A Francoforte vigila sulla Banca centrale

A Francoforte vigila
sulla Banca centrale

Dalla Bassa bergamasca all’«Eurotorre», spettacolare grattacielo situato nel distretto finanziario di Francoforte in Germania e sede del «Meccanismo di vigilanza unico» della Banca centrale europea (Bce): è la storia di Luisa Giulia Degani, che da circa due anni lavora nella metropoli europea come analista. La giovane bergamasca originaria di Caravaggio descrive con entusiasmo le tappe che le hanno permesso di catapultarsi in una delle istituzioni più importanti dell’Unione europea: «Durante l’esperienza molto impegnativa al Liceo scientifico Galileo Galilei di Caravaggio, ho acquisito gran parte delle basi per arrivare dove sono ora».

«Volevo poi studiare gli aspetti contabili e finanziari legati a una società o più in generale a un’istituzione finanziaria, così ho conseguito la laurea in economia e direzione delle imprese all’Università di Bergamo, approfondendo e acquisendo successivamente competenze più quantitative con la laurea magistrale in Scienze bancarie, finanziarie e assicurative all’Università Cattolica di Milano. Sono state tutte esperienze formative arricchenti e fondamentali per il mio percorso».

Prima del grande salto, come sono andate le sue esperienze lavorative italiane?

«Molto positivamente. Qualche anno fa durante il mio stage curricolare alla Bcc di Caravaggio sono stata sostenuta da persone gentili e preparate: mi hanno trasmesso conoscenze che sto sfruttando e approfondendo tuttora, seppur proiettiate su quello che è un sistema molto più complesso e ampio. In questo senso, un sentito ringraziamento lo vorrei fare a Gianni Junior Poma, che con molta pazienza e disponibilità mi ha affiancato per gran parte di questo periodo. Completati poi gli studi universitari, ho lavorato come praticante a Crema con Alessandro Giuliani, commercialista e revisore contabile. L’idea di intraprendere la strada della libera professione mi entusiasmava molto e durante questa esperienza ho avuto l’occasione di seguire le attività dello studio a 360 gradi. Se la Bce - un grande sogno che ormai sembrava svanire - non mi avesse ricontattato, non avrei avuto nessun altro motivo per partire e cominciare questa straordinaria avventura».

Come è avvenuto il passaggio verso Francoforte?

«Prima di intraprendere il percorso verso la libera professione avevo inviato per via telematica il mio curriculum alla Bce, che per me restava un miraggio e un sogno quasi irrealizzabile. Dopo svariati test e colloqui distribuiti su non pochi mesi, avevo ormai messo il cuore in pace, anche se l’idea di lavorare in un ambiente internazionale, crearmi un più ampio network e migliorare il mio inglese non mi ha mai abbandonata. Dopo molta attesa, nel marzo ’16, in un fosco e nebbioso giorno della nostra amata pianura padana, è arrivata la chiamata che mi ha cambiato la vita, ricevo così da Francoforte una proposta come «Trainee» (apprendista) per un anno. Era un treno imperdibile sul quale sono salita senza pensarci due volte. Ora, da ormai otto mesi sono Analyst: lavoro su un progetto molto stimolante e innovativo, che mi dà la possibilità di avere molta visibilità sia all’interno che all’esterno dell’istituzione».

Sarebbe a dire?

«Per ragioni di riservatezza non entrerò nei dettagli. In poche parole, il Meccanismo di vigilanza unico è il sistema europeo di vigilanza bancaria che comprende la Bce e le autorità di vigilanza nazionali dei paesi partecipanti. Le banche significative dei Paesi partecipanti sulla quale viene esercitata sono 120 e detengono quasi l’82% degli attivi bancari nell’area dell’euro. I nostri obiettivi principali sono la salvaguardia, la sicurezza e la solidità del sistema bancario europeo, accrescere l’integrazione e la stabilità finanziarie, assicurare una vigilanza coerente. Per meglio dare un’idea, i temi di cui principalmente mi occupo sono governance e gestione del rischio».

Non può proprio fare accenno a come si tenta di realizzare tutto ciò?

«All’interno del mio team lavoro attraverso uno scambio continuo d’informazioni sotto forma di dati e di idee. Le mie giornate sono spesso occupate da riunioni con svariati partecipanti: colleghi da altri dipartimenti e dalle banche centrali, membri delle banche stesse, o addirittura di altre istituzioni europee. È qui che entra in gioco un fattore sorprendente: le tue idee e il tuo contributo vengono presi in considerazione indipendentemente dalla tua giovane età ed esperienza lavorativa; fin dal primo giorno ti rendi conto di essere un investimento per l’istituzione e non un costo da sostenere. Il mio obiettivo, per ora, è cercare di rimanere qui continuando a crescere».

Come descriverebbe il suo rapporto con Francoforte?

«È una città multiculturale di stampo europeo, ben organizzata, funzionale e ricca di servizi. Rappresenta una meta ideale per chi vuole lavorare in ambito finanziario. Se da un lato ciò la rende attrattiva, dall’altro il via vai continuo di persone rende difficile attribuirle un’identità e non di rado durante il week end la città si spopola. Il clima invernale della “bassa” mi ha notevolmente temprata: non soffro molto il freddo della regione dell’Assia. Nonostante le preziose amicizie qui, non è facile vivere soli e lontani dai propri affetti, così spesso mi capita di tornare: grazie ai collegamenti diretti con Bergamo in sole tre ore rivedo famiglia, fidanzato e amici».

Chiuso l’ufficio, come si diletta nel suo tempo libero?

«La mia curiosità e il mio spirito di iniziativa mi aiutano molto: mi tengo attiva il più possibile con lezioni di pianoforte, tedesco - anche se parlando solo inglese al lavoro non risulta semplice migliorarlo - allenamenti di calcio nella squadra femminile della Bce e con il mio sport preferito di sempre: il nuoto. Ai tempi dell’Università ero bagnina e istruttrice».

Se potesse portare qualcosa dall’Italia, cosa sarebbe?

«Sembra una risposta un po’ banale, ma la prima cosa che mi viene in mente, oltre alla cucina italiana - su cui non abbiamo dubbi - è forse la possibilità di passeggiare lungo il viale del Santuario di Caravaggio, una delle cose che mi ha sempre rilassato molto. Quando abbandoni il tuo paese, paradossalmente ti rendi conto che tutto ciò che prima eri portato a sottovalutare in realtà vale molto di più: i posti e le persone con cui hai vissuto e che ti hanno vista crescere li porti sempre nel cuore. Facendo invece il ragionamento contrario, importerei nel nostro Paese il rispetto delle regole, o meglio, della maggior parte».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: bergamosenzaconfini@ecodibergamo.it.

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