Diego, da Urgnano al Brasile «Chitarrista apprezzato da Toquinho»

Diego, da Urgnano al Brasile
«Chitarrista apprezzato da Toquinho»

Diego Salvetti insegna musica nelle scuole e tiene workshop. Sposato con Larissa, vive da 12 anni in Sudamerica. Le corde della chitarra lo accompagnano da quando è bambino. E il Brasile, con la sua caleidoscopica cultura musicale, lo ha letteralmente stregato. Ma l’Italia non offriva sbocchi per la sua creatività. Così, con moglie, figlia e un diploma di chitarra classica ottenuto col massimo dei voti all’Istituto musicale «Gaetano Donizetti», nel 2015 ha lasciato Urgnano per trasferirsi nel grande Paese sudamericano. Qui, oggi, insegna, compone, tiene concerti e workshop, collabora con «mostri sacri» della musica brasiliana, scrive per una rivista specializzata e ha appena licenziato un libro di esercizi e tecniche per lo strumento a corda.

Nella vita di Diego Salvetti, 35 anni, la musica ha sempre fatto da filo conduttore. Nato in una famiglia di musicisti (il papà Emilio, che ha fondato l’orchestra «Salvetti», il fratello Paolo, cantautore e docente di pianoforte, e il fratello Marino, fisarmonicista), Diego è passato anche per il Seminario, trascorrendo dieci anni, dal 1996 al 2006, nella Sacra Famiglia di Martinengo. Ma se la scelta del sacerdozio alla fine è stata abbandonata, questa esperienza lo ha avvicinato ancora di più alla sua nuova vita. «Quando da piccolo sentivo mio fratello Paolo suonare la bossa nova, in particolare il brano “Garota de Ipanema” (La Ragazza di Ipanema), rimanevo affascinato: il Brasile è il paese al mondo con più stili e ritmi musicali, eppure mai avrei pensato che un giorno ci avrei abitato. In Seminario l’ interesse ha cominciato a crescere, grazie ai racconti dei Padri che tornavano dalle missioni e ci parlavano di questo Paese ricco di storia, cultura, umanità». Nel 2006, pochi mesi dopo aver capito che il Seminario non era la sua strada, un missionario lo invita a visitare il Brasile. «Credo che la sua intenzione fosse cercare di farmi tornare sui miei passi». Invece il destino ha voluto altro: grazie a quel viaggio ha conosciuto Larissa, e in un attimo è sbocciato l’ amore.

L’ amore per Larissa «Per un anno e mezzo è stato difficile a causa della distanza, fino a quando Larissa si è decisa a raggiungermi a Urgnano dove abbiamo vissuto per otto anni». Intanto Diego insegnava musica al Collegio degli Angeli di Treviglio, e perfezionava lo studio e la composizione della chitarra brasiliana e flamenca. E nel frattempo, prendeva contatti con scuole e musicisti oltreoceano, pianificando pian piano la sua partenza. Nel 2011 il matrimonio in Brasile («Quello stesso giorno, i miei genitori Emilio e Gabriella hanno conosciuto per la prima volta i loro consuoceri!»), che nel 2013 viene coronato dall’ arrivo della piccola Lisa. Due anni dopo, la svolta. «La decisione ormai era presa - spiega Diego - e quando ho messo la casa in vendita i miei genitori, che in fondo credevano che sarei rimasto in Italia, hanno capito che facevo sul serio».

E dal 2015 eccoli tutti e tre nella cittadina di Peabiru, 14 mila abitanti nello stato di Paranà, vicino alle famose cascate dell’ Iguaçu al confine con Paraguaj e Argentina. La località è conosciuta per il «Caminhos de Peabiru»: da qui passavano gli indios Guaranì che, partiti dall’oceano Atlantico attraversavano tutta l’ America Latina per raggiungere l’ oceano Pacifico. «A Peabiru insegno chitarra e sto portando avanti un progetto di musicalizzazione nelle scuole, rivolto a bambini, adolescenti e giovani: è finanziato dal Comune con i soldi che il governo stanzia annualmente ai vari enti locali per iniziative legate alla cultura. E posso contare sul prezioso aiuto di mia moglie Larissa, che insegna pianoforte e canto. Poi, tengo concerti e workshop in ogni angolo del Brasile, quindi prendo spesso aerei per muovermi tra festival e convegni. Tra le prossime tappe ci sono San Paolo, Itajai, Rio de Janeiro, Curitiba, Francisco Beltrão, Maringá e Belo Horizonte».

Contaminazione inedita Ciò che Diego sta facendo in campo chitarristico è una «contaminazione» inedita: unire chitarra classica, chitarra popolare brasiliana e chitarra flamenca, sviluppando in particolare la rara tecnica su una chitarra a otto corde (anziché sulle tradizionali sei). Un lavoro che da pochi mesi è diventato anche un libro con dvd, «Técnica para Violão». «Ho avuto l’ onore di avere la prefazione di un chitarrista e compositore internazionale come Marco Pereira, molto famoso nell’ ambito della chitarra brasiliana. E la cosa che mi rende orgoglioso è aver ottenuto consensi da grandi musicisti, tra cui Yamandu Costa, Alessandro Penezzi, Robson Miguel. E ho anche avuto il privilegio di esibirmi davanti a Toquinho, un cantautore che ha avuto successo in Italia ma che qui è una vera istituzione».

Una possibilità nata grazie a un altro bergamasco, Raimondo Moretti, produttore di Toquinho. In Italia, sottolinea Diego, tutto questo sarebbe però stato difficile. «La “musica popolare strumentale” di cui mi occupo - evidenzia - è molto presente nei Paesi in via di sviluppo ma in Italia è quasi inesistente perché vanno soprattutto la classica, il jazz e la leggera: è quindi difficile costruire la propria carriera e creare qualcosa di nuovo in questo campo. Solo adesso ci stiamo un po’ aprendo alla cultura musicale strumentale popolare, che a volte è portata avanti da persone che non sanno nemmeno leggere uno spartito ma che quando prendono in mano lo strumento lo sanno suonare in modo sublime con molto trasporto: da loro ho imparato tanto. Inoltre i brasiliani sono interessati ai compositori più che agli interpreti, e sono molto curiosi: ecco perché qui ho trovato un mio spazio. Poi, grazie al cielo, gli italiani sono ben visti, perché nella storia delle migrazioni hanno contribuito parecchio a costruire il Paese». La sua musica su Youtube Diego, che si può ascoltare anche su Youtube e sul profilo Facebook «Diego Salvetti Italiano», dall’ Italia manca da più di tre anni ma l’ intenzione è tornare il prossimo Natale a trascorrere un breve periodo con famiglia e amici. «In questi anni abbiamo infatti dovuto “tirare la cinghia” - conclude - ci siamo dovuti anche adattare al nuovo stile di vita e abbiamo costruito casa, ma adesso siamo felici».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: bergamosenzaconfini@ecodibergamo.it .


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