«Libertà d’esprimersi e ottimismo Per questo i giovani scelgono l’Australia»

«Libertà d’esprimersi e ottimismo
Per questo i giovani scelgono l’Australia»

Antonino Nielfi è tutor in Storia del design a Canberra. È partito 5 anni fa dopo gli studi umanistici a Bergamo. Ha fondato un portale per i coetanei italiani emigrati.

È un momento di grandi cambiamenti per Antonino Nielfi, 29 anni, originario di Azzano San Paolo che da cinque anni vive in Australia. Ha appena ottenuto due incarichi presso la University of Canberra, come Research Assistant e Curator presso il Centre for Creative and Cultural Research, e come Tutor in Storia del Design. A maggio si è sposato con Jacinda, una giovane australiana conosciuta nel 2010. Tra il viaggio di nozze e i preparativi per il nuovo incarico che partirà ad agosto, il fuso orario non proprio favorevole e i formati delle fotografie che non quadrano, nasce questa intervista tutta via mail.

In Australia, solo l’anno scorso, sono emigrati 25 mila giovani italiani con un visto temporaneo di studio e di lavoro mentre sono circa un milione gli italiani che vivono nel continente australe. La nuova generazione di migranti si muove con obiettivi e finalità differenti rispetto alla prima ondata di migranti del secondo dopo guerra. Terra di surfisti, di ampi spazi naturali, luogo multietnico ed effervescente dal punto di vista culturale, quello che attira di più del più giovane dei continenti del pianeta è soprattutto il fatto che si respira un’aria di ottimismo, la capacità di vivere il futuro come opportunità, a differenza di un’Italia, bella e ammirata ovunque, ma ingabbiata nello sport più praticato, quello della polemica e della lamentela, e poco incline a rischiare, a rinnovarsi non solo generazionalmente.

Antonino Nielfi, studi al liceo classico vescovile Sant’Alessandro di Bergamo, laurea con lode in Scienze umanistiche all’Università degli studi di Bergamo, è poi volato nel 2010 a Melbourne in Australia per un dottorato in Storia dell’Arte alla University of Melbourne e lì si è fermato. Ha curato, in collaborazione con l’Ambasciata italiana a Melbourne, il progetto preliminare per una mostra sul futurismo italiano (con collaborazioni con importanti musei italiani e noti marchi come la Fiat) e ha creato insieme ad altri giovani il portale Nomit nel 2013 per dare ai giovani italiani che intendono trasferirsi in Australia tutte le dritte su documenti, viaggio, sistemazioni, studi, possibilità lavorative o imprenditoriali ma anche per far conoscere a Melbourne la cultura italiana. Per mantenersi agli studi ha dato lezioni d’italiano e ha poi proseguito la carriera accademica come tutor in università. Ma la sua storia è solo all’inizio. La sua passione resta l’arte e il design, il desiderio di far conoscere la bellezza italiana e magari anche, prima o poi, l’efficienza e la credibilità del nostro Paese.

Che cosa ti ha spinto a partire?

«La voglia di cambiare aria e di allontanarmi dal pessimismo imperante in Italia e da cui ero circondato ovunque. Non vedevo possibilità per me».

Perché hai scelto l’Australia?

«Nel 2010 ero riuscito ad auto organizzarmi un tirocinio come assistente di italiano in due scuole superiori a Melbourne. Volevo tentare una strada diversa dalle solite in Europa o in America».

Ritieni che la preparazione e le basi che hai ricevuto in Italia ti siano state utili?

«Certamente, la mia preparazione liceale e universitaria si sono rivelate assai utili in università, in quanto mi hanno dato solide basi per la mia avventura nel dottorato che sto svolgendo».

Da quanto tempo vivi a Melbourne?

«Ho vissuto a Melbourne per tre anni, e mi sono trasferito a gennaio 2015 a Canberra, seguendo mia moglie che ha iniziato un dottorato. Ora sto completando il mio dottorato da qui, sto curando un expo che si terrà presso il Creative Hub della University of Canberra a fine luglio, (mobilemakers.com.au)».

