Balzac
il computer

Nelle scorse settimane si sono letti molti articoli sul computer che ha battuto un umano nel gioco del “go”. Non un umano qualunque: il campione assoluto di “go”, che è un gioco da tavolo orientale, simile agli scacchi ma più complicato ancora. Basti pensare che il pedone, oltre a muoversi avanti, indietro e in diagonale, parla quattro lingue e canta arie del “Falstaff”.

Balzac il computer

È una notizia, questa della sfida tra uomo e computer a “go”, ma non c’è sorpresa nel fatto che il secondo abbia prevalso. Il “go” è basato su una serie molto grande di combinazioni, mosse e contromosse che dispiegano una gamma di possibili conseguenze: non è difficile immaginare che la capacità di calcolo del computer possa imporsi.

Ora, però, giunge una notizia nuova: un computer ha scritto, da solo, un romanzo e lo ha sottoposto alla giuria di un concorso letterario giapponese. Il romanzo non ha vinto, ma ha superato la selezione ottenendo giudizi lusinghieri. Si intitola “Il giorno in cui un computer scrive un romanzo” e finisce così: “Mi contorcevo per la gioia, sentimento che provavo per la prima volta, e continuavo a scrivere con eccitazione. Il giorno in cui il computer scrive un romanzo. Il computer, anteponendo la ricerca della propria gioia, smise di lavorare per gli umani”. Non proprio Joyce o Balzac, ma neanche tanto male.

Nonostante la sorpresa per questa notizia, sono convinto che non ci attende affatto un futuro in cui, anche in libreria, dovremo scegliere tra prodotti Apple o Samsung: dietro le storie resteranno gli umani. Lo dice lo stesso computer-scrittore: raccontare è una gioia. Dunque, figuriamoci se vorremo privarcene. Dovremmo invece preoccuparci di un altro fenomeno: nella scrittura come in altri campi, gli uomini tendono oggi a emulare i computer, ovvero modellare se stessi a imitazione di un dispositivo multifunzionale, capace di tante operazioni purché tutte superficiali, mai sottoposte ad approfondimento etico o intellettuale. Se le nostre vite sono così, allora sarà giusto che a raccontarle siano i computer.

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