«In Russia sul maxi cantiere
ho fatto da guida a Renzi»

Ciò che Simone Bergamelli porta con sé a San Pietroburgo, in Russia, dove da un anno e due settimane lavora al posizionamento di ponti di acciaio, sono essenzialmente due elementi, tra loro collegati: un grande orgoglio del proprio essere italiano e la consapevolezza, che lo giustifica, del fatto che «gli italiani in giro per il mondo dimostrano ogni giorno la loro capacità di affrontare a testa alta ogni sfida e di riuscire a vincerla».

«In Russia sul maxi cantiere ho fatto da guida a Renzi»
Simone Bergamelli con il premier Matteo Renzi

Ventinove anni, di Brembate Sopra, sposato con Roberta e padre di Ludovico, Simone sperimenta tutto questo ogni giorno sul posto di lavoro: è geometra, diplomato al Quarenghi, con un’esperienza lavorativa nella posa di ponti e viadotti cominciata con la variante di valico sull’Autostrada A1, con la Salerno-Reggio Calabria e con il raccordo anulare di Roma. Da qui Simone, circa 4 anni fa, è partito per l’estero verso l’Algeria e la Francia, raggiungendo infine la Russia: qui è Construction manager (capocantiere) della società Astaldi, gruppo italiano che realizza grandi infrastrutture in tutto il mondo, e attualmente sta lavorando al gigantesco cantiere del Double Deck Bridge a San Pietroburgo, un ponte con due carreggiate, una sopra l’altra: la commessa è arrivata direttamente dal governo russo, che intende sviluppare i collegamenti tra le varie isole di San Pietroburgo, velocizzandoli e sgravando la città dall’intenso traffico.

Le emozioni che fa trasparire quando racconta la sua vita da italiano e da bergamasco in giro per il mondo, inoltre, sono state rafforzate proprio venerdì scorso da un incontro particolare, quello con il presidente del Consiglio Matteo Renzi: il premier, che si trovava in città per lo Spief 2016 (il Forum economico internazionale di San Pietroburgo), ha visitato il grande cantiere del Double Deck, dove sono impegnati in posizioni chiave 40 italiani. «Mi è stato detto di accompagnare il presidente e di mostrargli gli avanzamenti dell’opera – spiega Bergamelli –. Renzi è stato felicissimo di vedere al lavoro tanti ingegneri italiani specialisti nel settore. Nel cantiere sono occupate 35 mila persone, c’è manodopera prevalentemente russa e turca, ma la migliore ingegneria è senza dubbio italiana».

Poi Renzi si è intrattenuto qualche minuto con Simone chiedendogli di più sulla sua vita: «È stato un bel dialogo, lui sentendo il mio accento mi ha chiesto da dove venissi, se avevo famiglia, da quanto tempo lavoravo in Russia, e quali erano le mie specifiche mansioni. Vicino a noi c’erano dei giornalisti, e a loro Renzi ha detto «Dovreste scrivere più storie come quelle di alcuni di questi ragazzi italiani che girano il mondo esportando professionalità italiana di alto livello”». Detto, fatto. Ecco un nuova bellissima storia tra quelle che in questi due anni abbiamo raccontato a «Bergamo senza confini».

«L’ingegneria messa in campo per questo ponte a due piani – continua Simone –, senza voler esagerare, è il top a livello mondiale». Simone descrive come si realizza il Double Deck Bridge: «Il blocco che costituirà il ponte arriva nei pressi del cantiere (i materiali e la realizzazione sono russi), viene pre-assemblato a terra, in un capannone, poi viene spostato sotto a un ponte di servizio provvisorio e sollevato a un’altezza pari a 80 metri per effettuare il corretto posizionamento geometrico e topografico. Successivamente si procede alla saldatura e, infine, è possibile iniziare la fase di varo che prevede lo scorrimento del Double Deck su speciali rulliere».

Le forze in campo sono imponenti: il blocco pesa 600 tonnellate, da sollevare con due gru cingolate entrambe da 750 tonnellate di portata, «una sorta – spiega Simone – di carri armati con un braccio lunghissimo, tra le più grandi esistenti in Russia. Le rulliere utilizzate durante il varo, sulle quali scorre letteralmente il ponte, hanno una portata di 3.000 tonnellate ciascuna, e sono interamente progettate a Padova e fornite da un’azienda di Verona. Il risultato finale (si prevede di finire i lavori a settembre) sarà un ponte lungo un chilometro, appoggiato su 8 piloni (22 metri e mezzo di larghezza per 10 e mezzo di altezza), con la campata più lunga di 168 metri».

«Durante la nostra chiacchierata – racconta Simone – io e il presidente del Consiglio abbiamo avuto occasione di parlare anche di alcune difficoltà per l’Italia. Infatti, anche se mi trovo molto bene in Russia e San Pietroburgo è un posto fantastico, all’estero mi ci hanno mandato, perché il lavoro era lì e ora, effettivamente, le grandi infrastrutture in Italia sono bloccate. Faccio questi sacrifici per la mia famiglia, che momentaneamente non può trasferirsi qui perché Roberta lavora e Ludovico è ancora troppo piccolo: posso tornare a casa quattro volte l’anno, in altre occasioni mi raggiungono loro, ma mi mancano. Anche a Renzi ho detto che se ci fosse più lavoro tornerei per contribuire allo sviluppo del mio Paese. “Non mollate”, mi ha detto il presidente riferendosi agli italiani nella mia stessa situazione. Ai miei connazionali vorrei dire che agli occhi degli stranieri siamo tutti italiani, apprezzati ovunque e ben voluti: quando invece ci facciamo la guerra all’interno del nostro Paese perdiamo opportunità, occasioni di lavoro e possibilità di superare le difficoltà, mentre la nostra caratteristica è proprio quella di affrontare di petto i problemi e, nella maggior parte dei casi, di riuscire a risolverli. A parte i giudizi politici che ognuno può avere su Renzi – conclude Simone – mi ha fatto davvero piacere che sia venuto e che abbia apprezzato ed elogiato il lavoro italiano a San Pietroburgo. Ho pensato che se il nostro presidente può andare in giro a testa alta nel mondo rappresentando l’Italia è anche per merito nostro».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con Brembo Spa. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected]

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