«In Usa faccio ricerca per combattere il tumore al seno»

«In Usa faccio ricerca
per combattere il tumore al seno»

Francesca Avogadri da Verdellino agli Stati Uniti per specializzarsi in Immunoterapia oncologica: «Ho perso dei cari per il cancro, volevo fare qualcosa».

La scienza è stata la sua migliore amica fin da bambina: una passione che l’ha guidata passo dopo passo, fino a portarla a dedicare la sua vita alla ricerca scientifica. Francesca Avogadri, 39 anni, originaria di Verdellino, da dodici anni risiede negli Stati Uniti, a San Francisco in California, dove lavora per un’azienda Biotech che studia farmaci antitumorali. Intraprendente e determinata, Francesca ha sempre tenuto gli occhi ben puntati sull’obiettivo, senza aver paura di fare scelte difficili, come quella di allontanarsi dalla sua cara Bergamo.

«Fin da ragazza ho coltivato un forte interesse per la scienza – racconta Francesca –; dopo le scuole a Verdellino, ho frequentato il liceo scientifico Lussana: una scuola che mi ha dato tantissimo, sono stata molto fortunata perché ho incontrato alcuni professori che mi hanno permesso di comprendere ancora di più la mia passione per la scienza». Dopo il diploma, il momento di decidere in che direzione proseguire gli studi e, dopo tanta riflessione, la scelta di iscriversi al corso di laurea in Biotecnologie all’università Bicocca di Milano. «Durante l’università, purtroppo, ho dovuto affrontare la morte di persone care a causa di tumori – continua Francesca –. Non solo però, perché si è presentata anche un’esperienza positiva: la guarigione di mia cugina dalla leucemia. È stata una motivazione incredibile, mi ha spinto a essere più curiosa e ho iniziato a definire meglio la mia strada: volevo fare qualcosa per le altre persone».

Laureata, ecco presentarsi la grande opportunità di seguire un dottorato sull’Immunoterapia all’Istituto europeo di Oncologia di Milano fianco a fianco con Umberto Veronesi. Una sfida per Francesca, perché ha significato anche allontanarsi da Bergamo per trasferirsi a Milano e facilitare gli spostamenti. «È stato un trauma lasciare Bergamo – rivela Francesca –: ho provato una grandissima tristezza allontanandomi dalla mia città, nonostante stessi concretizzando un sogno». I turni di lavoro lunghi e stancanti, l’affitto da pagare per una stanza condivisa, la lontananza da casa: nonostante alcuni sacrifici, Francesca è andata avanti sempre con grande motivazione, riuscendo a terminare il percorso intrapreso. Mentre chiudeva il dottorato, ha iniziato a fare i primi colloqui di lavoro, concentrandosi sulle aziende straniere e in modo particolare quelle statunitensi.

«Ero stimolata dal desiderio di imparare, non volevo fermarmi. La scelta di rimanere in Italia non l’avevo scartata: come altri italiani espatriati non avrei mai voluto abbandonare il mio Paese, ma sapevo che avrei trovato molte più opportunità all’estero, specialmente negli Stati Uniti, dove la ricerca stava facendo passi da gigante nell’immunoterapia». E l’occasione si è presentata nel 2006 con la risposta positiva da parte del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. Dopo un contratto breve di due anni, Francesca ha lavorato al centro per sette anni, facendo studi clinici per un progetto inerente ancora all’immunoterapia oncologica: il lavoro svolto dal team di ricercatori di cui lei faceva parte ha permesso alla medicina di fare importanti scoperte nella terapia contro il tumore al polmone.

La nostalgia di casa si è fatta sentire fin da subito: ai tempi del trasferimento negli Stati Uniti, Skype era ancora solo un prototipo, un aiuto arrivava da Facebook, ma non era semplice. «I primi anni a New York, nonostante fossi molto concentrata sul mio lavoro, sono stati difficili, perché era complicato riuscire a contattare la mia famiglia – spiega Francesca –: passavano molte settimane prima di mettermi in contatto con i miei genitori, ho perso alcune belle amicizie per via della lontananza. Adesso la situazione è meno faticosa, ma sicuramente la nostalgia per Bergamo si fa sentire».

Con il tempo Francesca si è abituata alla sua nuova residenza statunitense, senza mai rinunciare alle sue aspirazioni. «Non ho mai avuto dubbi nel restare negli Stati Uniti: a New York ho conosciuto mio marito, americano, e ho preso la cittadinanza americana. Mi sono inserita negli Stati Uniti, una transizione che per me è stato un passaggio naturale». Oggi Francesca vive con il marito e i loro tre bambini a San Francisco, in California, dove continua a fare ricerca per una Biotech Company. Il team in cui lavora ha prodotto lo scorso anno un farmaco per la cura del tumore al seno, in grado di ridurre del 30 per cento la possibilità di ricorrenza della malattia nelle donne che hanno subito un’asportazione chirurgica.

Un lavoro impegnativo quello di Francesca, che non sempre è facile portare avanti con una famiglia numerosa come la sua. «I miei bambini sono ancora molto piccoli – commenta Francesca –. So che in Italia spesso si discute del fatto che per una mamma è difficile portare avanti di pari passo la famiglia e la carriera, ma anche qui negli Stati Uniti non è tutto oro quello che luccica. Mio marito e io lavoriamo entrambi, le nostre rispettive famiglie sono lontane quindi non abbiamo nessuno che ci possa aiutare. Inoltre, in America la maternità dopo il parto dura veramente pochissimo, dalle sei alle otto settimane. Certo, sul lavoro trovo molta comprensione e flessibilità, però non è semplice: è un continuo trovare il giusto equilibrio tra la famiglia e il lavoro».

Oggi per Francesca è una soddisfazione vedere dove l’ambizione e la determinazione l’hanno portata: è forte in lei la volontà ad andare avanti, c’è ancora tanto da scoprire, la passione per la ricerca non è scomparsa e la curiosità la alimenta. «Mi rivolgo a tutti i giovani italiani che stanno progettando il loro futuro – conclude Francesca –, sono per voi questi miei consigli: siate ambiziosi, non lasciatevi intimidire dalle difficoltà ma buttatevi; siate umili, quindi accettate i consigli di chi è più esperto di voi, lavorate tanto e con passione; infine, non dimenticate l’ottimismo, perché con sacrificio e fiducia nel futuro, le opportunità arriveranno».

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