Il fascicolo, nato inizialmente per disastro colposo, è stato modificato in strage alla luce della relazione dei Vigili del Fuoco del Nia, arrivata nelle ultime ore, e anche delle testimonianze raccolte.I vigili del fuoco hanno eseguito un ultimo sopralluogo e alla fine è risultato che l'impianto del gas nell'appartamento era integro a monte e a valle del tubo staccato.Quindi è incompatibile con un eventuale atto di riparazione in corso, perchè non vi era alcun guasto.C'era al contrario, senza dubbio, il tubo svitato, volontariamente.Dalle risultanze sui flussi, è emerso che nell'ora e mezza precedente lo scoppio erano usciti 7 metri cubi di gas, un consumo enorme, più del doppio di quello di una famiglia di 4 persone in pieno inverno.Ci sono poi le testimonianze, soprattutto quella del portiere. In realtà lo scoppio avvenne pochi istanti dopo la segnalazione dell'uomo, che bussò alla porta e avvertì l'inquilino che qualcosa non andava e c'era un odore fortissimo che usciva proprio dalla porta.Pochi secondi dopo, l'esplosione che ha devastato la scala C del palazzo al civico 9, che ha causato 9 feriti e 20 famiglie sono ancora fuori casa.I due coniugi quindi avrebbero staccato il tubo del gas per farla finita, ignorando completamente il rischio a cui sottoponevano l'intero stabile e i suoi abitanti. Per questo il pm ha modificato l'iscrizione e contesta il reato di strage che punisce chiunque, al fine di uccidere anche se stessi, compie atti idonei a porre in pericolo la pubblica incolumità. La pena minima è di 15 anni di reclusione, ed è previsto l'ergastolo se dal fatto deriva la morte di una o più persone.I due sono ancora molto gravi e non in condizione di rispndere. L'uomo sta lentamente migliorando e non sarebbe in pericolo di vita. La moglie invee resta in condizioni disperate.Simona Befani
