«Sapevo che mancavano 5 mila euro»
Così lo spacciatore accusa i carabinieri

Prosegue il processo che vede coinvolti 4 carabinieri di Zogno: in aula uno spacciatore arrestato da Vito Cavallo, a quei tempi comandante del Nucleo operativo radiomobile di Zogno, con altre tre militari. Vito Cavallo è il principale imputato di questa inchiesta.

Un’indagine tenuta insieme dal filo rosso delle intercettazioni, con i telefoni che hanno consentito di scoperchiare un verminaio di presunte malefatte, con 4 carabinieri di Zogno macchiatisi di svariati reati (presunti fino ad ora), arrivando a contare 49 indagati e 94 capi di imputazione.

In aula questa volta ci è finito uno spacciatore arrestato nell’ottobre del 2010 in un agriturismo della zona di Villa d’Almè, incastrato dai carabinieri che erano nascosti nel bagno del suo appartamento dopo aver ricevuto una soffiata dalla padrona di casa che aveva denunciato la presenza di denaro e droga. A scoprire i soldi e le dosi già pronti per la spaccio era stata la governate che, pulendo, l’appartamento si era insospettita.

L’uomo in aula ha così dichiarato che circa 5 mila euro in contati erano spariti dal totale che i carabinieri avevano indicato nel verbale scritto in occasione dell’arresto. «Nel verbale compare infatti la cifra di 1.580 euro, io sapevo che erano 6.350, ma non ho detto nulla perchè avevo paura di mettermi contro i carabinieri - è questo in sintesi il discorso dell’uomo -. In direttissima avevo quindi detto che i soldi li avevo nascosti in un campo, una versione che il pm non ha ritenuto credibile. Non credeva che ci fossero così pochi soldi considerando la quantità di droga che possedevo. Quindi ho detto la verità». Con il presunto coinvolgimento dei militari - Vito Cavallo in primis - in un’inchiesta che coinvolge 49 indagati.

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