Ecco la mia vita Sabbio e Montana

Ecco la mia vita
Sabbio e Montana

Verrebbe da dire che l’amore per la ricerca li ha fatti incontrare, ma li ha anche portati a vivere in due città, anzi due Stati, anzi due continenti diversi, pur di proseguire i loro studi e il loro impegno professionale.

Ma l’amore per la scienza non li ha comunque mai divisi, tanto che, sospesi tra il Montana, la Florida e Bergamo, sono riusciti a coltivare i propri interessi scientifici, ma anche a creare una bella famiglia, certo ogni giorno alle prese tra tariffe aeree vantaggiose per spostarsi tra l’Italia e gli Stati Uniti e lunghe telefonate da incrociare tra i fusi orari e gli impegni quotidiani, il giorno e la notte capovolti al di là e al di qua dell’oceano.

Massimo Maddaloni, 55 anni

Massimo Maddaloni, 55 anni

Lei è Carlotta Maddaloni, conosciuta a Bergamo perché è stata chiamata a dirigere l’Unità di ricerca per la maiscoltura del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, proprio nell’anno in cui Expo2015 è dedicato ai temi del cibo e della terra con le sue biodiversità. Lui è il bergamasco «senza confini» per antonomasia, Massimo Maddaloni, 55 anni, che da un paio d’anni ha base in Florida, a Miami, ma che per lungo tempo ha vissuto, prima con la moglie e la figlia Eleonora, e poi da solo, tra le Montagne Rocciose nel Montana, per insegnare alla Montana State University, ma soprattutto per proseguire le ricerche avviate proprio all’ente Cra-Mac e poi perfezionate al prestigioso Max Plank Institut in Germania.

A contatto con gli orsi grizzly e i lupi del parco di Yellowstone, quando torna a Sabbio di Dalmine, dove risiede con la famiglia, non disdegna mai una tappa dal negozio di alimentari del «Remo» per una chiacchierata con l’amico Enzo Suardi davanti a un bel salame nostrano della cascina Ravarolo.

«Sono nato a Bergamo ma fin dal 1982 ho vissuto a Stezzano – racconta Massimo Maddaloni –. Mi sono laureato in Biologia con indirizzo microbiologico industriale all’Università di Milano il giorno di Santa Lucia del 1985. Nel gennaio del 1986 ho cominciato a lavorare all’Istituto sperimentale per la cerealicoltura di Bergamo, oggi Cra-Mac avendo come direttori prima il professor Carlo Soave a poi il professor Mario Motto. Il mio lavoro consisteva nel clonaggio molecolare dei geni responsabili della qualità delle proteine nel seme di mais. Dopo circa due anni venni chiamato al Max Plank Institut für Züchtungsforschung di Colonia dal professor Francesco Salamini che era diventato direttore del Dipartimento di miglioramento genetico e fisiologia della produzione. Nel 1991 tornai a lavorare alla cerealicoltura di Bergamo dove tra l’altro, insieme ad alcuni colleghi, utilizzai le tecniche di ingegneria genetica per rendere le piante resistenti ai funghi senza l’uso di fungicidi».

È proprio al Cra-Mac che incontra Carlotta e decidono di sposarsi nel 1995 e di «mettere su» casa a Sabbio di Dalmine. Ma per uno abituato a fare ricerca scientifica sperimentale, anche per esempio sui discussi ogm (organismi geneticamente modificati), Bergamo è un po’ stretta.

«Nel 1998 – riprende il filo del racconto – accettai un posto di professore associato al Dipartimento di Microbiologia alla Montana State University dove cambiai completamente lavoro occupandomi di anticorpi monoclonali contro la ricina che, insieme alla tossina botulinica è la proteina più tossica conosciuta. Allora non si parlava di bioterrorismo con l’intensità con cui se ne parla oggi e mi sorprende ripensare alla facilità con cui si poteva fare quasi tutto senza milioni di regole, contro-regole, cavilli e storie varie che hanno reso questo lavoro esageratamente burocratico e regolamentato». Anche Carlotta segue Massimo in Montana e lavora nella stessa università: nel 1999 nasce Eleonora, la loro figlia «in una notte di tormenta e di lupi che ululavano sulle montagne» dice Massimo, che aggiunge ironico «beh forse l’ho un po’ romanzata».

