Tragedia in montagna, ghiaccio fatale «Nemico invisibile, serve cautela»

Tragedia in montagna, ghiaccio fatale
«Nemico invisibile, serve cautela»

Mai sottovalutare la montagna, anche in giornale in cui splende il sole. «Ogni passo va calibrato, anche su un semplice sentiero – spiegano gli esperti –: il ghiaccio è imprevedibile e pericolosissimo».

Domenica 8 gennaio il ghiaccio è stato fatale: due escursionisti sono morti sulla Presolana. Intorno alle 13.30 Stefano Moreni, di Brescia, è scivolato mentre era impegnato nella discesa dalla cima alla Grotta dei Pagani insieme a un gruppo di amici. Forse tradito da un tratto del sentiero ghiacciato. In un istante è ruzzolato in avanti, schivando i tre compagni di escursione che lo precedevano. Il primo della fila, forse per via di quella frazione di tempo in più rispetto agli amici dietro di lui, d’istinto è intervenuto: così Antonio Tinti, 39 anni, pure bresciano, di Bedizzole, ha afferrato il compagno. Ma entrambi sono finiti in un canalone, facendo un volo di una cinquantina di metri.

Diego Fregona, guida alpina 55enne di Rovetta, che conosce tanto bene la Presolana quanto il ghiaccio e le sue insidie: nel 2007 ha infatti scalato con successo gli 8.201 metri del Cho-Oyu, montagna al confine tra Tibet e Nepal, da solo, senza bombole d’ossigeno e senza l’aiuto di portatori. Fregona sottolinea come il meteo favorevole di questo periodo, con sole splendente, possa invogliare ad affrontare la montagna, magari senza le dovute precauzioni, «quelle necessarie nei periodi in cui di neve ce n’è poca – spiega la guida alpina –: occorre fare molta attenzione al ghiaccio invisibile che si forma sulla roccia grazie all’umidità e al caldo che scioglie la poca neve presente». Un ghiaccio spesso di spessore sottilissimo, ma che può causare ugualmente incidenti, come quello che domenica ha provocato due vittime in Presolana.


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