«La croce di Colere, simbolo di tutti» Raccolta fondi per il restauro in chiesa

«La croce di Colere, simbolo di tutti»
Raccolta fondi per il restauro in chiesa

La croce dei minatori di Colere, realizzata nel 1951, ha urgente bisogno di un intervento di restauro e consolidamento. La raccolta fondi è aperta sul sito Kendoo.it, ma da questo fine settimana sarà possibile offrire anche all’interno della chiesa parrocchiale, in un’apposita cassettina. Questa la profonda riflessione del parroco di Colere, don Antonio Locatelli, sul senso di quella croce e sull’importanza dell’operazione di «salvataggio».

Dal 1951 la croce del rifugio Albani guarda il paese di Colere, dal basso noi eleviamo lo sguardo al lumino del rifugio certi che la croce, lì vicino, lungo la notte protegge le nostre famiglie. Il passare del tempo e la frenesia moderna ci spinge ad uno sguardo sempre più abbassato sulle cose che riempiono la nostra vita. Ogni tanto ci si dimentica della croce, là in alto. Ripristinare questo simbolo cristiano dei minatori ha un significato enorme, ci aiuta a guardare al passato facendoci carico di tutte le fatiche di questi padri di famiglia che hanno creato i nostri paesi, ma nel medesimo tempo possiamo elevare lo sguardo verso il futuro perché gli occhi dei nostri giovani possano vedere in quel crinale di roccia il segno della speranza che non muore mai. Le baracche dei minatori, il laghetto, le pareti vertiginose, lo spigolo Nord, il vecchio e nuovo rifugio Albani sono un tutt’uno con questa croce consumata dal tempo.

Quando mi capita di celebrare la Santa messa ricordando tutti gli alpinisti, rifugisti e i minatori che hanno passato la vita lassù si può sentire la loro comunione e la presenza che ancora vive, le voce del silenzio con le folate di aria fresca ci riportano all’essenza della nostra intimità che non possiamo perdere. Come non ricordare l’alpinista e guida alpina Rocco Belingheri che ha voluto celebrare il suo matrimonio proprio ai pressi di quella croce? È un luogo di storia che il tempo non può consumare e noi siamo responsabili dei sacrifici del passato per imparare da loro a vivere e stare in piedi anche di fronte alle tempeste di oggi.

Quante lacrime, gioie e speranze che i minatori o i rifugisti aggrappavano a quella croce mentre dall’alto vedevano la loro casa e immaginavano i loro figli e le loro spose. La montagna ci apre il cuore, la croce aiuta ad elevare una preghiera verso Dio e coloro che ci hanno preceduto.

Questa croce ha sempre protetto i minatori, loro l’hanno voluta, ha sempre protetto il paese e tutta la valle e perché non dovrebbe continuare a farlo? Basta davvero poco per non perdere il passato e per sperare nel futuro. Dipende da noi.

La raccolta fondi è aperta sul sito Kendoo.it, ma da questo fine settimana sarà possibile offrire anche all’interno della chiesa parrocchiale, in un’apposita cassettina.

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