Piario, sospesa la chiusura Dietrofront sui punti nascita

Piario, sospesa la chiusura
Dietrofront sui punti nascita

Tutto congelato: i punti nascita che sembravano destinati a chiudere i battenti in Lombardia, per adesso rimangono aperti. Tra questi Piario.

E proprio su Piario nei giorni scorsi si è alzata una levata di scudi per scongiurare la fine di un servizio fondamentale per la Val Seriana e la Val di Scalve. Mercoledì l’assessore regionale Giulio Gallera ha sospeso gli incontri in programma con i direttori sanitari. Se ne riparlerà dopo le festività natalizie. E ha scritto anche al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per fornire eventualmente «documentazioni integrative» per ottenere la deroga. Il ministro ribatte che la Regione ha facoltà di tenere aperti i punti nascita.

La partita per la vita dei reparti, dunque, si è riaperta e con lei le speranze dell’Alta Valle Seriana. Piario non raggiungerà nemmeno quest’anno la soglia «di sicurezza» dei 500 parti, che avrebbe messo al riparo senza se e senza ma dal rischio sopravvivenza del punto nascita. Ma «siamo fiduciosi» concede l’assessore Gallera.

Come si è arrivati sull’orlo del «baratro»? A giugno la Regione invia a Roma la documentazione tecnica con cui «difende» i punti nascita che non arrivano a 500 parti, chiedendo una deroga alla chiusura in base a una serie di parametri che gli ospedali «nel mirino» avrebbero per poter, comunque e nonostante i numeri, tenere i reparti in funzione. Difende i punti nascita nell’ottica della sicurezza di chi partorisce e di chi nasce: questo è il parametro, la sicurezza. In pratica, nella scheda tecnica la Regione dà una serie «copiosa e articolata», come la definisce Gallera, di documenti che dicono: ok, Piario non raggiunge i 500 parti, però garantisce - per com’è strutturato, organizzato e dotato il reparto -, prima di tutto che qui si partorisce in sicurezza. In più, che si tratta di un ospedale di montagna, presidio necessario a evitare viaggi troppo lunghi alle future mamme.

Ma da Roma arriva il no. La lettera di risposta arriva a Milano il 9 dicembre, scoppia la bufera, inizia il rimpallo: a chi tocca decidere? Ora Gallera congela il fischio d’inizio e scrive a sua volta alla ministra: «Siamo pronti a fornire l’eventuale documentazione aggiuntiva necessaria» per ottenere la deroga e siamo «disponibili a fissare un incontro il prima possibile per confrontarci sulla questione».


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