Nel cuore della campagna boliviana, il borgo di Anzaldo ha vissuto un sabato di festa profonda, segnato dall'emozione e dalla memoria per i primi quarant'anni dell'ospedale fondato dal medico bergamasco Pietro Gamba. La giornata è iniziata sotto un sole limpido con la celebrazione eucaristica officiata da don Basilio Bonaldi, originario di Serina e missionario da anni in Bolivia, al suo ultimo anno come parroco a Cochabamba prima del rientro in Bergamasca. Attorno alla famiglia Gamba, nata in territorio boliviano ma saldamente legata alle radici orobiche, si è stretta una comunità intera. Accanto all'ambasciatore d'Italia giunto da La Paz e alle autorità locali, c'erano le equipe di medici e infermieri che continuano a prestare servizio in questo presidio rurale, scegliendo di restare accanto a Pietro nonostante stipendi inferiori rispetto a quelli offerti dalle strutture cittadine.Tra le tante attestazioni istituzionali arrivate a sorpresa il gesto più significativo è giunto dalle famiglie dei campesinos. Privi di targhe ufficiali, i contadini della zona hanno consegnato a Pietro Gamba un sacco di patate, frutto del lavoro nei campi che ha racchiuso il ringraziamento tangibile della popolazione locale.Nel corso della cerimonia, Pietro Gamba ha ripercorso gli esordi di un'impresa avviata quattro decenni fa e cresciuta grazie al contributo costante della moglie Margarita, al suo fianco fin dagli inizi nella gestione quotidiana della struttura. L'ospedale di Anzaldo si conferma così un centro di riferimento sanitario essenziale per l'intera provincia rurale, mentre la sfida fondamentale guarda al futuro: si cerca ora un erede per il dopo-Gamba, una figura capace di raccogliere il testimone e garantire continuità a questa grande opera di solidarietà e cura.Servizio di Paola Abrate
