«Io bergamasca alle Maldive
manager a piedi nudi»

Da Gorle all’isoletta di Gangehi nell’Oceano Indiano. Raffaella Colleoni, 42 anni, dirige un resort esclusivo di 45 camere con uno staff di cento persone.

«Io bergamasca alle Maldive manager a piedi nudi»

Nella vita fa la manager, ma non di quelle con valigetta 24 ore e borsa di Louis Vuitton, tailleur scuro e tacchi a spillo. La sua divisa d’ordinanza è un leggero abito di lino chiaro e ai piedi di solito non porta neppure le infradito. «Mi muovo a piedi scalzi» racconta ridendo durante un precario collegamento Skype. Niente auto sportiva con chauffeur fuori dall’ufficio ma solo un «dhoni», una tipica imbarcazione dei pescatori, per spostarsi da un posto all’altro. O al massimo l’idrovolante per i viaggi più lunghi.

Raffaella Colleoni – il cognome è una garanzia delle origini bergamasche – da sei anni vive e lavora alle Maldive, nell’atollo di Ari Nord, sull’isoletta di Gangehi, nel bel mezzo dell’Oceano Indiano. È una delle più distanti persino dalla capitale Malè e ci si arriva solo in barca e idrovolante, protetta com’è dalla grande barriera corallina. Raffaella è di fatto il «governatore» dell’isola, incaricata dai proprietari svizzeri di gestire e promuovere l’albergo di 45 camere da sogno.

«Sono approdata qui sei anni fa con il tour operator Best Tours: portavo la clientela italiana su questa piccola isola. Poi dopo qualche anno la proprietà svizzera mi ha chiesto di passare dall’altra parte e di diventare la manager del resort». Di fatto Gangehi è un isola-albergo di poche decine di camere in legno e paglia, arredate con gusto e dotate di ogni confort, immerse nelle palme o poggiate in riva al mare, sospese sopra un’acqua cristallina e una sabbia bianca come l’avorio. «Funziona così – spiega Raffaella –: il governo maldiviano dà in affitto le isole e chi ne diventa locatario cerca di farle rendere aprendo delle strutture alberghiere che devono rispettare però regole molto ferree di tutela dell’habitat naturale. Io dirigo uno staff di un centinaio di persone per ospitare altrettanti turisti ogni settimana. Controllo e supervisiono la dispensa, la desalinizzazione dell’acqua, lo smaltimento dei rifiuti, lo sdoganamento delle merci, oltre a occuparmi della promozione dell’albergo prendendo contatti con tour operator europei e internazionali».

Insomma anche su un’isola di 200 metri per 150 metri lo stress non manca, come per ogni manager che si rispetti. «Vivere in un paradiso terrestre – racconta – non è facile: nel tempo libero puoi nuotare, e ancora nuotare, e poi ancora nuotare, oppure leggere qualche libro. Ora Internet aiuta molto a tenersi in contatto con il mondo, sapere cosa accade, ma anche poter sentire più di frequente i propri cari».

«D’altro canto adoro il silenzio di questo posto – spiega –, le notti di stelle e di luna senza luci artificiali, la quiete del mare attraversato solo da qualche barca, e il sole. Anche se io non sono mai abbronzata: il lavoro qui è molto, non solo per coordinare lo staff, ma soprattutto per rendere il soggiorno indimenticabile per i nostri ospiti».

Raffaella oggi ha 42 anni ma la passione per il turismo e per i viaggi è iniziata molto presto, dai banchi del liceo linguistico Manzoni di Bergamo. Poi ha proseguito la formazione all’Istituto superiore di studi turistici a Milano e ha iniziato a lavorare all’agenzia viaggi Goggi Time in centro. Da lì i tour con Zani Viaggi e poi i viaggi incentive e meeting per i dirigenti di varie aziende nazionali. «Con il tour operator Best Tours però ho conosciuto il mondo, soprattutto ho viaggiato molto in Africa, Caraibi e nei Paesi arabi, dalla Siria alla Libia. Ho imparato un po’ di arabo che mi aiuta anche qui dove la popolazione locale è musulmana» racconta.

L’isola di Raffaella è speciale: per chi lo desidera è possibile persino dire sì sulla spiaggia. «Certo – sorride –: vengono celebrati matrimoni a ritmo di “boduberu”, la musica del posto. E per chi lo desidera invece c’è persino la cerimonia sott’acqua. La richiesta è sempre alta. I nostri turisti sono per lo più coppie europee e si fermano in media una o due settimane ma ora stiamo avendo nuove richieste dalla Cina, per esempio. Questo comporta per me venire incontro a nuove esigenze: per esempio i cinesi amano cambiare sempre stanza per fare esperienze diverse ogni sera».

Lo staff invece è in gran parte maldiviano, come impone la regola del governo locale per dare opportunità di lavoro alla popolazione del posto, un 10% è europeo e il restante è bengalese, indiano e cingalese. «Lavorare con gente di vari Paesi aiuta a togliersi molti pregiudizi e a capire che spesso ciò che provano le persone è molto simile, anche se declinato in usi e costumi diversi. Per esempio nel mio staff molti, come me, sentono nostalgia della famiglia lontana o lavorano per mantenere gli studi dei figli» spiega.

Proprio per far conoscere la popolazione locale e i suoi costumi Raffaella sta lanciando un nuovo progetto questa volta come partner della proprietà svizzera: un eco-hotel su un’isola più grande e popolosa, sempre di grande fascino e charme, ma allo stesso tempo attento a promuovere la conoscenza della natura con laboratori di biologia marina, e l’incontro con la popolazione locale, i prodotti tipici e la cultura. «È adatto a chi cerca relax e luoghi unici ma anche la possibilità di immergersi in una vacanza per conoscere il posto» dice entusiasta e pronta al taglio del nastro di questa nuova avventura in calendario per il 22 novembre.

«Sono su un’isoletta – dice – ma non sto mai ferma». E di quando in quando torna anche a Bergamo, a Gorle dove vivono i suoi genitori e il fratello con la famiglia. «Rientro sempre quando vado alle fiere europee: la tappa obbligata è Bergamo, la polenta e coniglio della mamma e un giro in moto, la mia passione nel garage. Il rientro è sempre choccante: le auto, l’asfalto, i rumori, però poi compare il profilo di Città Alta dall’autostrada e mi sento subito a casa».

A tornare per ora non ci pensa. «Non so, dai maldiviani ho imparato a vivere la bellezza di ogni giorno, il futuro verrà, inshallah!».

IL PROGETTO

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della Comunità Bergamasca. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire basta scrivere a: [email protected].

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