India e Washington per una sartoria globale

India e Washington
per una sartoria globale

Si chiama «Free Chant» ed è la trama intessuta di un viaggio che da Washington Dc attraversa l’India per arrivare a Bergamo. E da qui in tutto il mondo. È la nuova boutique collection lanciata da Alice Peretti, classe 1982, bergamasca, residente a Washington DC ormai da due anni e dall’amica milanese Alida Merlini.

Un’avventura esclusivamente e-commerce, almeno per ora, che ha messo insieme la creatività di due amiche dallo spirito nomade, la massima qualità dei tessuti realizzati in India e il know-how interamente bergamasco per la produzione. «Ho seguito per diverso tempo la nascita e l’evoluzione di piccoli marchi indipendenti americani di moda e accessori per capire meglio le richieste del mercato e interpretarne le tendenze– spiega Alice –. E poi confezionarmi gli abiti da sola è sempre stata una mia passione, perché il più delle volte quello che trovo nei negozi non mi piace». E così nasce «Free Chant»: «Una linea comoda dal taglio semplice. Preziosa, nel senso di importante perché ogni pezzo è custode di una storia che avrei sempre voglia di raccontare e che continua tutte le volte in cui un nostro abito viene indossato».

Alice Peretti, seduta, e Alida Merlini

Alice Peretti, seduta, e Alida Merlini

Da viaggiatrice appassionata prende dell’India lo spirito senza eguali e l’incredibile scenario di colori: «Ci sono stata nel 2010 e me lo sentivo che, prima o poi, quell’esperienza mi avrebbe portato a qualcosa di nuovo. Ee proprio durante una cena indiana con Alida che era venuta a trovarmi a Washington ci è venuta l’idea, alla quale abbiamo lavorato duramente per un anno. Il nome è nato così, mi sono svegliata una mattina e ce l’avevo in testa. “Free Chant” che tradotto in italiano – canto libero – fa subito venire in mente la canzone di Lucio Battisti –sorride–. Per la prima collezione in ogni capo abbiamo abbinato due tessuti completamente naturali di altissima qualità, prodotti in due diverse regioni dell’India. A Bagru, in Rajasthan dove il tessuto organico viene colorato con metodi tradizionali e il nostro disegno è riprodotto con uno stampo scolpito a mano nel legno. E nel Madhya Pradesh dove la comunità locale che si dedica da tempo alla tessitura al telaio ha aperto una scuola per insegnare ai ragazzi a usare quest’arte in modo professionale. Si potrebbero definire dei pezzi unici, che prendono vita nel momento in cui noi li disegniamo. Tutta la produzione parte da lì, prima non esiste nulla. Quando il materiale arriva a Bergamo, ha già in sé una lunga storia, che poi si arricchisce della sapienza delle nostre aziende bergamasche. La collaborazione con la Linea M di Covo ci ha davvero garantito un livello eccellente. Non volevamo rinunciare al made in Italy e Bergamo ha dimostrato tutta la sua competenza e professionalità».

Una produzione scandita da ritmi non lenti, ma «umani» perché «dalla scelta dei tessuti alla realizzazione completa passano anche quattro mesi – aggiunge– ed è anche questo è il bello: la valorizzazione del lavoro artigianale, che rispetta l’uomo e l’ambiente ed è per questo impagabile».

«Free Chant» ha aperto la sua vetrina online a luglio e ha già mosso i primi passi importanti. «Io e Alida ci siamo trovate in sintonia perfetta e abbiamo messo a frutto le competenze acquisite con il nostro lavoro in grandi aziende. Devo dire che abbiamo già riscosso un buon interesse da parte della stampa di settore americana e abbiamo un’attività intensa sui profili social, come Facebook, Instagram e Pinterest. La cosa divertente è che spesso, qui a Washington, le persone sono meno formali e non ci pensano due volte a fermarti per strada per chiederti dove hai comprato il vestito che indossi. Quando vado al supermercato con la mia tuta giallo sole firmata “Free Chant” non riescono a non fermarmi per sapere da dove arriva».

Alice Peretti ha senza dubbio una carica energetica rara, non esplosiva perché misurata, ma comunque intensa. Sa farla arrivare fino a te anche se è la prima volta che le parli attraverso la rete con sei ore di fuso orario di mezzo.

Dopo la laurea in Lettere moderne all’Università Cattolica di Milano, segue la sua passione per gli States e vola prima a New York e poi a Washington dove insegna italiano nelle università. Tornata in Italia lavora per tre anni nella divisione di letteratura straniera della Rizzoli, ma l’amore la porta di nuovo a Washington dove oggi vive con suo marito e il loro piccolo bimbo di un anno.

Oltre all’impegno quotidiano da mamma e alla sua nuova avventura imprenditoriale Alice non ha mai abbandonato la sua passione per la lettura. «Cerco di non far mai passare un giorno tra un libro e l’altro, la lettura è il viaggio della mente. Un viaggio che costa anche poco». E nemmeno il suo lavoro di traduttrice, dodici romanzi tradotti negli ultimi due anni.

«È affascinante entrare dentro la mente dell’autore, leggere in profondità, farsi trasportare dal suo flusso creativo». E da amante degli Stati Uniti sorride mentre racconta che in verità non crede al mito del sogno americano. «Quello vale solo per loro, qui da straniero non hai vita facile. Al contrario di noi italiani, gli americani parlano sempre bene di loro stessi. E alla fine diventiamo ciò che crediamo di essere».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo». Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].


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