Edoardo, matematico e giramondo

Edoardo, matematico
e giramondo

Da Comun Nuovo a Bordeaux, in Francia, passando per Barcellona e la California. A 42 anni Edoardo Provenzi di strada ne ha già fatta parecchia, quasi tutta all’estero. Ha iniziato a viaggiare subito dopo la laurea in Fisica alla Statale di Milano, volando da una sponda all’altra dell’Oceano Atlantico, prima di accasarsi Oltralpe, dove vive ormai da circa sei anni e dov’è titolare di una cattedra di Matematica applicata all’università di Bordeaux, nel Sudovest della Francia.

Da lontano, l’Italia che appare agli occhi del giovane docente bergamasco, è il Paese «con la scuola migliore del mondo. E mi dà molto fastidio – dice – quando in tv ne parlano male». Di scuola e università Edoardo se ne intende, perché di fatto lui dalle aule non è mai uscito. Dopo il diploma all’Istituto tecnico industriale Cesare Pesenti di Bergamo e la laurea in Statale, Edoardo Provenzi ha cominciato a viaggiare, prima a Genova e Torino, dove ha svolto i primi due anni di dottorato, poi subito in California. «Era il 2002 – ricorda – e quella fu la mia prima esperienza all’estero». Dici California e pensi alle spiagge di Santa Monica: «Macché, io vivevo vicino al deserto del Nevada – dice – dove tutti vanno in auto e l’unico punto di ritrovo delle persone è lo shopping mall». Non proprio l’America che ti aspetti partendo dall’Italia, eppure negli Stati Uniti Edoardo si è reso conto che forse vivere all’estero non era poi così male: «Quell’esperienza mi ha fatto capire che le paure che avevo di vivere lontano dall’Italia e di non riuscire a trovarmi bene, erano del tutto infondate – ammette –. Siamo esseri umani e la nostra caratteristica è di riuscire ad adattarci alle diverse situazioni in cui ci troviamo. Un conto però è adattarsi e un conto è apprezzare il posto in cui si vive».

Tornato in Italia, a Edoardo è passata la voglia di vivere negli Stati Uniti e ha trovato un «post dottorato» a Crema, con un contratto a scadenza. A una conferenza ha conosciuto un professore spagnolo che lo ha invitato nella sua università per tenere un ciclo di seminari: un’opportunità dalla quale ben presto è arrivata, una borsa di studio di 5 anni all’università Pompeu Fabra di Barcellona. Dici Barcellona e pensi al mare e alle tapas: insomma un posto invidiabile dove insegnare la matematica... «Ma per me è stata un’esperienza traumatica, la peggiore della mia vita – confessa Edoardo –. C’è da fare innanzitutto una distinzione tra spagnoli e catalani. In quegli anni i catalani iniziavano il percorso di volontà indipendentista che li ha portati ai problemi che oggi tutti conosciamo. Per chi, come me, arrivava da lontano e non voleva piegarsi allo spirito indipendentista catalano, il trattamento che riservavano non era affatto bello. Volevo capire cosa stava succedendo, ma ogni volta, invece di accettare le mie osservazioni, mi attaccavano con minacce fisiche e verbali».

Quando, sei mesi prima che si concludesse la borsa di studio, l’università spagnola gli comunica che al termine del suo incarico non sarebbe stato assunto, Edoardo inizia mandare mail in tutto il mondo, alla ricerca di un altro posto. «Da Parigi sono arrivate ben quattro risposte – dice Edoardo –. In Francia è stato tutto molto facile. Un anno e mezzo dopo il mio arrivo ho vinto un concorso da professore associato all’università Paris Descartes della durata di tre anni».

L’anno scorso si è aperto un posto per professore ordinario a Bordeaux: Edoardo ci ha provato e ora la cattedra di matematica applicata è sua. «Parigi è la città in cui ho vissuto meglio – racconta –. Purtroppo è molto cara e mi sono reso conto che avrei dovuto spostarmi se non avessi voluto cambiare casa ogni 2-3 anni per vivere comunque in 30 metri quadrati. A Bordeaux vivo in un grande appartamento con giardino e grazie alla nuova linea di Tgv (il treno francese ad alta velocità, ndr) in due ore siamo a Parigi». Da grande cinefilo ed ex collaboratore del Lab 80 di Bergamo, Edoardo Provenzi rimpiange della capitale francese soprattutto l’abbonamento alle sale cinematografiche: «Diciotto euro al mese, con accesso libero a tutti i cinema della città – dice – è una cosa straordinaria».

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