Il padiglione   del Kuwait a Val Brembilla Una lucida follia nel segno dei giovani

Il padiglione del Kuwait a Val Brembilla
Una lucida follia nel segno dei giovani

Era il padiglione del Kuwait all’Expo: un milione e mezzo di visitatori (al 16 ottobre 2015). È un «ammasso di rottami». Sarà l’incubatrice del futuro di una terra - la Val Brembilla - farcita di industrie e aziende artigiane che hanno bisogno (oltre a una strada decente, in particolare) anche di una prospettiva. Insieme agli amministratori, insieme agli industriali, insieme alle famiglie, insieme ai giovani.

I pezzi del padiglione, acquistato per 130 mila euro e per il rotto della cuffia (era già dal rottamatore perché il governo del Golfo che se ne faceva più?) sono stoccati nell’area che conterrà il contenitore, progettato dall’architetto milanese Italo Rota, «spin doctor» della «factory» che è il futuro di Val Brembilla, paese nato da un’avveniristica fusione. Qui la gente guarda avanti per Dna. Guardano gli imprenditori, i giovani, le famiglie - con estrema attenzione, qualcuno con diffidenza, parecchi con fiducia - a quei pezzi di acciaio arrivati da Rho qualche mese fa e da allora lì a prendere il freddo nel terreno tra i due ponti di via Donizetti e via Capodat lungo il Brembilla. Cosa ci fanno ancora lì, scalpita qualcuno? Calma. È tutto pronto e la maggioranza di Damiano Zambelli confida che - burocrazie consentendo - per l’estate si possano vedere gli operai al lavoro per far posto al padiglione e per cominciare a tirarlo su.

Poi, magari per l’autunno o comunque per fine anno, inaugurare la «factory» in cui troveranno spazio una serie di cose: al piano terra l’area per feste, incontri, associazioni, dibattiti, una specie di agorà, una piazza - che non passa inosservata - per Val Brembilla, mentre all’esterno, ci sarà il mercato attrezzato. Sopra, i sei laboratori del progetto «Turnà ’ndomà», che in estrema sintesi puntano a individuare un futuro per quell’arte del fare che ha fatto la Val Brembilla quello che oggi è: una terra in cui la disoccupazione è proprio poca roba e per coprire i posti di lavoro le aziende importano la gente.

Quando vedremo il padiglione in piedi? Il progetto esecutivo (perché c’è il preliminare, il definitivo, l’esecutivo - queste sono le procedure) è pronto, definito nei dettagli dallo studio tecnico Moioli di Nembro, sulla scorta anche delle indicazioni del progettista Italo Rota che ha partecipato al preliminare e che ha ispirato la «follia» di Damiano Zambelli e dei suoi.


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola il 19 febbraio 2017

© RIPRODUZIONE RISERVATA