Senatori, industriali, banchieri, patrioti I Silvestri di Sovere famiglia tuttofare

Senatori, industriali, banchieri, patrioti
I Silvestri di Sovere famiglia tuttofare

Senatori, industriali, banchieri e patrioti. Un piccolo paese di provincia, Sovere, è lo scrigno che conserva questa storia dimenticata, quella della famiglia Silvestri che tra il XIX e il XX secolo ha avuto due suoi esponenti, Girolamo e il figlio Giovanni, in grado di raggiungere i vertici nazionali dell’imprenditoria, della finanza e della politica.

Una storia che l’impegno del locale istituto comprensivo e dell’Accademia Tadini di Lovere hanno permesso di tirare fuori dai cassetti per restituirle l’onore che merita.

Girolamo Silvestri nacque nel 1813 da Giovanni Domenico e Maddalena Sterni. Quinto di nove figli, apparteneva a una famiglia immigrata a Sovere da Livigno nel corso del XVIII secolo e che si arricchì grazie al commercio del ferro.

Girolamo, rimasto orfano di padre a 10 anni, venne mandato a studiare all’Università di Pavia, dove si laureò ingegnere. Sposò Maria Sarti, figlia di un ingegnere di Milano (Giulio Sarti) che lo avvicinò alla professione coinvolgendolo tra il 1838 3 il 1840 nella costruzione della linea ferroviaria Milano Monza, la seconda ferrovia italiana e la prima a progettazione totalmente italiana.

La lapide dedicata a Giovanni Silvestri

La lapide dedicata a Giovanni Silvestri
(Foto by Tarzia)

Attraverso il suocero, Girolamo si avvicinò anche alla cerchia di Carlo Cattaneo, tanto da partecipare attivamente e in prima persona alle Cinque Giornate di Milano del 1848.

Il libro di biografie «Mente e cuore» stampato a Milano nel 1866 ricorda che Silvestri, con altri patrioti, «sin dal primo giorno, nell’incertezza dei successi, fece sventolare il vessillo tricolore della libertà, animando per tal modo i figli della campagna ad armarsi ed accorrere in aiuto dei generosi milanesi. Percorrendo dì e notte la linea da Treviglio alla cascina Ortighe e viceversa, trasportarono gratuitamente in quei cinque giorni memorabili più di trentamila campagnuoli in aiuto alla capitale. Spendevano giornalmente più di duemila lire italiane in compra di pane, di polvere, di piombo».

Negli anni successivi all’unità d’Italia, Girolamo si distingue per un’attività imprenditoriale che lo pone in primo piano nel panorama lombardo: partecipa all’industria meccanica Comi, Grandona & C. (successivamente confluita nella O.M. Officine Meccaniche) di cui diverrà presidente. Nel 1871 è tra i soci fondatori della Banca Lombarda di depositi e conti correnti. È inoltre uno dei più attivi imprenditori nella produzione della seta, fiore all’occhiello dell’industria lombarda: un censimento ottocentesco lo pone al secondo posto in regione per il numero di telai posseduti (117).

A Sovere i Silvestri erano proprietari di una filanda e del terreno su cui la famiglia fece costruire il palazzo affrescato dal Guadagnini e che oggi ospita al suo interno le classi della scuola primaria di secondo grado (le scuole medie).

Alla sua morte, avvenuta nel 1890, Girolamo Silvestri lasciò un patrimonio di 5.252.244 lire, terzo nella classifica dei «milionari» milanesi, ma il suo patrimonio, in titoli, arrivava fino a 12 milioni di lire.

Il figlio Giovanni nacque Genova nel 1858 e crebbe frequentando proprio le stanze di Palazzo Silvestri. Si trasferì poi a Milano, dove sposò Maria Volpi Bassani e si dedicò alla carriera imprenditoriale. Ben presto divenne uno dei pionieri dell’industria italiana, fondando la Miani e Silvestri, azienda che rilevò una delle più antiche manifatture milanesi, la Grondona Comi & C. già produttrice di chassis per carrozze tirate da cavalli. Nel 1890 fece costruire un nuovo stabilimento tra Vigentino e Morivione per sviluppare la produzione siderurgica fino a divenire una delle maggiori realtà economiche milanesi, giungendo ad occupare 4.000 dipendenti. L’azienda si occupava anche di meccanica pesante (produceva locomotive ferroviarie) e con il nome di O. M. (Officine Meccaniche) divenne una consociata del gruppo Fiat.

Nel 1905 Giovanni Silvestri è commendatore quando, col trasferimento della sede federale da Torino a Milano, assunse la carica di presidente della Federazione italiana giuoco calcio. Nel 1917 diventa invece membro del consiglio d’amministrazione della Società cantieri navali e acciaierie per la creazione di Porto Marghera e, negli anni successivi, consigliere della Società metallurgica italiana. Tra il 1919 e il 1920 è presidente di Confindustria, mentre nel 1924 diviene senatore del Regno. Tra le onorificenze che gli vengono conferite, anche quella di Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1910. Muore però senza eredi nel 1940 e per suo volere il palazzo di famiglia divenne un’opera pia, dotata di cospicue rendite e destinata all’assistenza dei malati di tubercolosi.

Durante il secondo conflitto mondiale il palazzo ospitò numerose ragazze orfane di guerra e solo nel 1946 l’Opera Pia potè muovere i primi passi. Nel 1977 l’edificio diventa di proprietà comunale per accogliere la scuola media del paese.

Da qualche anno sono proprio i ragazzi delle scuole a proporre visite guidate nelle sale affrescate del palazzo e a mettere in scena la vita di Girolamo e Giovanni Silvestri. La loro storia ora non è più dimenticata.


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