Il freddo da record sul Farno Meno 29 gradi a 1.440 metri - Ecco perchè
L’alba al monte Farno (Foto by Alessandro Pagnoni)

Il freddo da record sul Farno
Meno 29 gradi a 1.440 metri - Ecco perchè

Le temperature alla Montagnina a causa del carsismo sviluppatosi milioni di anni fa. Condizioni ottimali per mantenere la pista da sci di fondo.

Temperature rigidissime, paragonabili a quelle artiche, si registrano in una particolare località di Gandino. Si tratta della Montagnina, sul monte Farno, dove nella zona della pista di sci di fondo, si sono registrati anche picchi di – 33 gradi, come il 23 febbraio 2018, o i – 29 gradi della mattina del 12 gennaio scorso.

Un fenomeno insolito, al quale dà risposta il geologo Daniele Moro, esperto della zona della Valgandino.

«Quest’area – spiega il geologo - situata sulla cintura di rilievi settentrionali della Valgandino, è caratterizzata da un’interessante fenomeno microclimatico, che si verifica sistematicamente durante l’intero corso dell’anno, trovando la sua massima espressione nella stagione invernale. Il fenomeno riguarda, in particolare, il regime delle temperature che in inverno, alla base del pizzo Formico, presso lo spogliatoio detto “Cà de Cornèe”, dove è installato un termometro esterno, registrano picchi negativi assolutamente ragguardevoli».

Monte Farno all’alba

Monte Farno all’alba
(Foto by Alessandro Pagnoni)

E il fenomeno si registra anche durante la stagione estiva, con temperature altrettanto anomale per la stagione. «Durante l’estate - prosegue -, di notte e all’alba, possono registrarsi temperature particolarmente basse, con un’escursione termica rilevante. La mattina del 3 agosto 2020 la temperatura era di zero gradi, una cosa insolita a 1.440 metri. La ragione di questo particolare fenomeno microclimatico va ricercata nell’assetto geologico e nella conformazione morfologica. I rilievi della Valgandino sono stati interessati da un carsismo tropicale sviluppatosi milioni di anni fa, in condizioni climatiche completamente diverse da quelle attuali. E il risultato dà vita a questo fenomeno che, nell’arco alpino, si riscontra soprattutto nella zona del Carso friulano.

All’interno delle depressioni carsiche durante le ore serali e notturne, con cielo sereno e vento assente, si verifica un’inversione termica che crea e mantiene uno strato di aria fredda racchiuso nella dolina, ossia una conca chiusa, senza scambio con l’esterno. Il raffreddamento è determinato sia dal fondo, quando questo è abbastanza ampio, sia dai pendii che costituiscono i fianchi della depressione. Durante le ore diurne poi, lo strato d’aria si riscalda velocemente, rialzando in breve le temperature a valori in linea con le aree circostanti».

«Per caso – spiega Paolo Lanfranchi, presidente dello sci club Valgandino –, una ventina di anni fa abbiamo iniziato a rilevare le temperature, riscontrando questi valori. La cosa è circoscritta proprio solo alla conca della Montagnina, e questo ci consente di avere condizioni ottimali per la pista di fondo».


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