«Vengo dalla guerra, il Covid l’ho vinto» A 94 anni Maruska è tornata a Rovetta
Maruska - all’anagrafe Maria - Nikiforowa nella sua casa di Rovetta

«Vengo dalla guerra, il Covid l’ho vinto»
A 94 anni Maruska è tornata a Rovetta

Del Covid-19 e della pandemia Maruska - all’anagrafe Maria Nikiforowa -, ancora non ha tutto chiaro, ma lei, con i suoi quasi 94 anni questo mostro invisibile l’ha sconfitto e mercoledì è tornata a casa dopo due mesi.

Lei, che da giovanissima dalla Russia si era trasferita in Germania per lavoro e lì, ad Apelern (vicino ad Hannover) negli anni della Seconda guerra mondiale aveva conosciuto Emilio Benzoni, che sarebbe diventato suo marito prima di giungere in Italia, a San Lorenzo di Rovetta. Qui, ormai vedova da diversi anni, Maruska ha vissuto fino a fine febbraio con tranquillità nella sua casa, immersa nei prati dei «Piderì» tra San Lorenzo e Clusone.

Sempre solare e molto socievole Maruska ha conquistato con la sua simpatia anche le infermiere e lo staff della Rsa di Torre Boldone, dove ha trascorso le ultime settimane prima delle dimissioni, nei reparti della struttura che hanno ospitato i pazienti covid. Tra applausi e abbracci e la promessa di rivedersi, ha salutato le persone che con tanto amore l’hanno accudita dal 24 marzo. «Sono davvero molto contento di come l’hanno seguita - spiega il nipote Gabriel Benzoni - le volevano veramente bene, qualche infermiera ci ha chiamato anche oggi per sapere come sta».

Maruska ha accusato i primi malesseri il 29 febbraio quando è svenuta e cadendo si è rotta diverse costole. «Erano i primi giorni di caos, in accordo con il medico abbiamo atteso prima di farla ricoverare - spiega il nipote -. Il 5 marzo è stata portata a Piario e poi trasferita a Lovere dove è rimasta per tre giorni in pronto soccorso». Risultata positiva al tampone, a Lovere hanno accertato la frattura di diverse costole.

«I primi giorni siamo riusciti a vederla, poi con la chiusura del Pronto soccorso e la conferma di positività si sono interrotti i contatti». E proprio ha fatto soffrire Maruska: «La nonna si è sentita abbandonata, non capiva come fosse possibile che nessuno andasse a trovarla. Stavo male per lei, aveva anche paura che ci fosse successo qualcosa. Siamo riusciti a parlarle qualche volta ad Alzano e poi più spesso grazie alle infermiere di Torre Boldone».

A Lovere Maruska è rimasta dal 5 marzo al 7, l’8 è stata poi trasferita a Alzano fino al 24. «Ci vorranno mesi per riprendersi completamente. Ma adesso sta bene ed i tamponi sono negativi». E soprattutto è felice di essere a casa, vorrebbe anche incontrare le sue amiche e molti chiedono di poterla vedere. «Quando finalmente a casa ci ha visto tutti insieme, ha detto che aveva pregato tanto per rivederci e che quindi poteva anche morire».

La sua grande preoccupazione era infatti la salute dei suoi cari, in particolare i figli Vito e Vassilla, i nipoti e il pronipote. «Le abbiamo spiegato cosa è successo, del lockdown, dei tanti morti, non riusciva a crederci - spiega il nipote -, l’ho accompagnata in carrozzina per le vie semideserte del paese ed è rimasta colpita. Non ha ben chiaro cosa ci sia adesso. Ha vissuto il Dopoguerra, si ricorda che qui non c’era nulla, non c’erano soldi, che era partita dalla Germania con una valigetta che le avevano pure rubato nel viaggio. Ma la sua fortuna era stata che nella famiglia del nonno, che erano contadini, non è mancato nulla».

Maruska aveva conosciuto Emilio mentre entrambi lavoravano a Apelern per la stessa azienda, dopo 8 anni in Svizzera in Italia aveva lavorato ben 35 anni al «Sant’Andrea» di Clusone.


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