Federico, talento del flauto  Da Seriate a Rotterdam
Federico DalPrà con il suo flauto

Federico, talento del flauto
Da Seriate a Rotterdam

Federico Dalprà il venticinquenne di Seriate suona e lavora con grandi direttori d’ orchestra. Ha anche la passione dello sport e pratica triathlon. Tra americani, olandesi, tedeschi, spagnoli e coreani, c’ è anche un bergamasco nella prestigiosa Rotterdam Philharmonic Orchestra. Federico Dalprà, 25 anni, di Seriate, è flautista e ottavinista, con una passione innata da quando era solo un bambino e diventata il «mestiere» della vita, quasi per caso, dopo un concerto a Roma.

Con la musica nel sangue, Federico è entusiasta della sua carriera. Dopo essersi diplomato in flauto nel 2011 al conservatorio Gaetano Donizetti di Bergamo e nello stesso anno al liceo scientifico Federici di Trescore, Federico si è iscritto alla facoltà di Psicologia, poi abbandonata dopo che nel 2012 ha ottenuto l’ ammissione al conservatorio Codarts, l’ Università delle arti di Rotterdam. Ma la notizia più bella arriva nel 2013, quando ha vinto l’ audizione per diventare accademista della Rotterdam Philharmonic Orchestra e da allora è l’ unico italiano che vi suona regolarmente come flautista e ottavinista.

Il concerto a Roma «Ero a Roma per partecipare ad un festival di flautisti - racconta Federico -. Un grande “showroom” con artisti da tutto il mondo. Si teneva un concerto che ha cambiato la mia vita. Dentro di me mi sentivo inebriato, così dopo il concerto sono andato dietro le quinte, ho aspettato che i musicisti uscissero e mi sono auto-presentato». Le parole pronunciate dal timido ma coraggioso bergamasco suonavano più o meno così: «Sono un flautista appena diplomato e vorrei seguirla per studiare con lei». Lei era Juliette Hurel insegnante del conservatorio di Rotterdam. Tre mesi più tardi Federico ha sostenuto l’ esame di ammissione a Rotterdam e ha vinto: oltre a poter studiare insieme ad altri artisti da tutto il mondo, Federico si è visto aprire le porte anche dell’ orchestra.

Grazie alla Rotterdam Philharmonic ha avuto l’ opportunità di lavorare con grandissimi direttori d’ orchestra tra cui Yannick Nézet-Zéguin e Valery Gergiev. Ma soprattutto ha suonato su palchi di fama mondiale, come il Théâtre des Champs-Élysées a Parigi, Concertgebouw ad Amsterdam e De Doelen a Rotterdam. Giornate piene di musica «Tutto molto impegnativo - sottolinea -. Oltre a lezioni individuali di flauto, c’ è anche lo studio individuale che occupa la maggior parte della mia giornata. Ogni giorno studio flauto per almeno quattro ore da solo. In aggiunta ci sono le prove, almeno quattro la settimana, per i concerti in programma nel fine settimana. In pratica suono dalle nove della mattina fino alle otto di sera, pause pranzo escluse». Giornate piene di musica ma che lasciano spazio anche allo sport, perché Federico sostiene che «non ci sono limiti e non è detto che si è sempre fatto abbastanza: vedo sempre un margine di miglioramento davanti che cerco di riempire».

E così dopo la musica si passa allo sport, con ciclismo, nuoto e corsa, praticati in una squadra studentesca. «In Olanda mi trovo benissimo - dice -. Uno stile di vita tranquillo e quell’ apertura mentale che contribuiscono a rendere tutto molto positivo. Ora vivo stabilmente a Rotterdam. Parlo ogni giorno inglese e ho imparato qualche frase utile e qualche battuta in olandese. Lo sport è la mia seconda passione e il triathlon mi da quello che mi manca: il nuoto lo pratico la sera tardi, la mattina vado a correre e la domenica esco in bici alla scoperta dei paesaggi olandesi». Le sue prime note le ha suonate all’ età di sei anni. «Volevo fare il violoncellista - ammette - ma dopo aver visto il flauto suonato a scuola da una maestra mi sono innamorato di quello strumento per me nuovo, che luccicava. Ho iniziato lezioni private fino a quando sono entrato in conservatorio a 13 anni. Ricordo come fosse ieri gli intervalli sulle Mura, gli spuntini dal fornaio, i tramonti ammirati dall’ aula di solfeggio, i viaggi in autobus verso casa. A 17 anni, nel 2008 ho iniziato a insegnare ai bambini: avevo iniziato con due allievi e quando ho lasciato l’ Italia ne ho salutati più di 30.

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