ha regolarmente acquistata dal Comune. D'intesa col sindaco, sto cercando di riacquistarla». Il tentativo fallì. E il fatto che per molti la fontana sia finita ad abbellire il bel parco di una villa (Longuelo? Colli?) non pare più una leggenda metropolitana. Anche Palafrizzoni potrebbe dunque tornare sulle tracce della fontana. O forse anche il legittimo proprietario potrebbe farsi avanti. La Fiascona è sua. Nessuno gliela porta via. Ma almeno ce la mostri. Perché questo pezzo di storia bergamasca non può rimanere nascosta fra aceri e platani.

r.clemente

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