Luci brillanti sui piani per la mobilità sostenibile, ma ombre sempre più fitte sulle strade della città. A Bergamo il dibattito sull'incentivo alle due ruote e sulla tutela dei pedoni finisce per scontrarsi con una realtà ben diversa appena scende la sera. Con l'autunno ormai alle porte e le giornate che si accorciano rapidamente, percorrere le vie cittadine a piedi o in sella ad una bici sta diventando un percorso a ostacoli.Negli ultimi anni il Comune ha impresso una forte accelerazione al piano di efficientamento energetico, potenziando la rete e installando la nuova tecnologia a LED in numerosi quartieri. Una scelta ecologica, pensata per tagliare consumi ed emissioni, che nell'impiego pratico sta però mostrando più di un limite. Il problema non è solo l'intensità della luce, ma la sua resa: le tonalità troppo fredde e una progettazione che in diversi casi vede i lampioni posizionati a distanze eccessive creano un marcato "effetto macchia di leopardo". Si passa da sprazzi di forte luminosità a veri e propri coni d'ombra profonda, dove la visibilità crolla a zero.Un'insidia costante per chi si sposta in bicicletta o a piedi. Ma c'è un secondo effetto collaterale. Strade male illuminate spaventano i residenti, spingendoli a evitare determinati percorsi dopo una certa ora. Il risultato è inevitabile: vie deserte, meno presidiate e per questo potenziale teatro di microcriminalità o degrado.La mappa delle criticità è vasta. A tracciarla sul campo sono in prima fila i ciclisti dell'associazione ARIBI, che mettono l'accento su arterie strategiche a partire da Borgo Palazzo: nelle periferie la situazione si fa ancora più complessa, con intere vie che al calare della notte diventano quasi impraticabili per la mobilità dolce. La sfida per la giunta resta aperta: la transizione ecologica non può prescindere da una città sicura e fruibile a tutte le ore.Servizio di Paola Abrate
