A Valleve il primo bebè dopo 4 anni Segno di speranza nell’anno del Covid
Il piccolo Roberto di Valleve con mamma Maria Midali e papà Pietro Scuri

A Valleve il primo bebè dopo 4 anni
Segno di speranza nell’anno del Covid

Il 2020 a Valleve verrà ricordato anche per una nuova nascita: un evento raro per il piccolo paese brembano, che conta in totale poco più di cento abitanti.

L’anno che tutti ricorderanno per la pandemia mondiale, il lockdown la chiusura delle scuole, la didattica a distanza e la crisi economica, il 2020, a Valleve verrà ricordato anche per una nuova nascita. Si tratta, infatti, di un evento raro per il piccolo paese brembano, che conta in totale poco più di cento abitanti, visto che l’ultimo nuovo nato risaliva al 2016. E, quasi a voler far capire di che pasta è fatto, Roberto, così si chiama il piccolo vallevese nato lo scorso anno, ha scelto il 25 febbraio 2020 per venire al mondo, solo quattro giorni dopo la scoperta del primo caso italiano di positivo al Covid-19. «Quando sono entrata in ospedale – ha ricordato la mamma di Roberto, Maria Midali, 30 anni, di Valleve – era il 24 febbraio, pochi giorni dopo la notizia dell’arrivo del coronavirus nel nostro Paese. Una data non semplice da dimenticare, per tanti motivi». Non un giorno qualunque, quindi, per quella che di certo non è stata una nascita qualunque, né per Maria e suo marito, Pietro Scuri, 33 anni, originario di Isola di Fondra, né per l’intera comunità di Valleve.

«Nostro figlio – ha continuato la mamma – è stato accolto davvero benissimo da tutta la comunità di Valleve. Basta dire che quando siamo tornati a casa, dopo qualche giorno dal parto, hanno persino suonato le campane a festa per festeggiarlo e festeggiarci tutti». I primi mesi in famiglia, però, non sono stati, per forza di cose, quelli che si ritrovano solitamente a vivere due neogenitori. Maria e Pietro, infatti, sono passati dalla loro camera dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove è nato il loro primogenito, al lockdown totale tra le mura domestiche dovuto al Covid-19.

«Già il parto non è stato, diciamo, normale – ha spiegato Maria –, perché anche se il caos coronavirus era appena scoppiato, mio marito non è potuto entrare fino all’ultimo ed è potuto entrare solo lui. Quando siamo tornati a casa, poi, ci siamo ritrovati in una realtà nuova, quella dell’essere genitori, in un cotesto completamente rivoluzionato, quello del lockdown. Fortunatamente Roberto è stato bravissimo e siamo riusciti a cavarcela nonostante fossimo praticamente soli: i nonni, ad esempio, per i primi mesi, causa chiusura, non hanno potuto vedere il nipotino». Nonostante le ovvie difficoltà, però, «siamo stati felicissimi e fortunati a diventare genitori in quel periodo – ha concluso la mamma –. Roberto ci ha riempito la vita e il lockdown. Nonostante quello che stava succedendo abbiamo vissuto bene perché non stavo chiusa in casa e di certo non ero una di quelle persone che sapeva cosa fare, perché stavo con mio figlio e lo portavo fuori quando potevo, visto che Valleve è piccolo non c’era rischio di incontrare qualcuno e potevamo permettercelo». Un nato dopo solo quattro anni che, purtroppo, conferma come la popolazione dell’alta valle, sia in continua discesa. Ma il piccolo Roberto rappresenta comunque un segno di speranza.


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