Nuova vita a 50 anni Judo in Brasile

Nuova vita a 50 anni
Judo in Brasile

A 50 anni si può cambiare vita, lavoro e magari anche Paese? La miglior risposta a questa domanda è la storia di Pierattilio Maino, bergamasco oggi 63enne che il 24 dicembre 1999 ha ottenuto il visto permanente per vivere vicino a Fortaleza, in Brasile, dopo mezzo secolo trascorso in Bergamasca, dove era operaio specializzato.

Lì ha avviato una propria impresa di foto-ceramiche funerarie che oggi è leader in 16 Stati federali e si è sposato con Verônica, brasiliana di Fortaleza. Insieme hanno adottato un bimbo, Thiago, che era stato abbandonato dopo un giorno di vita, nelle periferie della città sudamericana. L’unica costante della vita di Pierattilio è la passione per le arti marziali e in particolare per il judo, di cui oggi ha raggiunto sia per la Federazione italiana sia per quella brasiliana il 6° dan.

A spingerlo a partire una certa disillusione verso il nostro Paese e le possibilità che offre («già allora mi sembrava di stare a bordo di un Titanic che stava per affondare» racconta), ma anche il desiderio di affrontare sempre, a ogni età, la vita come una sfida con se stessi e con il mondo a cui non cedere e allo stesso tempo da assecondare per contrattaccare, esattamente come avviene su un tatami durante un incontro di judo.

Pierattilio Maino, con la sua famiglia: Verônica, la moglie, e Thiago, il figlio

Pierattilio Maino, con la sua famiglia: Verônica, la moglie, e Thiago, il figlio

«Probabilmente – racconta Pierattilio – il fatto di essermi buttato in un’avventura di questo genere fa parte del mio Dna. Sono partito – a 50 anni – anche se a Bergamo non stavo affatto male. Lavoravo ormai da tanti anni: nel 1974 avevo già assolto il servizio militare e con un diploma di perito industriale meccanico sui banchi dei corsi serali dell’Esperia sono diventato capo officina in una Grassobbio campagnola e deserta, agli albori del boom industriale. Grazie alla mia passione per il judo poi in Bergamasca avevo all’attivo parecchi corsi sparsi in varie sedi e in scuole pubbliche e una tessera da pubblicista all’Ordine dei giornalisti Lombardia per scrivere di arti marziali su vari media locali».

In Brasile, prima del 1999, c’era stato come molti per una serie di viaggi esplorativi fino alla scelta di avviare una propria impresa proprio nel gigante sudamericano. «A quasi 50 anni – dice –, spesi tra varie esperienze lavorative e di vita, si può avere la mente abbastanza lucida per capire di stare a bordo di un Titanic che sta andando incontro a un impatto mortale, e quello che è avvenuto negli ultimi 15 anni in Italia mi dà perfettamente ragione: uno sfacelo totale a livello imprenditoriale, economico, ma soprattutto morale e politico».

Per il nuovo corso di vita in Brasile, Pierattilio Maino ha attinto a tutte le sue capacità tecniche ma soprattutto di intraprendenza e creatività. «Ho aperto un piccolo laboratorio per la produzione di foto-ceramiche funerarie, una scelta molto azzardata – ricorda – ma senza dubbio centrata dal punto di vista commerciale e con un nome decisamente emblematico: “Padanflash” in perfetto stile orobico. I primi macchinari erano prodotti e comprati proprio alla Dks di Castel Rozzone».

«Fortaleza era la città di residenza delle mia futura sposa, Verônica, e nello stesso tempo la capitale economica e commerciale di tutto il Nord Est brasiliano – spiega –: decisi però di comprare casa a Cumbuco, un paesino in riva al mare a 30 chilometri dalla capitale. In un mesetto ottenni tutti i permessi per aprire il laboratorio».

