Laureata, 32 anni e un sogno realizzato  Ora Silvia gestirà il rifugio Longo

Laureata, 32 anni e un sogno realizzato
Ora Silvia gestirà il rifugio Longo

Trentadue anni, milanese (ma vicino a Bergamo, tiene a precisare) e laureata in Scienze umane dell’ambiente e del territorio (indirizzo turistico). Già capo ricevimento in hotel dell’alta Val di Susa e in Val Venosta. D’ora in poi sarà titolare del rifugio Longo, a Carona, in alta Val Brembana.

Silvia Pollastri, di Bellinzago Lombardo, sarà il nuovo gestore che gli escursionisti troveranno in uno dei rifugi storici della Bergamasca, sorto nel 1923 per iniziativa del Cai di Bergamo. Un’altra donna, come già succede in alcuni rifugi orobici: il Benigni a Ornica, il Grassi a Valtorta, ma anche il «San Marco 2000» o il Madonna delle nevi, a Mezzoldo. «Gestire un rifugio è sempre stato il mio sogno – racconta Silvia – perché fin dall’infanzia ho amato e frequentato la montagna. Grazie al Cai ho iniziato a fare corsi di sci alpino e di fondo, escursionismo avanzato e arrampicata».

La conoscenza, quindi, non le manca. Come non le manca l’esperienza al «Longo», il rifugio che, dagli anni Cinquanta, il Cai di Bergamo ha affidato nella gestione alla Società alpina Scais. Che, a sua volta, ora la affida a Silvia, dopo una quindicina d’anni nelle mani di Rossella Begnis ed Enzo Migliorini, brembani doc. Ex gestori che comunque aiuteranno nella fase di passaggio di consegne. Proprio con Enzo e Rossella, Silvia ha già lavorato al rifugio ai piedi del pizzo Aga. «Nonostante la mia giovane età – dice – ho avuto modo di vivere il “ Longo” lavorando per due stagioni con Enzo e Rossella. Oggi mi onoro della scelta fatta dai gestori, la Società alpina Scais di Bergamo, di affidarmi il rifugio. E sarà mio piacere dare continuità all’attività, sia nella cucina sia nella gestione generale. La mia esperienza oltre che nel rifugio, l’ho perfezionata come capo ricevimento in hotel dell’alta Val Susa e in Val Venosta dov, continuerò a lavorare in inverno».

Il «Longo» si trova a 2.026 metri di altitudine, «di fatto un po’ defilato dagli itinerari spesso seguiti dagli escursionisti: per questo è raccomandato a chi preferisce, nella montagna, un po’ di solitudine», lo descrive il geoportale del Cai. Dal rifugio, oltre alla classica ascensione all’Aga, è possibile scendere nella valtellinese val d’Ambria e accedere alle più impegnative montagne. Il «Longo» fu inizialmente dedicato ai fratelli Calvi e solo in seguito ai fratelli Longo. A causa della guerra, subì un degrado che convinse la sezione a costruirne uno nuovo vicino al lago Rotondo, il «Calvi» attuale.

All’inizio degli anni 50, poi, la Società alpina Scais ottenne dal Cai la gestione del piccolo rifugio. Terminata la ricostruzione, venne ribattezzato alla memoria dei fratelli Giuseppe e Innocente Longo, periti tragicamente nel 1934 sul Cervino. Diventato meta di tanti appassionati, nel 1985 e nel 1999 fu migliorato e ampliato. Dopo lo stop invernale, ora il rifugio dovrebbe riaprire tra aprile e maggio, meteo permettendo. Con la novità delle aperture anche infrasettimanali. E la nuova gestione in rosa.


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