• Venerdì 04 Febbraio 2011
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Un minuto con Dante: in fuga dai diavoli

IN FUGA DAI DIAVOLI
IF XXII, 37 ss.


Lo duca mio di sùbito mi prese
come la madre ch'al romore è desta
e vede presso a sè le fiamme accese

che prende il figlio e fugge e non s'arresta
avendo più di lui che di sé cura,
tanto che solo una camicia vesta;

e giù dal collo de la ripa dura
supin si diede a la pendente roccia,
che l'un de' lati a l'altra bolgia tura.


Il canto XXII, quello cosiddetto della Commedia dei diavoli, finisce con il verso: “e noi lasciammo lor così impacciati”. I diavolo sono rimasti vittima della loro stessa frode da parte di un dannato, Ciampolo di Navarra, e finiscono per azzuffarsi tra loro e per cadere addirittura nella pece nella quale dovevano tenere ben “attuffati” i barattieri.

Nel canto XXIII Dante e Virgilio proseguono il cammino cercando di allontanarsi il più possibile dai diavoli che, dopo essersi riorganizzati, si lanciano al loro inseguimento. Dante ha molta paura e nel manifestarla a Virgilio si sente ancora una volta preceduto dal maestro che, come uno specchio, riflette lo stato d'animo del discepolo aiutandolo a “leggersi dentro” e a dare il nome alle sue ansie.

Virgilio agisce con prontezza prendendo in braccio Dante e precipitandosi giù per il dirupo per raggiungere la bolgia successiva, sicuro che i diavoli -ormai giunti sul ciglio della quinta bolgia- non potranno proseguire perché così vuole la Provvidenza divina. Molto bella la similitudine che Dante utilizza per descrivere la sollecitudine di Virgilio, paragonato ad una madre che, svegliatasi di notte nella casa in fiamme, si preoccupa di mettere in salvo il proprio figlio senza neppure pensare a vestirsi.

Un'immagine di grande efficacia che ci presenta un Virgilio, il buon padre, questa volta mosso da un vero e proprio istinto materno. Ormai al sicuro, i due raggiungono la sesta bolgia nella quale incontreranno gli ipocriti.

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