«Chi ha rubato il Cavaliere in rosa?»   Albino celebra il Moroni con... un gioco
Il ritratto di Gian Gerolamo Grumelli, «Il Cavaliere in rosa», dipinto dal Moroni nel 1560

«Chi ha rubato il Cavaliere in rosa?»
Albino celebra il Moroni con... un gioco

Sembrerà di essere nel Cinquecento, grazie alla partecipazione di giovani attori e di figuranti in abiti d’epoca. La particolare caccia al tesoro che animerà il centro di albino domenica 1° maggio invita a riscoprire Giovan Battista Moroni. Si partirà da un furto.

Il resto saranno enigmi da risolvere sfruttando indizi e curiosità legati alla vita del pittore albinese e ai personaggi rappresentati nelle sue opere.

A conclusione delle giornate dedicate al suo cittadino più famoso, domenica 1° maggio l’associazione «Percorsi albinesi» ripropone (a partire dalle 14,30 in piazza San Giuliano) il gioco a squadre dedicato a uno dei più celebri dipinti di Giovan Battista Moroni. «Chi ha rubato il Cavaliere in rosa?» prende le mosse dal furto del celebre ritratto di Gian Gerolamo Grumelli («Il Cavaliere in rosa», dipinto dal Moroni nel 1560) dal Museo di Palazzo Moroni a Bergamo.

Le squadre dovranno ritrovare il dipinto svolgendo l’appassionante ricerca nelle vie del centro storico di Albino. Grazie alle suggestive ambientazioni storiche dell’Associazione Storica Città di Albino, i giocatori compiranno un tuffo nel passato, proiettati nel Cinquecento. Per scoprire l’autore del furto e il luogo in cui è stato nascosto, ogni squadra dovrà risolvere enigmi sfruttando indizi e curiosità legati alla vita del pittore albinese e ai personaggi rappresentati nelle sue opere. Grazie alla partecipazione di giovani attori e dei figuranti in abiti d’epoca, sembrerà di essere tornati in una domenica pomeriggio della prima metà del Cinquecento.

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, indipendentemente dall’età; le iscrizioni saranno aperte fino all’inizio del grande gioco. Al termine della gara rutti i giocatori potranno gustare la merenda in cui sarà protagonista il «Dolce del Moroni».


Leggi di più su L’Eco di Bergamo del 29 aprile

© RIPRODUZIONE RISERVATA