«Nel 2001 – prosegue – mi trasferii al Dipartimento di Veterinaria molecolare della Montana State University occupandomi di due linee di ricerca. Da un lato sviluppavo tecnologie per contrastare le malattie autoimmuni, dall’altro lavoravo a una piattaforma per la somministrazione di vaccini tramite le mucose utilizzando come modello la tossina botulinica». Nel 2003 Carlotta riprende le ricerche in Italia e torna a Sabbio con Eleonora. «Nostra figlia parlava italiano con un forte accento americano e ricorderò sempre una volta mia madre fuori dai gangheri che cercava di insegnarle a pronunciare la parola “mozzarella” e non “mouzrelahahah”. Ora Eleonora l’italiano l’ha imparato grazie alle ottime scuole elementari e medie di Sabbio e, seguendo le tradizioni di famiglia, frequenta la quinta ginnasio al Sarpi».

Proprio per stare vicino a Carlotta ed Eleonora, Massimo decide di ritornare in Italia, a Sabbio, e lasciare il Montana, con i suoi parchi e la sua vita selvaggia. «Nel 2006 tornai in Italia anche io, lavorando come supplente di terza fascia in una scuola tecnica, un lavoro che non mi entusiasmava finché ho capito che differenza un bravo insegnante può fare nella vita dei giovani cittadini. Nel 2010 tornai alla Montana State University cominciando ex novo una ricerca sui batteri lattici volta a migliorare le tecnologie che avevamo sviluppato relativamente alle malattie autoimmuni. Cominciai anche a utilizzare i batteri lattici per la somministrazione di vaccini usando sempre la tossina botulinica come modello».

«Nel 2012 mia moglie è diventata direttrice incaricata del Cra-Mac di Bergamo dove tutto era cominciato, e io mi sono trasferito attraverso gli Usa per accettare un posto al Dipartimento di Malattie infettive e immunologia all’University of Florida a Gainesville. In parte continuo quello che stavo già facendo in Montana. Nel tempo libero e per puro divertimento ho aperto una linea di ricerca che utilizza i batteri lattici della microflora delle api per migliorare la salute degli alveari che, come sta diventando conoscenza comune, stanno soffrendo di una serie di problemi in tutti i continenti. Ho pubblicato e ho diversi brevetti».

«La nostra vita familiare ha un suo equilibrio che è difficile da capire e ancor più difficile da spiegare. Ricorda un po’ quella pubblicità: “Il telefono... la tua voce”? Ecco, ci telefoniamo tutti i giorni più volte al giorno. Abbiamo scoperto che paradossalmente era più facile trovarsi al telefono quando ero sul fuso orario delle Montagne Rocciose (8 ore di differenza) che non adesso che sono sul fuso della East Coast (6 ore).

Con le 8 ore di differenza eravamo sfasati in maniera ideale: l’ora di pranzo in Montana era l’ora di cena in Italia. Alle 23 del Montana potevo augurare “buongiorno” in Italia». E poi – prosegue – «cerchiamo le tariffe aeree più basse e speriamo che il prezzo del petrolio cali per poter viaggiare almeno tre o quattro volte tra l’Italia e la Florida». Eleonora d’estate fa l’animatrice al Cre di Sabbio e poi la monitrice al Camp indian spring in Florida. «Torno in Italia 3-4 volte all’anno ed è una vita dura – dice – ma sono grato per la fortuna che ho avuto di vivere in posti incantati e conoscere persone straordinarie. Ho anche lavorato molto duramente partendo spesso da zero considerando sempre di avere pochi diritti e molti doveri».

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