«Certo qui non erano abituati a lavorare con la velocità, la precisione, la dedizione e la costanza dei bergamaschi – spiega – e questo mi è stato di grandissimo vantaggio. Più problematico all’inizio è stato trovare “nuovi clienti” in un’area geografica dalle proporzioni immense. Ricordo che viaggiavo di notte sulle corriere da una città all’altra e in aereo per le distanze più lunghe. Avevo adottato questa tecnica per riuscire a scovare nuovi clienti: facevo una visita al cimitero principale e mi proponevo come un “compratore” e non come un venditore. La “Padanflash” allora era sconosciuta e nessuno si fidava a lasciarmi in mano la foto del “querido falecido”, del congiunto appena passato a miglior vita. Attaccavo bottone con la storia di una mia zia morta appena un mese prima e sepolta in quel cimitero e chiedevo dove si poteva comprare una foto su porcellana a colori. Dicevo che ero pronto a pagare qualsiasi prezzo purché fosse la più bella sul mercato. A quel punto mostravo, sfilandole dal taschino, le mie di fattura italiana e chiedevo se ce n’erano in Brasile che le eguagliavano. Tutti restavano stupiti e la situazione si ribaltava: erano loro a chiedermi i pezzi del mio campionario. Diventai una leggenda in 16 Stati federali. Oggi naturalmente non sarebbe più così facile: dopo la “Padanflash” altre e più rinomate imprese brasiliane, specialmente nel Sud, si sono aggiornate con macchinari e moderne tecnologie. Nel frattempo l’impresa si è ampliata: ho aperto un negozio nel centro di Fortaleza che segue Verônica, ma la maggior parte degli ordini viene evasa con un pacco per contrassegno, da Manaus in Amazzonia fino a Cuiabá nel Mato Grosso passando per la capitale Brasilia. A Brasilia, posso dire con un certo orgoglio, siamo i maggiori e migliori fornitori di tutti i cimiteri pubblici».

Cambiare vita a 50 anni si può, eccome, per Pierattilio, tanto che la sua esperienza è stata anche «contagiosa». «Ho accolto, in questi anni, tanti amici bergamaschi come ospiti in casa nostra – spiega Maino –: nel 2003 però è passato di qui per un po’ di vacanza un giovane artigiano edile, Giuseppe Pesenti. Mi confidò la sua amarezza per il lavoro in crisi e soprattutto perché molti in Italia hanno preso il brutto vizio di non pagare il lavoro fatto. Su due piedi gli butto lì una proposta: diventare socio della “Padanflash” e trasferirsi in Brasile. Lui ci dorme una notte ed è fatta: torna a Bergamo, vende tutto, chiude la piccola ditta e in breve tempo diventa tecnico di laboratorio addetto al collaggio delle pellicole, e poi al più delicato compito di dipingere l’oro sul bordo delle porcellane. Ai brasiliani piace molto… E poi ancora si occupa di contabilità minuta e di tutto il settore spedizioni. Io invece mi sono perfezionato nelle tecniche di Photoshop e restauro delle foto».

Naturalmente però Pierattilio Maino ha continuato a coltivare la sua passione per il judo anche in Brasile: dal 2000 al 2004 ha avuto l’incarico di allenare il settore giovanile della Federazione cearense judo. «È stata un’esperienza magnifica, ricca di soddisfazioni e risultati conquistati sul tatami del Brasile che mi sono valsi la promozione al 6° dan, alto grado che la Federazione italiana mi ha assegnato poco dopo».

Maino ricorda i primi passi nelle arti marziali.«Iniziai a praticare judo nel 1974 nella palestra Coral del maestro Battista Fratus. Nel 1979, dopo un corso federale di quattro mesi a Roma, diventai istruttore 1º dan: ho insegnato in tantissimi dojo in cittá e in provincia, Il judo è diventato così la mia principale professione e stile di vita: nel 1987 ho vinto la 1ª gara di Nage-No-Kata (forme delle proiezioni) della storia federale (Monza 1984) e nel 1995 finisco anche al secondo gradino del podio (categoria 75 chili) al 1º Campionato italiano master ufficiale».

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