Qual è la cosa più bella a oggi di questa esperienza? E la più brutta?

«Tra le cose belle sicuramente la libertà di movimento (lavorativamente e creativamente parlando), l’ottimismo generale degli australiani, l’efficienza del sistema governativo. Tra le cose brutte sicuramente la lontananza dalla famiglia e la nostalgia dell’Italia».

Come mai l’Australia ha questo appeal soprattutto per i giovani?

«Tanti giovani si spostano qui perché vedono in questo Paese tante opportunità e soprattutto ottimismo e libertà di esprimersi, che purtroppo non vedono in Italia. Va anche detto però che molti giovani arrivano qui con aspettative troppo alte, in termini di stipendio, facilità di occupazione, eccetera. E in molti rimangono delusi. Si tratta pur sempre di un Paese straniero, lontano e fuori dall’Europa. Le difficoltà sono molte».

Ci sono molti italiani/bergamaschi lì che tu conosci?

«Non ho incontrato bergamaschi, ma ho conosciuto tanti ragazzi italiani, con alcuni dei quali ho fondato Nomit nel 2013».

Che cos’è Nomit? Di che cosa si occupa?

«Nomit (Network of Melbourne and Italy) è un’associazione di giovani italiani nata con lo scopo di aiutare i propri connazionali a orientarsi e integrarsi nella comunità di Melbourne. In collaborazione con il Consolato italiano a Melbourne e l’Ambasciata italiana a Canberra abbiamo sviluppato una serie di attività di servizio e orientamento per i giovani italiani che decidono di partire per l’Australia ma anche una serie di attività qui per far conoscere e apprezzare la cultura italiana, per stimolare un dibattito sull’Italia e la sua situazione socio-politica. Per chi fosse interessato basta cliccare su www.nomit.com, il sito Internet che aiuta a chiarire meglio tutte le nostre attività».

In prospettiva pensi di fermarti lì o di viaggiare o di rientrare?

«Al momento la prospettiva è quella di rimanere, ho recentemente fatto domanda per un visto permanente e in futuro farò domanda per la cittadinanza. Tornerò in Italia per vedere la famiglia, ma non vedo opportunità lavorative concrete per ora. Nel 2010 ho conosciuto Jacinda, una ragazza australiana, durante il mio primo soggiorno qui. A maggio ci siamo sposati e vogliamo proseguire qui la nostra esperienza di vita professionale e famigliare per il momento».

Che cosa vuol dire per te portare la cultura italiana nel mondo?

«Valorizzare il nostro patrimonio culturale e storico, antico e recente, non solo per gli stranieri, ma anche e soprattutto per gli italiani stessi che hanno lasciato la Penisola ( mi riferisco alle prime e seconde generazioni di migranti dal Belpaese)».

L’Italia, e Milano, sta vivendo un appuntamento internazionale come Expo 2015: che aspettative hai? Su che cosa si dovrebbe puntare secondo te per valorizzare il nostro Paese all’estero? Se ne parla in Australia?

«Credo sia un’opportunità fondamentale per mostrare il meglio che l’Italia produce in termini di creatività, innovazione e stile. Credo che dovrebbe puntare sul rilancio del nostro Paese come sistema efficiente, più che come Paese “artigiano”. Il che significa che accanto al Made in Italy e al buon cibo (per i quali siamo soprattutto conosciuti, cosa che può essere positiva ma anche riduttiva), dovremmo mostrare un uso sensibile (e onesto) dei finanziamenti e delle risorse per realizzare l’evento. Dell’Expo se ne parla abbastanza qui, ma solo nella sezione “estero”, non credo che molti australiani ne siano al corrente ed è un’occasione persa».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo». Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a bergamosenzaconfini@ecodibergamo.it o cliccate qui.


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